Commento all’Aradia o il Vangelo delle Streghe (II): Diana, Lucifero e Aradia

apollo diana kiss

Questo è il Vangelo delle Streghe:

Diana amava molto suo fratello Lucifero, il dio del Sole e della Luna, il dio della Luce (Splendor), che era molto orgoglioso della sua bellezza e che per il suo orgoglio fu scacciato dal Paradiso.

Lucifero (o Splendor) nel testo è il fratello di Diana ed è il Dio del Sole e della Luce.
Ovviamente questo vuol dire che nell’“Aradia” Lucifero è il nome corrotto di Apollo, Dio del Sole e della Luce fratello di Diana della Religione Romana.

Oltre a ciò, nel mito che stiamo leggendo, che è un mito cosmologico, Diana rappresenta l’equivalente della Prakṛti vedica, mentre Lucifero rappresenta l’equivalente del Puruṣa.

La Prakriti, secondo la filosofia indiana del Samkhya, è l’Energia Cosmica Materiale, la materia inerte primordiale, l’essenza di tutta la natura materiale ed è il campo di potenziale per il Purusha. E’ il Macrocosmo.

Il Purusha, invece, è l’anima o la luce della pura consapevolezza, è l’Energia Cosmica Spirituale, la coscienza universale impassibile ed immutabile, il Sè che è presente in ogni essere materiale. E’ la scintilla divina che brilla in ogni creatura. E’ il Microcosmo.

Inoltre Lucifero-Apollo, nel testo, viene a confondersi con Lucifero-Satana, che secondo il mito cristiano è l’angelo caduto scacciato dal Paradiso.
Questa caduta può simbolicamente rappresentare anche la caduta dell’anima nella materia, l’inizio dell’esperienza terrena.

Oppure può indicare – essendo Lucifero-Apollo il Purusha, che nella tradizione vedica è anche l’Uomo Primordiale – il sacrificio del Purusha da cui tutto il mondo è stato creato. Cito dal Rig Veda (X, 90, 8-9):

«Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / si raccolse latte cagliato misto a burro. / Da qui vennero le creature dell’aria, / gli animali della foresta e quelli del villaggio. // Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / nacquero gli inni e le melodie; / da questo nacquero i diversi metri; / da questo nacquero le formule sacrificali.»

Probabilmente quindi, Lucifero-l’anima, penetrando nella materia, opera una caduta. Da Coscienza Unitaria (in cui l’anima sente di essere il Tutto, di essere onnipresente), si ha la percezione dell’esistenza individuale e separata dal Tutto. Dall’essere l’Uomo Primordiale, il Purusha, Lucifero, la Coscienza Una, si arriva alla percezione individuale dei vari esseri. Dal Sè (Atman-Brahman) si passa all’Ego.

Nel mito orfico questo è rappresentato da Zagreo, il primo Dioniso, che viene fatto a pezzi dai Titani (rappresentanti le forze della dualità).

 

Diana ebbe da suo fratello una figlia, alla quale essi diedero il nome di Aradia.

Aradia o Erodiade dunque rappresenta l’unione tra la Prakriti e il Purusha, ovvero il mondo come lo conosciamo, che è mescolamento di anima (Lucifero) e fisicità (Diana).
Se Diana sta alla Luna e alla Tenebra e Lucifero al Sole e alla Luce, allora Aradia-Erodiade sta alla Terra e all’unione tra Luce e Ombra.

In più, può rappresentare la singola anima incarnata, ovvero noi che ricerchiamo aiuto e guida dagli Dei, e al tempo stesso li rappresentiamo in questa esperienza terrena.

 

A quel tempo c’erano sulla terra molti ricchi e molti poveri. I ricchi rendevano schiavi tutti i poveri. A quel tempo gli schiavi erano trattati crudelmente; in ogni palazzo c’erano torture, in ogni castello prigionieri.
Molti schiavi scappavano. Fuggivano nelle campagne e diventavano ladri e briganti. Invece di dormire la notte, tramavano la fuga, derubavano i loro padroni e poi li ammazzavano. Così vivevano sulle montagne e nelle foreste come briganti e assassini, tutto per sfuggire alla schiavitù.

