Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (VIII): Il Sabba o Ludus Bonae Societatis

sabbaoludus

:: Cos’è e come si svolge il Sabba o Gioco della Buona Società (Ludus Bonae Societatis)? ::

Secondo Luisa Muraro [1] il termine più antico per indicare il raduno delle streghe, vale a dire il Sabba, è “Gioco” (“Ludus” in latino), al punto che esistono anche figure a capo delle streghe che ne mantengono il nome, come la “Signora del Buon Gioco” o “Domina Ludi”.
Nel suo libro leggiamo che l’insieme delle streghe veniva indicato come la “Società” o la “Buona Società”, e che quelle che attualmente vengono denominate Coven (riprendendo un termine della Stregoneria Tradizionale Scozzese, riportato nel processo del 1662 contro Isobel Gowdie) o Congreghe dalla Wicca, in Italia (la Muraro lo testimonia per il Nord mentre Henningsen lo riporta per la Sicilia) erano chiamate “Compagnie”.

Quando avvenivano i Giochi? Non si trattava – a differenza di quanto si pensi – di date uniche per tutta Europa o tutta Italia, ma cambiavano a seconda del luogo. Le giornate non sono le stesse dei riti stagionali campagnoli o feste di paese (sebbene queste potessero avere origini precristiane), che avvenivano invece da parte della comunità cittadina in pieno giorno e avevano una funzione più propriamente sociale, mentre i Sabba erano riunioni maggiormente private. Di norma le date sono ricordate nella memoria popolare, si trovano nelle testimonianze degli accusati, e nelle leggende sulle “notti delle streghe” (o “della Caccia Selvaggia” o ancora “della Processione dei Morti”), talvolta accompagnate da riti o scongiuri di allontanamento delle malefiche effettuati dalla popolazione. In Italia le date che ritornano più spesso sono: i Giovedì delle Quattro Tempora, la notte di s. Giovanni, la notte dei morti, le 12 notti da Natale all’Epifania e le Lune Piene. In alcune regioni, come la Sicilia, invece gli incontri (in questo caso delle Donne di Fuori, le streghe/fate siciliane) avvenivano su base settimanale.

Chi vi veniva venerato? Anche se la strega aveva vari alleati spirituali (in gergo, vari “Famigli” o “Spiriti Familiari”), solo la Domina Nocturna (lo spirito femminile che guidava il Corteo delle Streghe, la Caccia Selvaggia o la Processione dei Morti) e/o il suo corrispettivo maschile venivano adorati nel Sabba.
In sintesi dunque vi era una sorta di enoteismo/esclusivismo verso lo Spirito Maggiore a cui era legata la strega: il Gioco non era rivolto a un pantheon ma all’Entità a cui la Compagnia si legava (che di norma cambiava su base regionale e ancor più nazionale, ad esempio le streghe francesi andavano con Abonde/Abundia/Satia, quelle tedesche con Holda o Perchta, nell’Italia del Nord ritroviamo la Signora del Buon Gioco, in Scozia la Regina e il Re di Elphame, in Sicilia la Regina e il Re delle Fate, a Rieti – riporta Bellezza Orsini nel suo processo – Befania, sui Monti Sibillini la Sibilla Appenninica, la Redodesa nel Veneto, Erodiade a Roma, Araja o Arada in Sardegna, ecc.).

La Compagnia poteva incontrarsi al Ludus in maniera fisica (“corporaliter”) oppure in uno stato alterato di coscienza (“in somniis”).

 

:: Ludus corporaliter ::

Analizziamo adesso la formazione del concetto di Sabba fisico. Uno dei primi accenni al corteo delle streghe è sicuramente il Canon Episcopi (trattato inquisitorio datato 906 e.v.), che recita:

“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio.”

