Il Ricostruzionismo come pretesto

ritualismo

Oggi, parlando con un mio amico pagano, mi sono reso conto di una cosa: il Paganesimo Contemporaneo non è “così” politeista come sembra. Gira che ti rigira ci sono sempre i soliti 10 Dei che vengono adorati. Ecate, Diana, Cernunno, Aradia, ecc.
Con il mio lavoro, mi sono chiesto, con il lavoro di ricostruzionismo, questo pantheon di quanto si amplierebbe? Di ben poco immagino. Penso che ci sarebbero forse 5 Dei (anzi, Dee) principali, come ad esempio Diana, Erodiade/Aradia, Perchta, la Signora del Gioco e la Regina di Elphame. Il resto dei tantissimi Dei venerati in passato quasi sicuramente passerebbe in sordina.
Ma allora a che serve il ricostruzionismo?
Quando ho iniziato a interessarmi alla storia, a ricavare qualcosa dalla storia della stregoneria, lo ammetto, ero interessato all’uguento. L’unguento stregonesco era il metodo d’elezione per contattare gli Spiriti, per viaggiare fuori dal corpo e incontrare gli Dei, fare Sabba in Loro onore. Sabba con lo Spirito. Tutto attorno a me vedevo metodologie come la meditazione, metodologie che – pensavo – erano sicuramente meno potenti dell’unguento, meno utili. Tutti quei racconti, tutta quella gente che diceva di aver VISTO gli Dei, di averli incontrati, di aver fatto Sabba in Loro onore. Com’era possibile tutto ciò senza pensare che avevano fatto uso di una metodologia sbalorditiva, l’unguento o qualcosa di altrettanto forte? Volevo controllare la storia per trovare un metodo simile, come potenza, all’unguento, ma meno pericoloso per la mia salute.
Eppure, controllando le fonti, controllando la storia, mi sono ritrovato a faccia a faccia con pratiche come l’idromanzia, come il sogno, come il focus monotono… che sono già conosciute da noi! Lo scrying, ad esempio, mi ricordo benissimo di averlo già visto in diversi libri di autori neopagani, penso a Stregoneria Verde 2 di Ann Moura. Il focus monotono, allo stesso modo, è praticamente meditazione!
Sono tornato dunque al punto di partenza.
Le offerte agli Dei riscontrate nella storia della Stregoneria, piuttosto che essere così magiche come pensavo, sono molto semplici. La gente lasciava apparecchiato un tavolo con roba da mangiare e andava a dormire, oppure apriva le bottiglie e lasciava il cibo a portata di mano per le Buone Donne che venivano di notte. Questa è la grande offerta? Questa è la forma di contatto con gli Dei della Stregoneria storica? Preparare il cibo, appoggiarlo sul tavolo e andarsene? Dove sta la preghiera? E le formule segrete che mi immaginavo vi fossero? E le manifestazioni degli Spiriti? Nulla. Al pari di un atto superstizioso, non vi è molta profondità in questa tecnica.
Sinceramente non posso credere che basti un atto così meccanico, io nelle mie offerte prego, contatto, chiedo manifestazioni, segni… dedico anche mezz’ora o un’ora all conversazione con gli Dei. Probabilmente anche in passato qualcuno avrà fatto preghiere più profonde del semplice lasciare l’offerta lì e andarsene, ma non pare essere stata la norma, perlomeno da quanto ci sovviene dalle fonti storiche, che non accennano minimamente a questo aspetto.
E il sabba? Davvero c’è qualcosa di così unico nel sabba? Gli Hare Krishna impostano i loro incontri pregando, danzando, leggendo passi insieme delle loro scritture e mangiando cibo sacralizzato dopo averlo offerto al loro Dio. Il Sabba non è molto diverso: ci si inchina alla Domina o a una ragazza scelta casualmente che la rappresenti per la durata del rito, si danza, si mangia, si discute sugli incantesimi e sulla stregoneria e si fa sesso sacralizzato, talvolta quest’ultimo neanche sempre presente.