Noi siamo quei poveri, ovvero quelle coscienze che fanno esperienza della materia ma che vogliono tornare all’Unità fondamentale, all’Unione con il Tutto.
Ciò che ci trattiene dal farlo sono le forze della dualità, dell’illusione di essere separati da tutto ciò che ci circonda. Queste forze sono rappresentate, nel testo, dai ricchi.
Proviamo quindi a sostituire “ricchi” con “forze della dualità” e rileggiamo il passaggio:

“Le forze della dualità rendevano schiavi tutti gli esseri. A quel tempo gli esseri erano schiavi e venivano trattati crudelmente; in ogni esperienza terrena c’erano torture, in ogni luogo terreno prigionieri.
Molti esseri schiavi della dualità scappavano. Fuggivano nell’esperienza spirituale e rubavano anime (diventavano ladri e briganti) dal sistema della dualità. Invece di dormire il sonno della dualità, tramavano la fuga, usavano il corpo che avrebbe dovuto essere proprietà del sistema duale (derubavano i loro padroni) e poi ammazzavano le forze della dualità. Così vivevano sulle esperienze di picco (montagne) e nell’armonia della natura (nelle foreste) come briganti e assassini della dualità, tutto per sfuggire alla schiavitù terrena.”

 

Diana disse un giorno a sua figlia Aradia:

E’ vero che sei uno spirito,
Ma tu sei nata per essere ancora
Mortale, e devi andare
Sulla terra e fare da maestra
A donne e a uomini che avranno
Volontà di imparare la tua scuola,
Che sarà composta di stregonerie.

Noi siamo Aradia, queste sono le istruzioni per noi. Aradia rappresenta colei che è nel mondo ma non è del mondo. E’ colei che vive l’esperienza terrena (“tu sei nata per essere ancora mortale”) ma è riuscita ad evaderla, perchè è figlia di una Dea (come tutti noi; ricordiamoci infatti cosa dicono le laminette orfiche, che ci ricordano che siamo della stessa stirpe degli Dei, ovvero abbiamo una Divinità interiore, il nostro Sé: “Io pura fra i puri vengo a voi o regina degl’inferi, o Eukles, o Eubuleo, e tutti quanti altri siete Déi e spiriti. Poiché io mi pregio di appartenere alla vostra stirpe beata. Ma la Moira e il balenare del fulmine mi abbatté inaridendomi. Questa punizione fu inflitta a causa di opere non giuste. Ora io supplichevole vengo innanzi alla santa Persefone affinché benigna mi mandi nelle sedi dei pii” e ancora: “Ma io me ne volai via dal cerchio luttuoso e duro e con rapido piede raggiunsi la bramata corona, e discesi nel grembo della signora regina infernale. Felice e beatissimo te che da uomo divenisti dio. Capretto, io caddi nel latte”).

Questo significa che, seguendo le istruzioni che Diana dà ad Aradia, noi stessi diverremo Aradia, ovvero “capretti cadremo nel latte” come dicevano gli orfici, da “uomini diverremo Dei”, torneremo alla condizione Divina assieme a Diana e Lucifero (ovvero diverremo Uno con gli Dei e quindi con l’intero Universo).

 

“Non devi essere come la figlia di Caino,
E della razza che è divenuta
Scellerata e infame a causa dei maltrattamenti.
Come Giudei e Zingari,
Tutti ladri e briganti,
Tu non divieni…”

Caino è, nell’Aradia, l’abitante della Luna. E’ imprigionato nella Luna.
Essendo la Luna Diana e rappresentando Diana la Prakriti, ovvero la materia, la figlia di Caino è evidentemente il simbolo di coloro che sono troppo attaccati all’aspetto materiale della vita.

Diventare poi “scellerati e infami a causa dei maltrattamenti” vuol dire cadere nelle passioni negative, ovvero nelle emozioni del risentimento, della collera, del dispiacere, dell’inadeguatezza, della tristezza e della depressione.

Cito dai Versi d’Oro di Pitagora:

“Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e così pure sonno, sesso e collera. […] Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali! Come trottole qua e là sono sospinti fra urti senza fine. Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina, irosità alla quale conviene tu non dia esca, nè che ad essa resista, ma che devi scansare.”

