La Trance

trance

L’immagine che un po’ tutti conoscono, quella cioè della strega in volo sulla scopa, altro non è che una rappresentazione fantastica del “volo in spirito” che compivano e compiono tuttora gli appartenenti alle Vie Tradizionali.
Per operare questo distacco tra il corpo e l’anima, si usavano prevalentemente unguenti composti da sostanze psicotrope, così come, in molte altre parti del mondo, gli sciamani assumevano piante allucinogene per effettuare il loro “viaggio sciamanico”.
Nella Tradizione Italiana questo processo è testimoniato dalle figure ancora oggi conosciute delle Gatte Masciare pugliesi, che, secondo la credenza popolare, si “buttano in volo” dopo essersi cosparse di olio masciaro, trasformandosi in felini. 
Altro esempio è la Sùrbile sarda, il cui spirito si trasforma in mosca per viaggiare.
Come già specificato sopra, questi voli altro non sono se non allegorie del viaggio che l’anima compie distaccandosi volontariamente dal corpo, mentre l’animale in cui essa si trasforma e che talvolta si manifesta in forma fisica è chiamato famiglio o spirito familiare nei processi inquisitori e può essere assimilato alla figura sciamanica dell’animale guida.
Data la natura sciamanica di questa pratica, e data la pericolosità oltre che l’illegalità dell’utilizzo di sostanze stupefacenti per questo scopo, chiunque voglia provare ad ottenere uno stato alterato di coscienza (che talvolta, sebbene più raramente rispetto al risultato ottenibile dall’unguento, può tramutarsi in un verso e proprio “viaggio in spirito”) può utilizzare il tamburo, anch’esso di derivazione sciamanica.
Si comincia esprimendo la propria volontà (ad esempio di contattare una Divinità o un’entità specifica), quindi si inizia a percuotere lo strumento ad un ritmo forte ma monotono ed incessante, io ad esempio uso un ritmo di 3 battiti e una pausa, 3 battiti e una pausa e così via, ma chiunque può utilizzare gli schemi ritmici con cui si trova meglio o anche un CD con suoni registrati, se lo si trova più comodo o efficace.
Ci si concentra dunque sul suono, chiudendo gli occhi ed ignorando qualunque pensiero, ricordo, immagine o rappresentazione che si presenti davanti a noi, tornando ogni volta al suono del nostro tamburo quando ci scopriamo distratti.
La seduta inizialmente potrà durare una quindicina di minuti, ma più si andrà avanti e più il tempo potrà aumentare, alla fine della quale potremo capire ciò che abbiamo visto, sentito, percepito (se vi sarà qualcosa di visto/percepito/sentito) nella trance (a cui, ricordo, non dobbiamo badare nel corso della seduta, ma il nostro compito sarà quello di concentrarci sul suono del nostro strumento), distinguendo tra le nostre fantasie mentali, messaggi fuorvianti e segnali autentici. Inizialmente questa scrematura sarà difficile da attuare, pertanto consiglio ai neofiti di prendere “con le pinze” tutti gli eventuali “messaggi”, tenendo a mente che, quando uno di questi segnali sarà veritiero, non ne avremo dubbi, lo percepiremo immediatamente come tale e la “qualità” del segno sarà completamente diversa dai prodotti del nostro inconscio o da altre illusioni.

lucio apollonio1

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