E’ dunque così straordinario il sabba storico? A me non pare differire molto da quello wiccan, salvo la mancata apertura del cerchio, la chiamata delle direzioni e il drawing down the moon.
Alla luce di tutto ciò, a me non pare che vi sia una ragione per riprendere le ritualità tradizionali dovuta al maggior funzionamento delle tecnicalità tradizionali.
Anzi, mi sembra che l’attaccamento alla gestualità tradizionale sia limitativo. Se non posso cucinare e dedicare un’offerta di cibo, è forse assurdo pensare di accendere uno stick (qualcosa di moderno) di incenso? Gli Dei mi fucileranno per questo? In antichità non esistevano le candele colorate, è forse anti-tradizionale utilizzarle? E se decidessi di usare il pendolo o la ouija per contattare gli Spiriti, starei forse facendo qualcosa di sbagliato, dato che sono metodologie moderne?
Ha senso essere tradizionalisti e CREDERE in ciò che credevano gli antichi riguardo a ciò che vi è dopo la morte, quando la nostra tradizione, la Stregoneria, ci permette di andare nell’altro mondo e chiedere noi stessi cosa accade dopo la morte, facendo ESPERIENZA DIRETTA? E se la risposta non fosse tradizionale, sarebbe davvero così tragico?
Ma soprattutto, queste tecniche mi fanno ottenere forse un risultato migliore? No. La risposta è no. Il risultato è lo stesso, anche perché spesso la tecnica è la stessa. Infatti lo scrying si conosce già, ed è una tecnica tradizionale, il sogno lucido anche, e così via.
Quindi mi chiedo, la gente come recepirà ciò che scrivo, come lo applicherà – o perlomeno come lo applicherà chi vuole seguire questa via – nella sua pratica? Modificando la sua pratica in una più semplice, ottenendo gli stessi risultati, ma venerando sempre i soliti 4-5 Dei più in voga?
Quale sarebbe allora il mio contributo al Culto? Nessuno. Non cambierebbe assolutamente nulla.
Il mio scopo nel fornire un modello di ricostruzionismo non è sostituire un sistema di pratiche x con un sistema di pratiche y. Anzi, il ricostruzionismo è un pretesto.
Sì, il ricostruzionismo è un pretesto, perché il ricostruzionismo della pratica non è utile, è anzi limitativo.
Il problema è che solo parlando del ricostruzionismo posso ricordare a tutti che non esistono solo quei 4-5 Dei, che vi sono stati tantissimi culti nascosti nel folklore, nelle leggende sulla Caccia Selvaggia e nella storia della Stregoneria dell’epoca medioevale e della prima età moderna, culti che riportano storie di Spiriti, di persone che adoravano tali Spiriti e Dei. Dunque l’unico e vero motivo per cui informare sul ricostruzionismo non è fine a sé stesso.
Il ricostruzionismo è un pretesto, il vero fine è diffondere il culto di questi Spiriti e di questi Dei dimenticati, perché i loro sentieri vengano riaperti, perché si tornino a fare offerte facendo risuonare nuovamente i loro nomi, perché si riprenda la loro venerazione.
Un ricostruzionismo che sia solo una ripresa dei modi degli antichi non serve a nulla, è semplice ritualismo privo di senso, e sicuramente non è quello ciò che auspico di riuscire a riavvivare mediante questo progetto, quello di “Tradizione Italiana”. Il mio unico intento, mediante questo sito, è di usare il Ricostruzionismo come pretesto per riavvivare i culti spenti di Dei e Spiriti che attendono solo che si tornino a porgere offerte in loro onore.
Per le tecnicalità, per le pratiche storicamente accertate, io le cito solo e unicamente per dare un contorno a questo aspetto, per completezza. Ma non devono limitare, se uno vuole aggiungere o togliere qualcosa, benissimo! Perchè il cuore di una religione, di un culto, di una devozione, non è il rituale: è il Dio. E se preferiamo sacrificare i nostri Dei per le formalità ritualistiche, che razza di religione è mai la nostra?