E anche:

“Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo, senz’ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga. E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti, ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.”

I giudei e gli zingari usati come esempio ovviamente riflettono l’antisemitismo e l’antiziganismo del tempo, ma se riusciamo ad andare oltre questo aspetto superficiale, notiamo che l’Aradia mostra che non dovremmo restare attaccati ai beni materiali.
Ladri e briganti, in questo senso, non sono dunque coloro che cercano di liberarsi dalle catene della dualità (come i poveri e gli schiavi dei versi precedenti) ma gli individui che restano imprigionati nell’attaccamento agli oggetti materiali e non accettano l’impermanenza delle cose. Sono l’equivalente del Mazzarò di Giovanni Verga, il bracciante che riesce a ottenere ricchezze e onori ma ne resta così attaccato che anche al momento della morte non è in grado di accettare la loro naturale perdita:

“… E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava: – Guardate chi ha i giorni lunghi! Costui che non ha niente! – Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: – Roba mia, vientene con me!”.
(La roba, Giovanni Verga)

Il consiglio per superare questo stato, dunque, è lo stesso che ritroviamo ancora una volta nei Versi d’Oro:

“Considera che per tutti è destino morire.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
[…] Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario – e felice sarà la tua vita.
[…] Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astieniti dal far ciò che attira l’invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto: la misura in ogni cosa è la perfezione. Fa’ dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.”

 

Tu sarai sempre la prima strega,
La prima strega divenuta nel mondo.
Tu insegnerai l’arte di avvelenare,
Di avvelenare tutti i signori,
Di farli morti nei loro palazzi,
Di legare lo spirito dell’oppressore.
E dove si trova un contadino ricco e avaro,
Insegnerai alle streghe tue alunne
Come rovinare il suo raccolto
Con tempesta, folgore e baleno,
Con grandine e vento.

Nuovamente, i ricchi sono le forze della dualità.
I contadini, che dovrebbero invece essere i poveri, essere gli sfruttati che cercano di liberarsi dalle catene del duale, possono diventare essi stessi agenti della dualità corrompendosi in “contadini ricchi”.
Questo passo ci ricorda che, se andremo incontro a tale destino, se ci adageremo alla vita duale, il destino, gli Dei, ci mostreranno con “tempesta, folgore e baleno, grandine e vento” che tale vita è impermanente, e quindi il nostro raccolto, i nostri attaccamenti, ciò a cui teniamo, ci verrà portato via.
Solo così riusciremo a capire che dovremo conquistare qualcosa di impermanente, che nessuna tempesta potrà mai distruggere.

Cito dalla Bhagavad Gita (II, 23-24):

“L’anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall’acqua; non può essere seccata dal vento.
L’anima non può essere tagliata né bruciata, né bagnata né seccata. L’anima è immortale, onnipervadente, sempre calma e immutabile, eternamente la stessa.”

Questo si applica non solo alle ricchezze materiali, ma anche alle persone. Spesso esiste una dipendenza che è di tipo affettivo e non legata alla ricchezza. Eppure è comunque dipendenza. In questo caso i saggi dicono:

“Le persone che ami ti lasceranno, come foglie portate via dal vento… Ma tu ama soltanto l’Amore! Allora le persone ti ameranno e nessun vento potrà portare via te.”

Chi è questo Amore? L’amore sono gli Dei. Vedere gli Dei in ogni cosa ci permette di amare l’Amore e non amare le persone, di amare gli Dei tramite le persone, e non di amare semplicemente aspetti della vita che sono impermanenti come tutto il resto.
“Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l’anima realizzata Mi vede ovunque.”
Cito nuovamente dalla Bhagavad Gita (VI, 30-31):

“Chi Mi percepisce ovunque e vede tutte le cose in Me non Mi perde mai di vista, né Io perdo mai di vista lui.
Rimane per sempre in Me lo yogi che, ancorato nell’unità divina qualunque sia il suo modo di vita, Mi realizza presente in tutti gli esseri.”

