Commento all’Aradia o il Vangelo delle Streghe (I): Premessa introduttiva

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Oggi parleremo dell’“Aradia o il Vangelo delle Streghe”, il famosissimo testo pubblicato dall’antropologo americano Charles Godfrey Leland nel 1899, ricevuto da una strega italiana (Maddalena o Margherita Talenti, Taleni, Zaleni o Taluti; il nome è ricavato dalle corrispondenze che ella intratteneva con quest’ultimo e purtroppo la scrittura in corsivo ci lascia incerti sul suo vero nome, ma ci conferma che fosse una persona reale) e rappresentativo delle tradizioni della Toscana e di parte della Romagna.

Qual è la nostra idea in merito? La nostra idea è che i personaggi dell’Aradia fossero effettivamente presenti nel folklore toscano: leggende relative alle figure di Diana ed Erodiade come spiriti a capo delle streghe sono attestate molto prima del Leland. Pensiamo infatti alla testimonianza, datata metà XV secolo, dell’arcivescovo di Firenze Sant’Antonino, che discorrendo delle credenze popolari del suo tempo così si esprimeva:
“De quibusdam aliis superstitionibus, et primo de mulieribus credentibus se cum Diana vel Herodiade nocturnis horis equitare, vel se in alias creaturas transformari, ut dicitur de his, quae vulgariter dicuntur Streghe vel Ianutiche”.
[Fonte: Giuseppe Bonomo. Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal sec. XIII al XIX con particolare riferimento all’Italia. Palumbo Editore, 1985, pag. 70.]

La professoressa di antropologia e religione Sabina Magliocco ha dimostrato che varianti simili ad Aradia (Arada, Araja, Sa Rejusta, Redodesa, ecc.) sono state impiegate in numerosi folklori regionali per riferirsi ad Erodiade. Quindi è molto probabile che Aradia sia effettivamente un nome locale, un’abbreviazione o una corruzione di Erodiade. Leggende su Erodiade che, assieme a Diana, viaggia nell’aria a capo del corteo delle streghe si hanno in tutta Europa dal medioevo in poi.
[Fonti: Sabina Magliocco. “Aradia in Sardinia: the Archeology of a Folk Character”, in D. Green and D. Evans, ed., Ten Years of Triumph of the Moon: Essays in Honor of Ronald Hutton, 40–60. Bristol, UK: Hidden Publishing, 2009.
Sabina Magliocco. Who Was Aradia? The History and Development of a Legend. The Pomegranate: The Journal of Pagan Studies, Issue 18, Feb. 2002.]

Inoltre, che il Vangelo delle Streghe fosse un’invenzione di Leland è da escludere, visto che il medievalista Robert Mathiesen ha dimostrato, analizzando le carte, che le parti in italiano del testo non erano state ritoccate, salvo piccoli aggiustamenti “esattamente del tipo che avrebbe fatto un correttore di bozze confrontando la propria copia con l’originale”.
[Fonte: Robert Mathiesen, Charles G. Leland and the Witches of Italy: The Origin of Aradia, in Mario Pazzaglini (a cura di), Aradia, or the Gospel of the Witches, A New Translation, Blaine, Washington, Phoenix Publishing, Inc., 1998.]

Quello che però Mathiesen ha dimostrato anche, è che il Vangelo originale fosse molto più piccolo di quello che ci è arrivato. Quest’ultimo infatti è stato “riempito” di materiale derivante da racconti popolari e leggende che Leland aveva già recuperato e trascritto in “Etruscan Roman Remains in Popular Tradition” (1892); “Legends of Florence Collected From the People” (1896) e “Unpublished Legends of Virgil” (1899).
Ciò che rimane togliendo queste aggiunte è, dunque, più che un vangelo, una leggendina, un racconto.
Probabilmente quindi Maddalena ha solo messo in forma scritta tale racconto popolare, che Leland ha poi riportato e inserito assieme a tante altre leggende raccolte in precedenza.

In sintesi, dunque, non esiste alcun Vangelo delle Streghe unitario, nessun testo antico, ma tante leggende che invece probabilmente sono antiche o almeno rielaborazioni derivanti da substrati antichi (dato che il tema di Diana ed Erodiade che guidano le streghe è di origine medievale).

Quindi erano solo leggende? Non esistevano veramente streghe che veneravano Diana ed Erodiade/Aradia in passato?