Ma qui ancora si parla di un incontro non corporeo, si tratta di un Sabba in Spirito. Andiamo dunque avanti e vediamo come si va a “stabilizzare” e a “corporizzare” via via.
Nel Roman de la Rose troviamo i seguenti versi a testimoniare la credenza che il corteo delle streghe si fermasse di casa in casa:

“Ne credon molti, ed è follia,
d’essere a notte streghe in via
erranti insieme a dama Habonde,
e dicono che in tutto il mond 18428
chiunque terzo nato è
è in questa condizione che
tre volte a settimana va
come il destino andar lo fa; 18432
ed entrano nelle dimore,
né di chiavi e sbarre han timore,
ma se n’entrano per fessure,
per gattaiole e fenditure; 18436
ed escon dai corpi le anime,
e vanno con le buone dame
per luoghi aperti e abitazioni,
e ne danno queste ragioni: 18440
che le varie cose vedute
non gli sono al letto venute,
ma son le loro anime che hanno
pena e che per il mondo vanno. 18444
E mentre sono in tale errare,
come credere voglion fare,
se il corpo gli rivolteranno
le anime entrarci non sapranno. 18448
Ma questa è follia troppo orribile,
e è cosa che non è possibile,
che il corpo umano è cosa morta
se l’anima dentro non porta; 18452
dunque è cosa certa e non vana
che chi tre volte a settimana
questo tipo d’errare fa
muore tre volte e tre vita ha 18456
in una settimana; e se
è così come detto è,
dunque ha spesso risurrezione
chi è di questa congregazione. 18460”

Nello stesso periodo Guglielmo di Alvernia riferisce la credenza per cui le Dominae Nocturnae, in questo caso Abundia/Satia e le sue streghe, visiterebbero le case per danzare e mangiare cibi e bevande presenti sul posto. In assenza di questi, abbandonerebbero le abitazioni sdegnate. In base a tale credenza la gente si affrettava a scoperchiare le botti e ad aprire le cantine, se non proprio a fornire cibo pronto nella propria casa [2].
Il Malleus Maleficarum (trattato inquisitorio successivo al Canon Episcopi e datato 1487), demonizzerà poi queste figure (tendenza che si avrà sempre di più fino al XVIII secolo, con la scomparsa delle rimanenze pagane e la completa equiparazione tra satanismo e stregoneria):

“Vi era un’erronea credenza che quando i diavoli venivano nella notte (o la Buona Gente come le vecchie donne li chiamavano, anche se erano streghe, o diavoli nella loro forma) dovevano divorare tutto, in modo che dopo potessero portare maggiore abbondanza di fornimenti. Alcune persone davano colore alla storia, e li chiamavano Strigi; ma ciò è contro l’opinione dei Dottori, i quali dicono che non ci sono creature razionali ad eccezione degli uomini e degli Angel; pertanto possono solo essere diavoli.”

Eppure neanche il Malleus fornisce una descrizione del Sabba come lo conosciamo oggi. Per essa dovremo aspettare il 1580 con Jean Bodin e il suo “Demonomania de li stregoni”.
Secondo la descrizione di Bodin, quando la strega si preparava ad andare al Gioco si spalmava il suo unguento, cavalcava una verga, recitava un incantesimo, volava e atterrava sul posto dell’incontro. All’arrivo si presentavano i nuovi arrivati al diavolo, che veniva salutato con un bacio sul posteriore, quindi si prendeva nota dei malefici compiuti dal precedente incontro fino ad allora e si veniva rimproverati o elogiati a seconda del proprio merito. A questo punto i praticanti donavano offerte al diavolo (a volte una pecora, altre volte un uccellino, altre ancora una ciocca di capelli della strega oppure qualche altro oggettino), quindi calpestavano la croce e bestemmiavano i santi. Il demonio dunque faceva sesso con la nuova strega, le poneva il suo marchio sulla pelle e le donava un Famiglio al suo comando. Seguiva dunque un ampio banchetto e una danza sfrenata che sfociava poi in un’orgia. L’incontro terminava in tempo per permettere alle streghe di raggiungere casa prima che il gallo cantasse [3].
Secondo Henningsen, gli aspetti satanici del Sabba mostrati da Bodin sono in realtà demonizzazioni di un complesso più antico ed autentico:

“In Sicilia […], non è mai esistita la credenza nelle ‘streghe malvagie e malefiche’; ed è mancata pertanto una netta linea di demarcazione tra fate e streghe: ambedue ‘potevano esercitare sia il bene che il male’. Dalla parte delle fate stanno, comunque, le donni di fora, e con le fate partecipano a forme di sabba contrassegnate dall’eleganza, dalla bella musica, dalla danza gioiosa, da lieti banchetti: un ‘sabba bianco delle fate’, di contro al ‘sabba nero stregonesco’. Il sabba delle fate […] rappresenta infatti un ‘modello puro’, rispetto al sabba delle streghe: quest’ultimo dovendo considerarsi piuttosto una sua forma secondaria in quanto risultato di un successivo processo di demonizzazione ad opera della Chiesa […] una variante di un esteso e quindi presumibilmente antico e profondamente radicato complesso di credenze sciamaniche mediterranee ed europee.”

