Viaggio nella magia popolare di Manfredonia

Riporto quest’articolo di Teresa La Scala, “Viaggio nella magia popolare di Manfredonia”, originariamente postato su Manfredonia.net.
Preso da: http://it.groups.yahoo.com/group/wiccanews/message/722

Le masciére, anche se tendono a essere piuttosto diffidenti tra di loro, sono legate da un patto di ‘sorellanza’: questo patto, però, non si estende a tutte le masciére di Manfredonia ma ne comprende solo tredici, obbligate a prestarsi aiuto e assistenza, ma non a scambiarsi le ricette, che sono un tesoro privato e personale.

Tredici masciére formano u rutìll, un gruppo che si riunisce almeno una volta alla settimana in una sorta di congrega, per scambiarsi informazioni e pettegolezzi, e per celebrare insieme alcuni riti magici. A volte, infatti, è necessario concentrare numerosi poteri per riuscire a compiere un incantesimo particolarmente difficile.

I membri della congrega si chiamano tra loro solo con il nome segreto, che hanno assunto nel momento in cui sono diventate masciére o hanno scoperto di esserlo.

Si racconta che uno dei posti destinati ai rutiìll dalle masciére a Manfredonia era il Palazzo Delli Santi, in via Santa Maria delle Grazie: le masciére vi giungevano a notte fonda, ognuna col suo familiare al seguito.

Il familiare è l’animaletto preferito dalla masciére, e di solito è un gatto o un cane, preferibilmente neri, oppure un rospo, un pipistrello, un corvo, un topo, un gufo o una civetta.

E quando si erano riuniti tutti hai voglia a dire “Stàteve cïtt!”, o “Parléte chiéne chiéne, ca se nò sò viaggje d’àcque!”: del resto era difficile tenere a stretto contatto un cane e un gatto, e un topo e un corvo e una civetta, e pretendere pure che stessero in silenzio.

Il primo ad inquietarsi, di solito, era il cane, che proprio non sopportava il fatto che un gatto gli dovesse passare sotto il muso facendogli, per di più, il solletico con la coda: così cominciava ad abbaiare, inseguendo il gatto che, immancabilmente, finiva sul cornicione. Sul cornicione, intanto si era bella e acquattata la civetta, per godersi lo spettacolo dall’alto: se non che il gatto, ritrovandosela davanti, pensava bene di farsi un bello spuntino di mezzanotte. La civetta, allora, gridava spaventata e cominciava a volare in tondo sopra il cortile, finché non avvistava il topo e gli si gettava contro in picchiata, mentre il topo, accortosi del pericolo, si affrettava a nascondersi tra le gambe delle masciére in riunione: ma, naturalmente, tra le masciére c’era quella che non sopportava i topi e, via con urla e corse e salti sulle sedie, incurante se ci fosse o no seduta un’altra mascière…

A quel punto dalle finestre e dai balconi si potevano vedere tutte le luci che si accendevano, e cominciava una micidiale scarica di vacìli –bacinelle-, ruàgne –pitali- pieni e vuoti, matterelli, scope e “Dàlle a lì masciére!”.

E non era cosa insolita che volassero pure un paio di fucilate, nel tentativo di liberarsi della cuccuéscje, notoria portatrice di malaugurio. Ma questa è un’altra storia e ve la racconto un’altra volta…

Decisamente i Sabba sono molto più tranquilli. Il Sabba è la grande festa delle masciére, che si riuniscono per banchettare, danzare e ritrovarsi tutte insieme. Anche il Sabba si tiene di notte, ma in posti isolati e selvaggi, ben lontani dalle traiettorie di lancio-utensili… . I luoghi prescelti presentano tutti la stessa peculiarità: al centro hanno una roccia piatta o un grande albero intorno al quale, se vi trovate a passarci il giorno dopo, si possono vedere i cerchi disegnati nella polvere o nell’erba dai piedi delle masciére.

Il Sabba ha luogo solo quattro volte all’anno: il 2 febbraio, la notte della Candelora, il primo maggio, la notte di San Giovanni, tra il 24 e il 25 giugno, e la notte di Ognissanti, tra il 31 ottobre e il primo novembre.

Vi partecipano tutte le mascière, e quelle che hanno marito lasciano nel letto un bastone a cui danno le loro stesse sembianze: in questo modo se l’uomo si sveglia, crederà che è la moglie quella che dorme tranquillamente al suo fianco.

I festeggiamenti cominciano a mezzanotte: le masciére si siedono a tavola e mangiano a lume di candele nere; poi, al suono di flauti e tamorre, si aprono le danze: i balli preferiti dalle masciére consistono in una serie di salti verso l’alto, con le braccia tese, oppure in girotondi forsennati intorno a una pietra o a un albero.

Alla fine, stanchissime e soddisfatte, le masciére tornano a casa, necessariamente prima del canto del gallo che, come tutti sanno, mette in fuga le potenze oscure.

Ci sono dei luoghi, sul Gargano, dove è meglio non avventurarsi in piena notte, perché da secoli le masciére vi tengono i loro Sabba.
Per esempio le masciére delle nostre parti adorano radunarsi sotto lo ‘zappino dello Scorzone’, un grande albero di pino vecchio di settecento anni, situato tra Peschici e San Menaio; o sotto gli enormi cerri del Bosco Quarto; oppure sotto le fronde del tasso millenario che si trova in località Baracconi, nella Foresta Umbra.

Ma guai a chi cerca di spiarle: se le masciére lo sorprendessero, prima lo picchierebbero di santa ragione e poi niente lo salverebbe dall’essere trasformato in rospo.

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