Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (VII): Il Lavoro con i Sogni e il Sabba in Somniis

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.: Il Lavoro con i Sogni e il Sabba in Somniis :.

Nel 906, Reginone di Prum scrive nelle sue istruzioni ai vescovi, in quello che diventerà il Canon Episcopi, quanto segue:
“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio.”

Questo culto, come abbiamo detto più volte, dall’area franco-germanica si estenderà in tutto il continente, diventando un fenomeno pan-Europeo, caratterizzato da voli notturni, trasformazioni in animali, cortei di spiriti e convegni stregoneschi.
All’inizio della storia della Stregoneria Tradizionale, essa è stata quasi interamente un culto del sogno, e solo in seguito qualcuno l’ha emulata dal vivo.
L’essenza della Stregoneria non è fisica, è un’esperienza notturna, è onirica, non sono ancora presenti raduni fisici come accadrà successivamente.

Inizialmente le streghe volano o si mutano in animale per partecipare a un corteo spirituale, un corteo che procede di casa in casa mangiando e bevendo ai banchetti che le persone preparavano come offerta vicino al proprio focolare, distribuendo, in cambio, benedizioni agli abitanti dell’abitazione: si tratta del corteo delle “Buone Donne che vanno di notte” o Dominae Nocturnae.

A poco a poco questa orda di spiriti smette di passare di abitazione in abitazione, inizia a radunarsi in un solo luogo dove, anche qui, si mangia, si beve e si fa l’amore. Il corteo si muta nel sabba.
Il sabba infine verrà “ostentato”, ovvero emulato, imitato nel reame fisico.

Ma l’essenza del sabba, la sua origine, è e rimane onirica. Il sabba rappresenta il mondo degli spiriti, dei morti e del popolo fatato. Non a caso, la Regina delle Fate è molte volte anche la patrona delle streghe: numerosi sono i processi in Scozia dove le accusate affermano di aver visitato la Corte delle Fate, il loro regno, Elphame, e di avervi visto anche alcuni esseri umani risaputamente defunti.

I defunti, d’altronde, spesso procedono anch’essi come un corteo: stiamo parlando della Processione dei Morti o Caccia Selvaggia, capitanata dal Cacciatore Selvaggio o da figure femminili corrispondenti che sono a capo anche del Corteo delle Dominae.

I morti e le streghe sono connessi anche alle battaglie in spirito, lotte oniriche tra praticanti stregoneschi (come i Mazzeri della Corsica) in cui ognuno rappresentava il proprio villaggio e il perdente di questi scontri causava un numero maggiore di morti per il proprio paesino, mentre il vincitore un numero minore. Altre volte si lottava invece per la fertilità dei campi, e si pensava che chi poteva partecipare a queste battaglie riusciva anche a vedere i morti e le loro processioni (come nel caso dei Benandanti in Friuli).

Il Sabba Onirico, dunque, non è un monolite: include il Corteo; il Sabba; la Caccia Selvaggia e le Battaglie in Spirito.
Citando Peter Gray (uno scrittore non ricostruzionista, ma revivalista):
“L’iniziazione in sogno si rivela così il rito di nascita della stregoneria. La nostra origine è incorporata nella terra dei morti e delle fate, nascosta tra le melodiose colline cave.”

Va bene, adesso che abbiamo capito che il Sabba primordiale è onirico, che esistono tutte queste possibilità… come farne esperienza? Come ne facevano esperienza in passato?
Gli antichi vivevano in modo molto diverso da noi: dormivano insieme, mangiavano assieme, lavoravano nello stesso luogo e si radunavano attorno allo stesso focolare; ascoltavano gli stessi cantastorie, assistevano agli stessi eventi e si sorbivano gli stessi sermoni. La condivisione dei sogni era all’ordine del giorno, mentre oggi è quasi un miracolo se ci ricordiamo un sogno appena svegli.
Il mondo è cambiato, e i fattori situazionali che portavano a un numero maggiore di sogni “stregoneschi” non sono riproducibili, se non forse tra gli Amish (ma a quel punto sarebbero gli Amish a scacciarci accusandoci di stregoneria!).

Pertanto le tecniche più utili al giorno d’oggi sono quelle moderne, che funzionano per far sognare noi uomini d’oggi. Oggi non possiamo più radunarci tutti attorno al fuoco a raccontare i nostri sogni, e costringere la propria famiglia a farlo non avrà lo stesso effetto della condivisione spontanea che avveniva in passato. Ma non c’è nessun problema: useremo in sostituzione un quadernino o un registratore. Oggi non abbiamo più cantastorie che ci raccontano del sabba, possiamo partecipare ad eventi di storytelling ma gli storyteller di oggi non hanno lo stesso impatto sulla psiche di quelli dell’epoca pre-televisione e pre-social media. Però anche qui, nessun problema, ci immagineremo, in sostituzione ai cantastorie, la scena al momento d’addormentarci e durante la giornata.

Quindi, schematizzando, cosa dobbiamo fare?
1 – Pensiamo al sogno che vogliamo fare durante la giornata, e prendiamoci dei momenti in cui immaginare la scena che vogliamo sognare la notte.
2 – La sera, prima di addormentarci, ripetiamo l’esercizio ma immergiamoci totalmente nell’immaginazione finchè non scenderemo nel sonno senza nemmeno accorgercene.
3 – Al risveglio, riportiamo immediatamente i sogni in un quaderno che avremo lasciato (assieme ad una penna!) sul comodino o su un registratore.
Anche qualora non avessimo sognato niente, dovremo comunque scrivere (o parlare, nel caso del registratore), in modo da ingannare la nostra mente, che porrà attenzione all’attività onirica i giorni successivi e ci permetterà così di ricordare i nostri sogni le prossime volte.
Quindi quando non sogneremo nulla scriveremo: “Caro diario, oggi non ho sognato nulla”.