Secondo la sua visione dunque, il calpestare la croce e le bestemmie sarebbero state aggiunte postume, mentre l’osculum infame (il bacio sul deretano del demonio) sarebbe in realtà la corruzione dell’inchino iniziale (testimoniato anche dal processo di Milano del 1390 contro Sibilla Zanni e Pierina de’ Bugatis, adoratrici di Madonna Horiente) che veniva effettuato nei confronti della Regina delle Streghe.
Quest’ultima, sempre secondo le testimonianze riportate da Henningsen delle ultime Donne di Fuori e di chi aveva avuto esperienza di esse, era scelta a caso di volta in volta tra le convenute. Si può dunque pensare che rappresentasse la Domina Nocturna in Terra per la durata del Gioco [4].

Come si può vedere, la procedura del Ludus Corporaliter ricostruito:

– Inchino
– Discussione e consigli sugli incantesimi compiuti
– Offerta alla Domina Nocturna
– Banchetto
– Danza e musica
– Orgia sacra

È molto diversa da quella del Sabbat più conosciuto di chiara ispirazione wiccan (oltre che differenti sono anche le date del calendario), che solitamente è organizzato così:

– Purificazione
– Apertura del cerchio
– Chiamata degli elementi
– Invocazione (o Drawing Down) alla Dea e al Dio (non riconosciuti nella Stregoneria Tradizionale, non essendo essa duoteista come la Wicca)
– Danza e Runa delle Streghe
– Rito stagionale
– Grande Rito/Cakes and Wine
– Ringraziamento degli Dei
– Congedo degli elementi
– Chiusura del cerchio

 

:: Ludus in somniis ::

Parliamo adesso del Gioco in stato alterato di coscienza. Certamente la tecnica maggiormente utilizzata per promuovere un simile stato è quella che sfrutta il sogno.
La struttura è la stessa di quello corporaliter, ma si attua in una dimensione che permette l’assenza di un Re o di una Regina delle Streghe temporanei (vale a dire di un rappresentante umano della Domina), in cui colei che presenzia è l’Entità direttamente e non intermediari.
Molte streghe del passato usarono questa via di accesso al Ludus, ad esempio Isobel Gowdie, donna scozzese condannata nel 1662, che aveva una vera e propria Compagnia con cui si incontrava per via onirica [5].
Sebbene possa dirsi un procedimento molto complesso che non approfondirò in questa sede, esso – come è logico aspettarsi – consta di due fasi:

1) riuscire a incontrarsi in sogno con gli altri membri della Compagnia,

2) riuscire a modificare il sogno in modo che si riesca a compiere un Gioco in tale stato alterato di coscienza (stato avanzato di sogno cosciente/sogno lucido).

Per arrivare a questo punto serviranno vari tentativi e un periodo di allenamento molto esteso, ma se lo sforzo verrà coronato da successo l’esperienza non sarà descrivibile con parole umane.

 

Note:

[1] Luisa Muraro. La Signora del Gioco. La caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime. La Tartaruga Edizioni, 2006.

[2] Claudia Manciocco, Luigi Manciocco. L’incanto e l’arcano: per una antropologia della Befana. Armando Editore, 2006.

[3] Thomas Wright. The Worship of the Generative Powers during the Middle Ages of Western Europe. London, J. C. Hotten, 1865, pp. 159-162.

[4] G. Henningsen, “Le donne di fuori. Un modello arcaico del sabba”, in «Archivio Antropologico Mediterraneo», a. I, n.0, 1998.

[5] Emma Wilby. The Visions of Isobel Gowdie: Magic, Witchcraft and Dark Shamanism in Seventeenth-Century Scotland. Sussex Academic Press, 2010.

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