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2 risposte a “Il Ricostruzionismo come pretesto

  1. “Anzi, mi sembra che l’attaccamento alla gestualità tradizionale sia limitativo. Se non posso cucinare e dedicare un’offerta di cibo, è forse assurdo pensare di accendere uno stick (qualcosa di moderno) di incenso?”
    Si, perché certe offerte venivano fatte per un motivo, e l’incenso in grani è solo incenso, mentre gli stick sono misti ad altre sostanze che potrebbero essere legate ad altre divinità ed ottenere un risultato opposto.

    “In antichità non esistevano le candele colorate, è forse anti-tradizionale utilizzarle?”
    Sapendo che i colori sono legati a divinità specifiche, se utilizzi il giusto colore, no non è sbagliato.

    “E se decidessi di usare il pendolo o la ouija per contattare gli Spiriti, starei forse facendo qualcosa di sbagliato, dato che sono metodologie moderne?”
    Con la ouija rischieresti di farti solo del male, ma a parte questo, secondo me sbagli il presupposto di partenza. Ovvero tu scindi rigidamente tra ciò che è giusto o non giusto fare.
    Mentre in un’ottica tradizionale il punti è un altro, ovvero: da un lato ciò che è corretto o scorretto, e dall’altro ciò che è tradizionale o meno.
    E’ chiaro che fare un rito fatto male, ovvero senza seguire le meccaniche sacre ma a caso, sarà scorretto e quindi è sempre meglio non farlo.
    Diversamente non è che perché uno segue un percorso tradizionale allora gli è vietato usare altre pratiche. Tutti i popoli antichi importavano culti e sistemi stranieri quando evidentemente funzionavano.
    Ma non bisogna cadere nell’errore di confondere quello che uno fa nel proprio privato, e quello che è la Tradizione d’appartenenza.

    “Ha senso essere tradizionalisti e CREDERE in ciò che credevano gli antichi riguardo a ciò che vi è dopo la morte, quando la nostra tradizione, la Stregoneria, ci permette di andare nell’altro mondo e chiedere noi stessi cosa accade dopo la morte, facendo ESPERIENZA DIRETTA? E se la risposta non fosse tradizionale, sarebbe davvero così tragico?”
    Le tue esperienze potrebbero anche essere falsate da mille cose, nessuno ci da la garanzia di essere realmente in grado di avere esperienze mistiche corrette. Ed anche quando le abbiamo, meglio dubitarne non essendoci alcuna prova che possa confermarle o smentirle.
    Inoltre anche qui credo sia sbagliato il presupposto di partenza, ovvero pensi di essere in grado di saperne di più di coloro che erano pagani per davvero. Mentre in realtà noi siamo solo una pallida ombra del potenziale spirituale antico.

    • Innanzitutto noto che il sito a te collegato è un sito tradizionalista romano. Questo in parte spiega il motivo per cui mi hai risposto così.
      Il ricostruzionismo di cui parlo in questa sede, invece, è quello della cosiddetta “Buona Società”, un culto di origine pagana rimasto in epoca cristiana. Esso consisteva nella credenza per cui un gruppo di Spiriti capitanato da una figura, solitamente femminile e derivante da Divinità precristiane (troviamo difatti Holda, Perchta, Diana, ecc.), passava di casa in casa in determinate giornate. Questo passaggio avveniva in spirito. La gente lasciava pertanto del cibo sul tavolo della propria cucina durante la notte, pensando che la Buona Società avrebbe mangiato gli elementi sottili, lasciando inalterate le quantità di cibo, e avrebbe danzato, mentre la figura a capo della Società avrebbe lasciato le sue benedizioni sulla casa.
      Gli spiriti che andavano con la Buona Società potevano essere anche persone, che vi andavano mediante tecniche di trance, in sogno, in visione, ecc. Queste persone (che a seconda dei luoghi venivano chiamate Donne di Fuori, Taltos, ecc.) vennero poi chiamate dalla Chiesa “streghe” e proprio da questo viaggio fuori dal corpo deriva il mito della strega in volo.
      Le processioni di casa in casa a poco a poco si stanziarono, diventando poi il Sabba come lo conosciamo, chiamato inizialmente Ludus o Gioco della Buona Società: al posto di mangiare il cibo dalle offerte, le streghe lo portavano seco al Sabba e al posto di danzare di casa in casa, danzavano al Sabba con la signora della Buona Società.
      Nel passaggio da Processione a Sabba si può pensare che il volo in stato di trance sia stato talvolta soppiantato da un rituale fisico: a differenza del Sabba, infatti, le Processioni inizialmente erano esclusivamente in stato alterato di coscienza, anche se la gente lasciava offerte per gli spiriti di praticanti e di altro tipo, non lo faceva per le persone fisiche.

