Stregoneria Italiana e legittimità storica

Recentemente ho letto diversi articoli che attaccavano l’origine storica della Stregoneria Italiana, pertanto ho deciso di prenderne spunto per rispondere alle principali obiezioni sulla legittimità storica della Tradizione Italiana.

Un esempio è quello di ritenere la Stregoneria Italiana figlia della Wicca, in quanto il lavoro di Leland, Aradia, è stato riportato in auge dal fondatore della neostregoneria, ovvero Gardner.

In parte è vero che l’interesse di molta parte degli attuali praticanti verso la Stregoneria Italiana sia merito della Wicca, ma ciò sicuramente non significa ammettere che la Stregoneria Italiana derivi da essa. Vogliamo, ad esempio, dire che studiosi del calibro di Carlo Ginzburg fossero interessati alla Wicca, nel trattare il tema della stregoneria post-cristiana pre-moderna?

I praticanti della Tradizione Italiana sono spesso accusati di essere affetti da una sorta di “sindrome delle origini”, che dovrebbero, a dire dei detrattori, superare accettando di essere una derivazione wiccan o, peggio, una sua sotto-tradizione.
Questo argomento è certamente fallace, in quanto parliamo di un ricostruzionismo della stregoneria in ambito post-cristiano e precedente al neopaganesimo attuale, pertanto dovremmo semmai liberarci il più possibile di eventuali influenze moderne, piuttosto che farcene vanto, e cercare di ricostruire in maniera massimamente fedele il culto dei nostri avi. Fare altrimenti sarebbe pari al chiedere a un tradizionalista romano di non attenersi alle fonti scritte, ma di inventare. In questo caso, ciò che ne deriverebbe non sarebbe più definibile nè Tradizione Romana, nè tanto meno Stregoneria Tradizionale.

Difatti, molte accuse derivano dalla mancata conoscenza dell’argomento, spesso infatti succede di definire “Stregoneria Italiana” il lavoro di autori come Raven Grimassi, che certamente sbagliano a denominare le proprie usanze in tale maniera, e non si conta l’esistenza di una reale sopravvivenza di paganesimo nelle campagne in epoca cristiana (e talora fino ai giorni nostri). Un esempio, innegabile, di questa sopravvivenza è rappresentato dal video del 2000 di in un rituale in Sardegna praticato in onore a Maimone:

Un tema che viene spesso tirato in ballo, nell’attaccare la Stregoneria Italiana, è quello della veridicità dello scritto “Aradia” di Leland.
Partiamo dal presupposto che, qualora esso non fosse autentico, rappresenterebbe comunque un ricostruzionismo del culto a Diana e ad Erodiade praticato in antichità e di cui parlano testimonianze e trattati inquisitori.
Ma, per comodità, prendiamo come punto di partenza che sia veritiero.

Una critica molto comune a questo testo riguarda i temi della sessualità, dell’anticlericalismo e della rivolta che si riscontrano in esso, che secondo alcuni rappresenterebbero la prova dell’influenza del pensiero di Leland sul documento.
Tuttavia, questa visione non tiene conto dell’influsso che hanno esercitato centinaia di secoli di condizionamento cristiano, esplicati in modo significativo in trattati inquisitoriali come il Malleus Maleficarum, che hanno portato poi all’immagine della strega come donna depravata, che sputa sulla croce e che è sprezzante dell’ordine, della gerarchia e della morale.

Un’altra critica riguarda il nome di Aradia, secondo taluni “pressoché sconosciuto in Italia sia nel medioevo che nell’età moderna”.
Questo nome appare più familiare se viene visto come una corruzione di Erodiade, figura assai presente nella stregoneria medioevale, così come ci suggerisce lo stesso Leland.
Esso non fu certamente il primo caso di corruzione, ricordiamo infatti, della stessa origine, la figura veneta della Redodesa.

Ancora, si afferma che vi sia un’influenza “colta” quando, nel Vangelo delle Streghe, appare la figura della Diana classica piuttosto che della “Domina Ludi”, scordandosi che nello stesso testo sussistono anche influenze non classiche, come ad esempio l’unione di questa Dea con Lucifero.

Anche il nome Diana, piuttosto che quello di Tana di Etruscan Roman Remains, suscita in alcuni perplessità, nonostante sia conosciuto dai tempi del Canon Episcopi, dove venne tra l’altro riportato. In secondo luogo, nello stesso Etruscan Roman Remains, vi è una sezione chiamata “Diana and Herodias”, dedicata proprio a queste due Divinità.

Nonostante, poi, la comparsa di Virgilio nel testo sembra avvalorare l’ipotesi di un’influenza “colta”, è bene ricordare che molta parte del folklore popolare riguarda grandi uomini del passato reinterpretati dal popolo nelle più diverse situazioni, un esempio tra tutti è quello di Casanova, le cui leggende sono famose quasi quanto lui.

Un altro argomento sul tema riguarda l’accusa che nessun altro caso di stregoneria storica riprenda così tanti elementi legati al paganesimo classico.
Ciò è vero, d’altra parte lo stesso Leland afferma che molte parti non fanno parte del “Vangelo delle Streghe”, ma le ha inserite lo stesso in quanto trattanti lo stesso argomento.

Infine, un’ultima critica afferma che “la Diana classica pur protettrice degli schiavi, non aveva alcun carattere rivoluzionario, al contrario le sue feste erano inserite in un sistema “sociale” ben preciso”, non tenendo però conto che questo sistema sociale andò distrutto con l’arrivo del cristianesimo.

lucio apollonio1
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