Al contrario! Proprio la presenza di leggende ci permette di ritenere che qualcuno le avesse messe in atto! La prof.ssa Magliocco infatti ci ha introdotti al concetto di ostensione, che in sintesi afferma come molte persone, proprio partendo da credenze e racconti popolari, tendano poi ad emularli. In un ambito come questo, che è religioso, ciò significa che sono probabilmente esistiti fedeli di un culto deputato a Diana, Aradia/Erodiade e Lucifero/Apollo. Semplicemente però, essendo non organizzati ma mere emulazioni spontanee, non si trattava di grandi gruppi religiosi alternativi a quello cristiano, o di sette che erano in comunicazione con le altre realtà che praticavano la stessa fede in diversi luoghi, ma di persone che talvolta si riunivano con amici o parenti a eseguire emulazioni di leggende. Per capire meglio questo concetto, leggiamo direttamente dalle parole della Magliocco:

“Ostensione è il termine usato da Degh e Vazonyi per la messa in atto delle leggende. Per esempio, una casa infestata ad Halloween può essere il ritratto di leggende su fantasmi, vampiri e lupi mannari; un rituale pagano può drammatizzare la leggenda di Robin Hood. L’ostensione deriva sempre da una leggenda pre-esistente: la leggenda precede l’esistenza della sua messa in atto. Così, per esempio, le leggende sulle caramelle di Halloween adulterate precedettero di almeno dieci anni la scoperta di effettive adulterazioni nei dolcetti (Degh and Vazsonyi, 1986/1995). I tipi che misero aghi, lamette e altri oggetti pericolosi nei dolcetti per scherzo, misero in atto un’ostensione. La teoria delle ostensioni spiega come certi elementi possono passare facilmente dalla leggenda all’azione ritualizzata. Ipoteticamente, le leggende sui viaggi spirituali per andare a danzare con le fate e ricevere guarigione possono facilmente essere state trasformate da individui creativi in rituali di guarigione, con offerte di cibo alle fate e danze estatiche al suono di una musica speciale. E se qualche donna, ispirata dalle leggende utopiche sulla Società di Diana/Erodiade, avesse deciso di provare a riprodurre questa società nell’Europa medievale? Per quanto non abbiamo prove che questa società sia veramente esistita, non è inconcepibile che una persona ispirata possa aver deciso di drammatizzare, una volta o ripetutamente, i raduni descritti nelle leggende. L’uso del termine “giuoco” da parte di Sibillia e Pierina suggerisce il carattere giocoso, scherzoso delle ostensioni. Un “gioco” basato sulle leggende di Erodiade/Diana e quelle delle fate sarebbe stato probabilmente segreto e riservato alle amiche e alle associate delle fantasiose promotrici, che potevano ben essere guaritrici popolari. Una o più donne potevano prendere il ruolo di Diana o Erodiade nel presiedere e dare consigli. Poteva aver luogo un banchetto con danze, in cui le donne si scambiavano consigli in materia di guarigione e divinazione. Il “gioco” poteva anche avere uno scopo di guarigione, come nel caso di molti rituali simili dell’area mediterranea, e comprendere danze in stato di trance. Questa potrebbe essere una spiegazione della notevole coerenza tra le deposizioni di Sibillia e Pierina, processate a qualche anno di distanza l’una dall’altra. L’esistenza di ostensioni in concomitanza con queste leggende potrebbe anche significare che quanto afferma […] su Aradia come persona reale non sia, in effetti, totalmente fuori discussione. Una guaritrice che faceva parte di tale Società avrebbe potuto scegliere di interpretare il ruolo o perfino assumere il nome di Erodiade.
In ogni caso, è importante ricordare che anche se un gruppo decideva di mettere in atto aspetti della leggenda di Diana/Erodiade, questo non avrebbe costituito un revival di paganesimo precristiano, ma un tentativo d’imitazione di aspetti rituali descritti nelle leggende. Inoltre, gli aspetti più magici dei resoconti dei processi – viaggi notturni in groppa ad animali, banchetti inesauribili, resurrezione di animali morti – non potevano essere ottenuti con le ostensioni. Dobbiamo considerare questi aspetti motivi leggendari fantastici, racconti di esperienze di trance o sogni, o entrambi.”

