Etica pro-sociale nella Stregoneria Tradizionale e nelle rimanenze pagane in epoca cristiana

etica prosociale

Spesso, pensando alla Stregoneria Tradizionale – cioè alla religione di epoca medievale e della prima età moderna incentrata sul Corteo delle Dominae Nocturnae, sul Sabba e sulle rimanenze pagane in epoca cristiana – si crede che non avesse etica o, ancora peggio, fosse dominata da un’etica di egoismo e cattiveria gratuita.

In realtà, tutto questo ha poco senso se ci caliamo nel contesto storico: in che epoca infatti si sviluppa la Stregoneria Tradizionale? Nel medioevo, il periodo più cristiano di tutti.
E se al giorno d’oggi troviamo pagani influenzati ancora dall’etica cristiana, come possiamo pensare che in pieno medioevo vi fosse una differenza di etica così netta tra cristiani e pagani?

Pensiamo davvero che una fede che si sviluppa internamente a una società cristiana non sia minimamente influenzata dall’etica imperante al tempo?

Quando parliamo di Stregoneria Tradizionale, infatti, dobbiamo fare attenzione a non scambiare quest’ultima per il gentilismo (paganesimo pre-cristiano).
Non stiamo parlando di paganesimo pre-cristiano intoccato dal cristianesimo, ma di rimanenze di paganesimo in un periodo completamente cristianizzato.

L’etica cristiana è stata quindi sicuramente un minimo assorbita, anche perché il paganesimo pre-cristiano (soprattutto quello romano) spesso era più ortoprassi che ortodossia.

Se guardiamo alle fiabe tradizionali (ad esempio Dama Holle, che ha come focus proprio una Domina Nocturna venerata dalle streghe, Holda) si nota infatti che la protagonista viene premiata quando aiuta sconosciuti o è ospitale. È evidente quindi che questo stesso spirito di solidarietà abbia caratterizzato l’etica anche di quei pagani in epoca cristiana.

Similmente, gli egoisti, coloro che non sono ospitali e non aiutano gli altri, assieme ai pigri e ai lavativi, vengono puniti. Leggiamo direttamente da Madama Holle dei Fratelli Grimm:

“Quando la madre udì come si fosse guadagnata quella gran ricchezza, volle procurare la stessa fortuna all’altra figlia brutta e pigra. Anch’essa dovette sedersi accanto alla fonte e filare; e, per insanguinare la conocchia, si punse le dita cacciando la mano fra i rovi. Poi buttò la conocchia nella fonte e ci saltò dentro anche lei. Si trovò, come la sorella, sul bel prato, e seguì il medesimo sentiero. Quando giunse al forno, il pane gridò di nuovo: “Ah, tirami fuori, tirami fuori, se no brucio! Sono cotto da un pezzo!” Ma la pigrona rispose: “Come se avessi voglia di insudiciarmi!” e proseguì. Poi giunse al melo che gridò: “Ah, scuotimi, scuotimi! Noi mele siamo tutte mature!” Ma ella rispose: “Per l’appunto: potrebbe cadermene una in testa!” e proseguì per la sua strada. Quando giunse davanti alla casa di Madama Holle, non ebbe paura perché‚ già sapeva dei suoi dentoni, ed entrò subito a servizio da lei. Il primo giorno si sforzò di essere diligente, e obbedì a Madama Holle se questa le diceva qualcosa, perché‚ pensava a tutto l’oro che le avrebbe regalato; ma il secondo giorno incominciò già a poltrire e il terzo ancora di più: non voleva più alzarsi la mattina, faceva male il letto di Madama Holle e non lo scuoteva bene da far volare le piume. Madama Holle se ne stancò presto e la licenziò. La ragazza era ben contenta perché‚ si aspettava la pioggia d’oro. Madama Holle condusse anche lei al portone ma, quando la ragazza fu là sotto, invece dell’oro le rovesciò addosso un gran paiolo di pece. “Questo è il ringraziamento per i tuoi servigi,” disse Madama Holle, e chiuse il portone. Allora la pigrona arrivò a casa tutta coperta di pece e non riuscì più a liberarsene per tutta la vita. E il gallo sul pozzo, al vederla, gridò:
“Chicchirichì!
La nostra bimba sporca è ancora qui!”
E la pece le resto attaccata addosso e non volle andarsene finche visse.”

Considerando che Dama Holle è Holda, una delle Dee che passavano con il loro corteo di casa in casa durante le Dodici Notti, questo monito sembra essere molto significativo.
Questa è infatti l’etica che i racconti in suo onore ci riportano.

“E il Cacciatore Furioso? E la Processione dei Morti?”, obietterà qualcuno.

La Caccia Selvaggia è ovviamente furente e brutale, ma il principio di base è un altro: non è che se sei meno gentile con gli altri ti investe di meno o di più.

Semplicemente vederla è presagio di dover morire, tutto qui. Ma andando a vedere ad esempio la prima attestazione medievale della Caccia Selvaggia, quella che Orderico Vitale descrive nella sua Historia Ecclesiastica, addirittura i membri della Processione dei Morti lo invitano a non peccare.