Bene, adesso che abbiamo compreso la tecnica, l’applicheremo ai vari temi del Sabba:
a) – Al Corteo delle Buone Donne;
b) – Al Sabba Onirico;
c) – Al Regno delle Fate;
d) – Alla Caccia Selvaggia;
e) – Evito di riportare le Battaglie in Spirito perché troppo pericolose, ma se siete incoscienti vi basterà comprendere il meccanismo e applicarlo anche qui (a vostro rischio e pericolo!);
f) – Discorsi a parte saranno:
* il sogno condiviso, ovvero incontrare la propria “Compagnia” (nome tradizionale della congrega di streghe) in stato onirico, e
* la scoperta del Famiglio Animale,
che saranno affrontati in altre occasioni.

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A – IL CORTEO DELLE DOMINAE NOCTURNAE

La scena che immagineremo sarà quella di un cielo notturno, dove si volerà assieme ad altre persone a cavallo di una scopa, in groppa al proprio Famiglio Animale (se lo si è già scoperto) o trasformandosi in lui in metamorfosi. A capo di questo corteo vi sarà il proprio Famiglio Deifico. Immaginiamo a questo punto che il corteo plani e atterri vicino ad un’abitazione. Qui si troverà tutto pulito, ordinato e perfettamente decorato. Si procederà tutti assieme verso la cucina. Qui ci troveremo davanti ad un immenso banchetto. Ognuno, quindi, partendo dal Famiglio Deifico, mangerà e berrà qualcosa, e tutti assieme si ballerà nell’abitazione. Una volta terminato ciò, il Famiglio Deifico tirerà fuori una bacchetta di legno e, toccando l’abitazione, gli abitanti addormentati nei loro letti e gli animali domestici, li benedirà con i suoi poteri, facendo risplendere in tutta la casa una luce dorata che uscirà fuori dalla bacchetta.
Una volta che tutto sarà illuminato da questa luce, il corteo procederà nuovamente in aria per arrivare ad un’altra dimora dove ripetere il tutto.

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B – IL SABBA O GIOCO DELLA BUONA SOCIETA’

La scena da immaginare questa volta sarà una foresta buia, la cima di una montagna o di una collina.
Mettendo il caso che si sia scelta la foresta come paesaggio, si immaginerà una moltitudine di persone, completamente nude, attorno ad un fuoco e circondate da fiaccole. Ognuna di queste persone, sé stessi inclusi, avrà una candela in mano. Davanti a sé ci sarà il proprio Famiglio Deifico, a cui ciascuno, a turno, si inchinerà con il cero in mano. Una volta fatto, tutti si siederanno, mangeranno e berranno su degli immensi tavoli di legno vicini al falò, su cui sarà sistemato ogni ben di Dei. Le candele che prima erano tenute in mano adesso saranno poggiate sul tavolo davanti a sé.
Una volta terminato, ognuno riprenderà il proprio cero, e si ballerà formando una danza di luci. Al termine della danza ciascuno proverà a spegnere la candela dell’altro cercando di evitare di far spegnere la propria, e quando tutte le candele si saranno spente si farà l’amore in onore al Famiglio Deifico.
Si sentirà dunque il gallo cantare, apparire all’orizzonte l’alba, e ciascuno si inchinerà nuovamente davanti al Famiglio Deifico prima di allontanarsi e sparire nella foresta.

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C – L’ALTRO MONDO O REGNO DELLE FATE

La scena in questo caso sarà quella di una collina, che immagineremo cava, con una piccola entrata in basso. Una volta penetrata, immaginiamo di scendere in una scala a chioccia e di continuare a scendere, scendere, scendere, o direttamente lasciarsi cadere e atterrare senza farsi nulla. Alla fine della discesa, troviamo un cancello. Varchiamolo. E’ possibile interrompere qui la visualizzazione o immaginare di arrivare, dopo il cancello, in una corte regale, capitanata da due figure fatate sedute su dei troni, il Re e la Regina delle Fate (possiamo anche immaginare un solo trono, con sopra seduto il nostro Famiglio Deifico), e un insieme di cortigiani e nobili fatati, tra cui anche defunti umani.

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D – CACCIA SELVAGGIA O PROCESSIONE DEI MORTI

Immaginiamo una processione composta da penitenti con il volto coperto e vestiti con il saio che portano una fiaccola, altri a cavallo ma con il volto chino, e infine una figura più alta, di complessione fisica più corpulenta e seduta su di un cocchio scintillante riempito di pietre preziose, a guida della processione: il Cacciatore Selvaggio, che porta con sé una clava o un bastone.
Tutte queste figure procedono di notte dalla foresta verso le strade della città, talvolta addirittura innalzandosi nell’aria.
Tra di esse, riconosciamo alcune persone che sappiamo essere già morte, e immaginiamoci di sfilare con loro, anche noi con il nostro saio, il cappuccio, il volto coperto e la fiaccola in mano.
Il volto del Cacciatore Selvaggio (o della Cacciatrice Selvaggia) coinciderà con quello del nostro Famiglio Deifico.

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