Chiarito quindi che probabilmente il Vangelo delle Streghe non è altro che la trascrizione di leggende che circolavano in Toscana, che queste ultime probabilmente sono state d’ispirazione a qualcuno che le ha emulate, e che quindi la loro forma scritta e l’intero Vangelo sono moderni e non “testi sacri”, possiamo iniziare a commentarlo.

Ovviamente il suo non essere un testo sacro non vuol dire che non sia un testo interessante e soprattutto utile per il lettore pagano. E’ sicuramente d’ispirazione per chiunque segua la Stregoneria Tradizionale, soprattutto per chi si rifà al folklore toscano (e in parte romagnolo).

Per questo motivo vorrei commentare il suo significato simbolico, anche avvalendomi di apporti derivanti da correnti diverse, prima tra tutte quella vedica, cercando di limitarmi però, in tali apporti, alle sole tradizioni indo-europee.
Ovviamente non ritengo vi sia un collegamento causale o peggio ancora storico tra (ad esempio) tradizione vedica e Vangelo delle Streghe, o che le persone che hanno propagandato queste leggende lo facessero con l’occulto scopo di nascondere segreti iniziatici.
Assolutamente no: i contadini toscani avevano in mente bisogni basilari, necessità legate alla sopravvivenza… a livello cosciente.
Ma a livello inconscio?

Uno stesso testo può infatti essere letto su diversi livelli. Un livello cosciente, il suo significato esplicito, e un livello subconscio, che fa riferimento alle realtà dell’inconscio collettivo, ai suoi simboli universali che volenti o nolenti inoculiamo nei testi che scriviamo, nelle leggende che aiutiamo a propagandare, nei simboli che disseminiamo in questi racconti.

E’ basandomi su questo principio, non su altro, che fondo il mio commentario esoterico.
Se infatti un testo nasconde livelli di lettura più alti del livello di coscienza di chi lo ha scritto, essi faranno riferimento necessariamente a stati dell’essere più alti di quelli raggiunti dal semplice contadino toscano. Parliamo di stati di coscienza che probabilmente sono analoghi a quelli esperiti dai saggi delle altre tradizioni.
Uno yogi esperto che ha raggiunto un alto livello di consapevolezza sarà dunque in grado di decifrare il significato simbolico più alto di un testo come questo molto più del suo autore materiale, che ha riportato accenni simbolici di queste “realtà alte” soltanto in maniera inconsapevole, senza però mai averle esperite in prima persona.

L’apporto quindi delle tradizioni sapienziali indiane e greche (pensiamo ad esempio al Neoplatonismo) si rivela necessario, perchè queste correnti filosofiche hanno esplicitamente elevato il loro sguardo verso orizzonti più alti di quelli che la nostra tradizione inevitabilmente ha seguito (per motivi meramente storici e ambientali, visto che la vita nel medioevo e nella prima età moderna era così dura che pensare ai grandi misteri della vita era fuori discussione quando la gente ancora lottava per la sopravvivenza) e per questo motivo ci possono aiutare ad elicitare i significati simbolici dell’Aradia che altrimenti resterebbero indecifrabili, perchè non compresi nemmeno dai loro autori fattuali.

Ovviamente in quest’analisi prenderemo in considerazione solamente tradizioni indoeuropee, perchè sebbene un sufi (ad esempio) possa raggiungere un simile stadio dell’essere, non sarebbe in grado di cogliere il collegamento tra la sua esperienza (che egli interpreta in termini abramitici) e una tradizione politeista-animista come la nostra, mentre Neoplatonismo e Induismo sono sistemi che hanno da sempre coadiuvato la spiritualità politeista in maniera eccezionale (il Neoplatonismo, ad esempio, interpretava i miti greco-romani da un punto di vista iniziatico già in antichità) e quindi possono permetterci di comprendere le realtà più alte senza snaturare il politeismo di fondo delle nostre tradizioni.

Questi dunque sono i motivi per cui il mio commentario esoterico prenderà le caratteristiche che vedrete nei prossimi capitoli.
Spero quindi che tutti coloro che mi seguono apprezzino il mio sforzo.

Che Diana, Lucifero e Aradia vi siano propizi, vi portino a esplorare gli arcani segreti dei loro racconti e vi conducano ai tesori interiori derivanti dalla loro comprensione.

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