      Data questa premessa, ti rispondo nel merito:
      “Si, perché certe offerte venivano fatte per un motivo, e l’incenso in grani è solo incenso, mentre gli stick sono misti ad altre sostanze che potrebbero essere legate ad altre divinità ed ottenere un risultato opposto.”

      In realtà l’offerta era differenziata in maniera specifica a seconda dell’entità in epoca PRECRISTIANA. Nel periodo qui esaminato, ovvero attorno al X-XVII secolo, non è più così.
      Addirittura Guglielmo d’Alvernia (XIII secolo) afferma che l’offerta di cibo che ti ho sopra accennato, quella fatta agli spiriti della Buona Società, consisteva addirittura nell’aprire le bottiglie e nell’aprire i coperchi.
      Anche altre fonti riferiscono che si apparecchiava del cibo. Quale esso fosse non importava. Quindi dipendeva un po’ da cosa capitava di avere in casa.
      In buona sostanza, l’offerta di cibo non distingueva il cibo X per l’Entità X e il cibo Y per l’Entità Y. Era molto poco specifica.

      Partendo da questo presupposto, volendo ricostruire QUESTA epoca (X-XVII secolo), ha senso differenziare? Ha senso differenziare se prendiamo in esame le epoche precedenti, ma in questa epoca assolutamente no.

      Questo penso che risponda anche alle altre obiezioni dello stesso tipo.

      “Le tue esperienze potrebbero anche essere falsate da mille cose, nessuno ci da la garanzia di essere realmente in grado di avere esperienze mistiche corrette. […] Inoltre anche qui credo sia sbagliato il presupposto di partenza, ovvero pensi di essere in grado di saperne di più di coloro che erano pagani per davvero. Mentre in realtà noi siamo solo una pallida ombra del potenziale spirituale antico.”

      In realtà il potenziale spirituale antico si basava anch’esso sulle esperienze personali. Poi dipende cosa intendi per antico. Stai su un sito di Stregoneria Tradizionale, quindi ci riferiamo al periodo X-XVII secolo, questo qui è “antico”. Se intendi periodo romano non vale più il discorso, ma non siamo su un sito di Religio Romana.
      Premesso ciò, in antichità (X-XVII sec.) l’aspetto esperienziale era molto più marcato.
      Le persone, mediante visioni, sogni, unguenti, ritenevano di andare in processione con la Buona Società, ne facevano esperienza DIRETTA.
      Tu mi dirai “sotto il controllo di qualcuno”. Ebbene, no.
      Ad esempio i Benandanti, praticanti friulani, ottenevano un’iniziazione “in sogno”, ovvero in stato alterato.
      Molti praticanti britannici incontravano i propri spiriti alleati (che in epoca medievale e della prima età moderna vengono chiamati “Famigli”) spontaneamente.
      Si è difatti messa da parte l’ipotesi di una diffusione del culto della Buona Società per via iniziatica o ereditaria: gli studiosi parlano difatti di dream cult, culto del sogno. Si diffuse difatti la credenza in tutta Europa di una processione di esseri spirituali che andava di casa in casa, e da lì qualcuno in sogno o in visione asseriva di esserci andato e pochissimi poi mettevano in atto le visioni creando il sabba fisico. Quindi non si tratta di un culto ereditario, ma di un’attualizzazione, di un’emulazione di una credenza.
      Questa emulazione fisica però restava una minoranza, pertanto l’aspetto esperienziale era il 90% della pratica antica. Ecco perchè parlo di esperienza diretta, perchè è proprio ciò che gli antichi facevano.

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