Perché leggere libri di accademici (e perché odiare gli “stregherini”)

canon episcopi(Passo del Canon Episcopi in cui si accenna alla credenza in Diana ed Erodiade)

Quando mi chiedono “che libri consigli per chi vuole affacciarsi alla Stregoneria Tradizionale”, le persone rimangono deluse quando cito scrittori accademici come Eva Pocs, Carlo Ginzburg, Luisa Muraro, Gustav Henningsen, Sabina Magliocco e altri.
“Ma io voglio qualcosa di pratico, c’è qualcosa scritto dai praticanti?”
Mi dispiace deludervi, ma con l’unica eccezione di “A Deed Without a Name: Unearthing the Legacy of Traditional Witchcraft” di Lee Morgan (e forse, per certi versi, di “Hedge-Rider: Witches and the Underworld” di Eric De Vries), non ve ne sono.
Perché i praticanti hanno un loro “lore”, per dirla all’inglese, una loro narrazione, dei loro miti, che riportano nei libri.
Se nell’ambiente esoterico gira molto parlare di dio e dea, allora mettiamocelo, se il cerchio lo troviamo ovunque, perché dovremmo farcelo mancare? E’ questo spesso il modo di pensare. E lo possono fare perché non hanno referenze.
Se fate caso, infatti, quanti di quei testi hanno mezza fonte? E allora dove hanno tirato fuori quelle informazioni? Stiamo parlando di una tradizione storica: non avere fonti significa parlare del nulla.
Vi siete mai chiesti se ci sono particolari che non tornano? Anche magari storicamente?
Un testo che vi parla di una tradizione del 1400 che vi riporta la chiamata degli elementi, che è stata inventata da Eliphas Levi nel 1800 e portata in auge dalla Golden Dawn… che cosa vi starà propinando?
Leggendo gli accademici probabilmente non ci saranno “istruzioni per l’uso”, ma si capiranno quali pratiche, offerte, ecc. erano più comuni, si capirà com’era strutturato un Sabba, si capiranno quali culti c’erano e lo si apprenderà leggendo direttamente le parole delle persone che credevano in tutto ciò, oppure dalle leggende che ancora passano di orecchio in orecchio e fanno eco rimanenze, rimasugli, resti di quelle antiche tradizioni. I giudici avevano paura, quando giustiziavano gli eretici, che qualcuno ascoltando i capi di accusa li riproducesse: beh noi possiamo farlo e senza che nessuno ci perseguiti. Facciamo questa beffa a chi mandò alla morte così tanta gente per simili comportamenti, diciamo loro implicitamente che nessun fuoco fermerà mai tutti noi.
Vorrei farvi fare inoltre questa breve comparazione: prendete un libro di cosiddetta stregoneria italiana e uno di Tradizione Romana, apriteli e confrontateli. Nel secondo leggerete rimandi a Giamblico, a Catone, alle fonti antiche e storiche. Nel primo invece… beh lasciamo perdere.
Eppure sono entrambe tradizioni RICOSTRUZIONISTE. Nell’ambito (con la buona compagnia di neo-druidi monoteisti) siamo ricostruzionisti di serie B, gente che accetta tutto basta che lo si spacci per “Italiano” DOC.
Ho visto tantissima gente sparlare dei wiccan quando poi ne riprendevano tutto il corpus salvo il rede. Chiamare le feste della ruota dell’anno con nomi italiani non le rende feste tradizionali italiane, crea solo una Wicca pizza spaghetti e mandolino.
Ce l’ho forse con gli eclettici? Assolutamente no!
Io sono ammaliato dalla Tradizione wiccan di Ara, Raymond Buckland secondo me è un grande, ma li rispetto perché non cercano di far passare le loro tradizioni per qualcosa di diverso da ciò che sono: Wicca.
Ciò che non riesco a sopportare sono gli “stregherini” che fanno passare una cosa per l’altra, perché non permettono ulteriori sviluppi, ulteriori ricerche, ti ritrovi sommerso da materiale palesemente copiato dalla Wicca e se non ci pensi lo assumi per vero.
Se vi pare una cosa di poco conto, pensate per un attimo alla storia. Il culto della Signora del Gioco, ad esempio, è stato uno dei più radicati nel nostro Paese, in Val di Fiemme decine di persone morirono nei processi e citarono questa figura di fronte ai giudici, ancora oggi permane nel folclore e il suo nome è stato dimenticato perché qualcuno vuole giocare a fare l’apprendista stregone con la tradizione di altri (magari  poi deridendoli pure).
Madonna Horiente fu adorata e il suo culto fu così forte che Sibillia Zanni e Pierina De’ Bugatis nel 1390 ne parlarono nei loro processi. Per averla venerata vennero uccise a Milano, sulla piazza davanti a s. Eustorgio.
Queste persone sono MARTIRI, e il loro ricordo, così come quello della Dea a loro così cara, non deve sparire. Soprattutto non si deve obliare perché una ragazzina possa giocare a fare la strega tradizionale grazie a testi scritti da chi non ha il minimo rispetto né la più piccola scintilla di onestà nel descrivere una tradizione di cui non sa assolutamente nulla.

lucio apollonio1

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2 risposte a “Perché leggere libri di accademici (e perché odiare gli “stregherini”)

  1. Sacrosantissime parole! Pensavo a questo tema qualche giorno fa, ma più precisamente sul fatto che molte persone gettano merda (scusa l’eleganza) sugli studi accademici solo perché non sono conformi al loro pensiero, blaterando cose come l’accademia fa schifo, dicono cose non vere etc. etc. Io vedo solamente invidia ed ignoranza, se penso che uno studioso normalmente passa anni a fare ricerche prima di pubblicare un libro che fa 200 pagine tirate. Restando comunque un ottimo lavoro. Ma ovviamente no, meglio continuare a giocare alla strega tradizionale, fare foto fighe da mettere su Instagram per far vedere che “loro sanno e possono” e parlare di cose che non si conosce, storpiando nomi e parlando di libri letti solo grazie al traduttore di Google.

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