Esiste LA DeA o esistono LE DeE?

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Purtroppo in ambito pagano si associa spesso il culto medievale e della prima età moderna di varie Divinità femminili (Diana, Perchta, Holda, la Signora del Gioco, la Regina delle Fate, ecc.) al culto “della Dea”, ignorando anche numerose Divinità maschili presenti nello stesso periodo (pensiamo a Odino, Hellequin, l’Uomo Selvatico, il Cacciatore Selvaggio, Oberon, il Re delle Fate, il Signore del Gioco, ecc.) e facendo credere che tutte queste entità femminili siano solo “aspetti” di un’unica Dea.

Questa visione, però, è molto limitante. In primis nega l’unicità di ogni singola Divinità femminile. Diana non è più vista come Diana, con una personalità sua, con caratteristiche sue, con un’individualità sua, viene ridotta a semplice espressione della Donna con la D maiuscola. Essenzialmente si annulla la sua personalità in funzione del genere.

È un’azione spersonalizzante, è come se considerassi ogni singola persona semplicemente in base al suo genere, e non guardassi le sue unicità, il suo carattere, le sue particolarità, la sua persona.

In secondo luogo, si bypassa il fatto che le Divinità presenti in epoca medievale e della prima età moderna siano nomi spesso nuovi derivanti dalla sincretizzazione o differenziazione di numerose Divinità precristiane di diversi popoli, e quindi ogni singolo popolo ha dato un suo contributo specifico e unico nel formare questo nuovo nome; dunque una Dea che appare in Italia con il contributo di specifiche popolazioni non sarà la stessa Entità che appare in Scozia con il contributo di altre popolazioni.

Si fa poi credere che tali culti fossero praticati esclusivamente da donne, quando in realtà troviamo anche molti uomini che li portavano avanti (pensiamo a Giuliano Verdena, Zuanne delle Piatte, Andro Man, ecc.) e il 25% dei condannati per stregoneria erano appunto uomini (con picchi del 90% in alcuni Paesi, vedasi un post precedente sulla pagina in cui sono state segnate con più esattezza le percentuali Paese per Paese).

Inoltre, questo associare tutte le Dee con la Dea fa pensare che tale culto sia di origine neolitica, quando invece le varie Dee che ritroviamo in età medievale e moderna derivano dai pantheon precedenti al cristianesimo, non direttamente dal neolitico, non dal culto esclusivo di una Divinità femminile, ma da religioni che avevano tante Dee femminili e tanti Dei maschili.

Anche per quanto riguarda il culto “della Dea” nel neolitico, si è scoperto che molti studiosi che partivano con l’idea di riscontrare in età neolitica il culto di un’unica Dea cadevano in numerosi errori, tra cui ad esempio:

1- considerare rappresentazioni di Divinità quelle che potevano essere rappresentazioni di esseri umani o bambole;
2- considerare aprioristicamente e senza prove le statuette maschili o animali semplici “manifestazioni della Dea”;
3- considerare le varie rappresentazioni divine femminili in diversi luoghi come raffigurazioni della stessa Entità femminile, la Dea, e non raffigurazioni di diverse Entità femminili, ovvero diverse Dee.

Quindi anche culti che magari potevano aver dato maggiore risalto a Dee rispetto a Dei passano da essere riconosciuti come politeismi a essere visti come monoteismi. Gli Dei maschili e teriomorfi (in forma animale) vengono ridotti aprioristicamente a espressioni della Dea e le varie Dee sono solo espressione dellA Dea.

Come è possibile non notare che questa sia una proiezione monoteista moderna?
Come è possibile non notare che abbiamo trasformato un politeismo in un monoteismo al femminile?
Come è possibile non capire che questo lo abbiamo fatto perché spesso, anche se ci dichiariamo pagani, ancora abbiamo il germe del monoteismo che ci influenza nel giudicare i culti con cui veniamo in contatto?
E infine, come è possibile non capire che ridurre infinite personalità e individualità raggruppandole assieme in base al genere equivale a distruggere la particolarità di ogni singola Dea per proiettarci sopra semplicemente l’appagamento a vedere una rappresentazione di noi, del nostro genere?

Ma se ci siamo noi al posto di questi Spiriti, se c’è la nostra proiezione del femminile al posto dell’espressione delle particolarità di un Individuo Divino, chi stiamo venerando quando diciamo “Dea”? Uno Spirito o noi stess*?
Ridurre le Dee alla Dea vuol dire invisibilizzare le diverse personalità divine in funzione della venerazione di una nostra appartenenza “umana troppo umana” al genere o sesso biologico.

Non è diverso da un cristiano che venera Gesù non come individuo morto in croce ecc. ma come espressione del “Grande Maschio”. Sostituire il Grande Maschio con la Grande Femmina è davvero un’evoluzione?

O siamo ancora nel reame dell'”umano troppo umano”? Se percepiamo noi stess* non percepiamo gli Dei e le Dee. Se veneriamo le nostre proiezioni, come potremo far spazio per capire chi realmente siano le Dee, aldilà dei nostri preconcetti su maschile e femminile?
Se non smettiamo di investirle con le nostre idee su cosa è il femminile per noi, come potremo sentire cosa sono realmente queste figure femminili?
Se non vediamo l’individuo, chi stiamo venerando? Noi, solo noi stess*.

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