Perchè chiedere aiuto agli Spiriti?

Matthewhopkins

Spesso, in ambito magico, si cerca di bypassare la dimensione spirituale, di contatto e di richiesta a Dei, Famigli o altre entità, perchè sicuri di “potercela fare da soli”.

Perchè, invece, noi riteniamo sia necessario l’intervento di uno Spirito per ottenere risultati significativi nella pratica magica? Per rispondere a tale domanda, analizziamo in primis i dati e la storia della ricerca parapsicologica sull’intervento della mente sulla realtà materiale. Escludendo la ritualistica, infatti, il vero cuore della magia risiede nell’azione che la propria volontà può esercitare sul mondo: per dirla in altre parole, il nocciolo della magia è la Psicocinesi.

Chiamata anche PK nella ricerca parapsicologica, si è iniziato a studiarla grazie a Joseph Banks Rhine negli anni ’30.
Sebbene quest’ultimo e suoi collaboratori avessero rilevato un ampio effetto della PK nell’interferire con fenomeni casuali come il lancio dei dadi, il suo lavoro conteneva vari errori metodologici, e successivi studi – sebbene abbiano confermato la presenza di un reale effetto della mente sulla materia – hanno scoperto che la potenza di tale effetto era molto minore di quanto si pensava.

Ad esempio, uno studio del 1991 di Dean Radin e di Diane Ferrari in cui venivano prese in esame 148 indagini sperimentali con cadute di dati svolte tra il 1935 e il 1987, per un totale di 2.569 partecipanti e ben 2.592.817 lanci, affiancati da 31 esperimenti di controllo comprensivi di 1353.288 lanci in cui non vi erano tentativi di alterare i dadi, faceva notare come la forza dell’effetto PK non era riuscita ad alterare più dell’1,2% dei lanci [1].

Pertanto è indubbio che vi sia un effetto della mente sulla materia, ma questo è debole, non possiamo davvero pensare che basti da sé a modificare la nostra vita nel modo che vorremmo.

“Noi abbiamo i rituali proprio per aumentare tale forza”, potrà obiettare qualcuno. Ma un 1,2%, anche se raddoppiato, diventerà un 2,4%. Diciamo decuplicato? 12%. E’ un’influenza assai misera.

Per tale motivo è utile avere qualcun altro a cui chiedere di intervenire con il proprio potere. E’ vero, non è sotto il nostro controllo, non sappiamo se la nostra richiesta sarà accettata o meno, è un Senziente, Cosciente, Individuale, ha una propria Volontà, possiamo provare a convincerlo, a chiedere ripetutamente. Siamo nell’incertezza, lo ammetto. Ma di certo è meglio di un influsso del 2%.
E anche per tale motivo, per avere maggiori possibilità di essere ascoltati, è opportuno creare un legame con uno Spirito.
Non possiamo pensare di convincere uno sconosciuto a intervenire nelle nostre vite, che sia umano o Sovraumano.
E’ per questo che la tradizione vuole che ogni giorno le streghe nutrissero il proprio Famiglio, che gli dessero cibo. Non perchè gli Spiriti lo necessitano, ma per mantenere un legame.
Bessie Dunlop, una strega scozzese del 1576 che aveva come Famiglio lo Spirito di un defunto di nome Tom Reid, non a caso affermava che “non avrebbe potuto fare niente da sè”, ma solo grazie a ciò che le diceva Tom [2].

Note

[1] Radin, D. I. & Ferrari, D. C. (1991). Effects of consciousness on the fall of dice: A meta-analysis. Journal of Scientific Exploration, 5(3), 61-84.

[2] Emma Wilby. Cunning-Folk and Familiar Spirits: Shamanistic Visionary Traditions in Early Modern British Witchcraft and Magic. Sussex Academic Press, 2006, pag. xii.

lucio apollonio1

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