Tutto ciò si spiega molto facilmente.
A livello storico abbiamo due spinte contrastanti, una quella cristianizzante, che spingeva a cristianizzare le rimanenze pagane, e una demonizzante che spingeva a vedere le rimanenze pagane come demoniache e malvagie.
Questo ha portato i cortei ad essere ambigui, potevano portare benedizioni e fortuna come nel corteo di Abundia o la Perchta se ti trovava sulla sua strada ti poteva togliere una costola e sostituirtela con una di legno.

All’interno di questa ambiguità però esistono le persone.
E le persone, per sopravvivere, devono fidarsi l’una dell’altra.
Il corteo e le sue usanze sono sopravvissuti proprio per la loro funzione pro-sociale: se si diffonde l’uso di pulire e ordinare casa, beh ciò migliora la condizione di vita di chi lo fa.
Stessa cosa l’aiuto reciproco evidenziato nel racconto di Dama Holle.
Al tempo stesso la riverenza verso i defunti che ispirano i terribili racconti della Processione dei Morti permettono di evitare rancori e faide di sangue tra famiglie, il che significa non fare fuori mezzo villaggio perché uno del clan A ha parlato male del padre morto di un membro del clan B.

Un culto puramente anti-sociale non avrebbe avuto alcuna possibilità di esistere, perché avrebbe minato la coesistenza tra le persone e avrebbe peggiorato la loro qualità di vita.

È dunque evidente che l’etica anche interna alle rimanenze pagane non potesse essere completamente anti-sociale.
Evolutivamente non avrebbe avuto alcun senso, avrebbe minato la sopravvivenza della specie e sarebbe stata soppiantata nel giro di due giorni, dato che rimpiazzarla avrebbe migliorato la qualità di vita della gente.

L’idea quindi di una completa differenziazione con il cristianesimo e la sua etica è storicamente impossibile.
Molto semplicemente perché non esisteva un’etica pagana nel mondo romano (salvo forse il mos maiorum che però venne soppiantato dall’etica cristiana fin dai primi imperatori cristiani).
La religio romana è ortoprassi: puoi credere quello che vuoi, basta che fai il rito così e cosà. Questa è la religio. Poi ci sono etica, stile di vita, ecc. che il gentile (pagano pre-cristiano) prendeva dalla filosofia. E vi erano numerose scuole filosofiche: pitagorica o neopitagorica, platonica o neoplatonica, stoica, cinica, epicurea, e così via. Anche il mos maiorum si inserisce in questo discorso, visto che si va a legare, nel mondo romano, alla filosofia stoica, considerata l’enorme somiglianza tra i due sistemi.

Con la chiusura dell’Accademia da parte dei cristiani, però, la filosofia non esistette più se non quella che diceva mamma Chiesa.

E allora le persone per caso smisero di aver bisogno dell’etica? No. E il paganesimo che etica dava loro? Nessuna, visto che era ortoprassi.

È evidente quindi che essendoci solo l’etica cristiana le rimanenze pagane abbiano assorbito quella, o abbiano assorbito l’etica anti-cristiana dello spauracchio satanista che la chiesa usava come baubau.
Queste erano le uniche due alternative.

È però altresì evidente che una società non possa reggersi su principi anti-sociali, perché altrimenti crolla. È quindi internamente a questa ambiguità che il paganesimo in età cristiana si colloca.
Perché altro non c’era.
Sono rimasti i riti, le leggende, non è mica rimasto il filosofo neoplatonico che ci parla delle enneadi o dell’Uno!

L’idea di una completa anti-socialità è quindi inattuabile perché distrugge la società, e l’idea di un’etica pagana precedente è antistorica visto che non ci sono stati i presupposti perché sopravvivesse.
Possiamo notare dunque come il paganesimo medievale si reggesse sull’ambiguità tra etica cristiana (spinta cristianizzante) ed etica anti-cristiana (spinta demonizzante).

La spinta demonizzante non poteva essere totale: se il tuo vicino ti ammazza il cane e tu ammazzi il vicino e suo padre ammazza te e tuo padre ammazza suo padre e suo zio ammazza tuo padre, dopo quanti giorni il villaggio cessa di esistere?

Per concludere, dunque, è falso che la Stregoneria Tradizionale non avesse un’etica: i racconti tradizionali stessi ce la tramandano.
E’ però vero che, considerata la spinta demonizzante, quest’etica poteva talvolta essere più tollerante nei confronti di azioni altrimenti definite malvagie. D’altra parte, quanto questa spinta demonizzante si fosse realmente applicata e quanto la sua applicazione fosse soltanto una diffamazione ad opera dei nostri avversari non ci è dato sapere.

Nel dubbio, meglio essere persone civili per evitare che anche al nostro passaggio il gallo gridi: “Chicchirichì, la nostra bimba sporca è ancora qui”!

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