 

Quando un prete ti farà del male,
Del male colle sue benedizioni,
Tu gli farai sempre un doppio male
Col mio nome, col nome di Diana,
Regina delle streghe…

Quando i nobili e i preti vi diranno..
Dovete credere nel Padre, Figlio
E Maria, rispondetegli sempre,
Il vostro dio Padre e Maria
sono tre diavoli…

Ogni volta che, al posto di percepire il Divino, cerchiamo di imporre la nostra visione del Divino agli altri, facendo proselitismo, cercando di convincerli, stiamo agendo le forze della dualità. Quelli che la tradizione vedica chiama “Asura”, demoni.

Ogni volta che cerchiamo, in generale, di imporre il nostro pensiero agli altri, diventiamo agenti asurici.
Il cristianesimo ha agito molto questo aspetto asurico. Sebbene ogni via raggiunga gli Dei, sebbene il Divino si manifesti in ogni forma, anche in quelle cristiane, ogni volta che il cristianesimo ha imposto con la violenza e l’intolleranza la sua esperienza divina sugli altri, l’ha deviata. In quel momento, da via realizzativa il cristianesimo diventava via asurica. Ogni volta che il cristianesimo cercava di imporre “Dio Padre, Figlio e Maria”, quei Dio Padre, Figlio e Maria diventavano tre diavoli.

Anche noi, ogni volta che sfruttiamo la religione per imporre il nostro punto di vista, anche solo cercando a tutti i costi di denigrare le religioni altrui (anche il cristianesimo, magari rinfacciando a un cristiano dei nostri giorni ciò che hanno fatto i cristiani dei secoli passati come se lui fosse responsabile di persone vissute secoli e secoli fa), diventiamo asurici. Anche quando critichiamo pagani di correnti diverse dalla nostra, con cui non concordiamo, per cercare di denigrarli o deriderli, agiamo in maniera asurica.

Quando tentiamo di imporre il nostro punto di vista in una discussione, anche non religiosa, quando vogliamo assolutamente avere ragione, diventiamo asurici.

Al contrario, il vero nome divino, quello di Diana, si esprime nella libertà dalla schiavitù, libertà che è anche liberarci dal dover avere sempre ragione.
Chiediamoci: vogliamo essere felici o avere ragione?

Vogliamo essere schiavi liberati dagli Dei o preti e nobili al servizio degli Asura?

I nobili, a differenza dei preti, sono coloro che usano la religione per imporre il loro predominio ma la religione non è nemmeno il loro ambito.
Potremmo quindi definire i nobili come coloro che, cercando di imporre la loro idea (ad esempio politica, sia a destra che a sinistra) agli altri sfruttano la religione.
In fondo il paganesimo è stato strumentalizzato politicamente sia a destra (razzismo, identitarismo nazionalista) che a sinistra (giustificazione a ideali liberal).

Ogni volta quindi che usiamo la religione per imporre il nostro punto di vista politico agli altri diventiamo nobili, mentre ogni volta che cerchiamo di imporre la nostra visione religiosa o spirituale agli altri diventiamo preti. In entrambi i casi siamo preda di influssi asurici.

 

Il vero dio Padre non è il vostro
Il vostro dio,  io sono venuta
Per distruggere la gente cattiva
E la distruggerò…

Ovviamente un simile atteggiamento verso la religione ci porta alla rovina, alla distruzione. Spesso distruzione di certezze. Molte volte infatti le persone che sono così attaccate a visioni religiose o spirituali al punto tale da insultare o denigrare gli altri, si ritrovano davanti a situazioni che li costringono a cambiare il loro punto di vista, che lo disconfermano.

 

Voi altri poveri soffrite anche la fame,
E lavorate male e troppo,
Soffrite anche la prigione;
Però avete un’anima,
Un’anima più buona, e nell’altro,
Nell’altro mondo voi starete bene
E gli altri male…

Al contrario, coloro che, senza insultare e senza imporre la propria visione a nessuno, lavorano per la propria liberazione, troveranno con maggiore probabilità la via di fuga ed avranno più chance di arrivare a esperienze spirituali di contatto o addirittura unione con gli Dei.

Concludo qui la seconda parte del commentario all’Aradia, prima dei versi che descrivono il Sabba, che voglio invece affrontare bene in un’altra puntata.

Grazie infinite se mi avete letto fino a qui 🙂

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...