Gli strumenti esistenti e quelli inventati

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Gli strumenti, nella Tradizione Italiana, sono molto semplici e cambiano spesso a seconda dell’uso. Come si può infatti notare leggendo gli scritti di Leland o qualsiasi altro testo di magia popolare italiana, non esistono degli “strumenti prestabiliti”, cambiano semmai in funzione del rituale che vogliamo svolgere.
A seconda dello scopo, possono includere:

– erbe e sale (usati soprattutto nella creazione di sacchetti propiziatori)
– carboncini (modernizzazione dell’accensione di un fuoco atto allo scopo) e incenso
– candele (quasi sempre presenti)
– fiori (molto comuni nelle offerte a Spiriti e Dei)
– piatti e coppe (principalmente per i Sabba o per offerte di cibi)
– spaghi (per la magia dei nodi)
– bamboline realizzate nei più disparati modi
– chiodi, aghi e oggetti appuntiti
– scope (usate principalmente per scacciare il male, per portare fortuna e a volte come base su cui lubrificare l’unguento)
– pentole e calderoni
– contenitori e ampolle
– unghie, capelli, sangue e fluidi corporei

e molto, molto altro ancora.

A seconda infatti della regione, del paese e dell’usanza, possono esservi strumenti diversi e differenti variabili dello stesso rituale. Quello che possiamo affermare con certezza è che questi derivino dalla magia più “popolare”, del volgo e delle campagne.

Ricordiamo infatti che solo in tempi recenti il nostro Paese ha superato il problema dell’analfabetizzazione, pertanto non potremo di certo considerare “tradizionali” strumenti e pratiche cabalistiche o cerimoniali, che appartenevano a una fascia della popolazione più alta, che conosceva più lingue, spesso nobili o addirittura prelati.
Analizziamo dunque alcuni strumenti e pratiche che certamente non sono tradizionali, sebbene spesso siano fatti passare per tali.

Gli strumenti “inventati”

Il pentacolo

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Nonostante sia spesso associato al politeismo, questa sua connessione è molto recente, e deriva principalmente dal suo uso nella Wicca. La Wicca a sua volta l’ha ripreso da Thelema, che l’ha infine acquisito dalla Golden Dawn.
Il suo utilizzo, quindi, è totalmente assente nella Tradizione Italiana, la quale, come già detto, è priva di influenze cerimoniali.

Athame e spada 

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Sebbene siano talvolta usati coltelli nei rituali di magia popolare e quindi di Stregoneria, sono abbastanza infrequenti e non hanno mai la funzione che svolge l’athame: non vengono usati per tracciare cerchi né pentacoli, non sono immersi nelle coppe per il Piccolo Rito (tra l’altro assente nella Tradizione Italiana) e sono sprovvisti di tutte le altre caratteristiche tipiche dell’athame. Stesso discorso vale ovviamente per la spada.
Ricordiamo poi l’origine dello strumento in questione: il suo nome deriva da “arthame”, un arnese con le stesse caratteristiche e che si ritrova nella Clavicula Salomonis, il principale grimorio di evocazioni dell’alta magia cristiano-giudaica medievale.

Cerchio e guardiani

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Lo so, il cerchio non è uno strumento, ma ho comunque deciso di inserirlo in questa sede dato che è una tecnica e prassi molto spesso associata, erroneamente, alla Tradizione Italiana.
Il suo uso deriva dalla magia cerimoniale, spesso infatti la sua creazione è accompagnata da nomi divini ebraici e simboli occulti. Questo, come si può ben notare, è un tipo di magia di stampo giudaico-cristiano e molto lontano dalle pratiche di origini pagane riscontrabili invece nelle campagne.
Mi si obietterà che talvolta è individuabile, nelle illustrazioni dell’epoca, l’uso del cerchio nel descrivere le attività delle streghe.
Vorrei far notare, a tal proposito, un’immagine del 1693, in cui si nota un particolare interessante:

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Zoommo meglio:

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Si tratta, ancora una volta, di caratteri ebraici. Va notato infatti come nei racconti inquisitori il cerchio sia assente (al massimo vi sono descrizioni di danze in circolo), pertanto queste raffigurazioni deriveranno certamente da ricordi di quelle classi alte che erano a contatto con questo tipo di magia. In fondo come sarebbe stato possibile che delle contadine, che parlavano in dialetto, che non sapevano scrivere né conoscevano il latino, salvo forse alcune parti imparate a memoria della messa cattolica, sapessero l’ebraico?
Discorso analogo vale per “le quattro direzioni e i loro guardiani”, anch’essi derivanti dallo stesso ambito.

lucio apollonio1

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4 risposte a “Gli strumenti esistenti e quelli inventati

  1. Molto interessante come articolo anche se il fatto di dover ribadire concetti che dovrebbero essere noti a tutti i praticanti di “tradizioni ” italiane denota quanta ignoranza dilaga… Complimenti ancora per la chiarezza dell’esposizione!!

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