Il Sabba

Sabba

I Sabba o Tregende sono le festività della Tradizione Italiana, avvengono in giornate molto potenti a livello magico e sono dei momenti d’incontro per gli appartenenti al Culto. 
Coloro che non potevano parteciparvi fisicamente vi si recavano in spirito, grazie alla trance o ad unguenti allucinogeni molto pericolosi.
I giorni specifici per queste feste variano da tradizione a tradizione, in quella dei Benandanti ad esempio si effettuano nelle Quattro Tempora. Le Quattro Tempora sono ritenute la cristianizzazione delle feste o feriae che al principio delle stagioni erano celebrate per implorare la protezione degli Dei sui frutti dei campi. Queste feste ricorrevano solo tre volte l’anno, ovvero: al principio dell’Estate per l’imminente raccolta del frumento (feriae messis), al principio dell’Autunno per la vendemmia (feriae vindemiales) e nel cuore dell’Inverno (feriae sementinae) per le semine già affidate alla Terra oppure per la raccolta delle olive. Le prime erano fissate in giugno, le seconde tra il 19 agosto e l’equinozio di settembre, le terze nella settimana che precede il solstizio d’inverno. In seguito il cattolicesimo aggiunse le feriae di Primavera, fissandole alla prima settimana di quaresima. 
Un altro giorno festeggiato da varie tradizioni è il Plenilunio, celebrato anche nell’”Aradia”, che ci fornisce le informazioni su come il rito è strutturato:

Bisogna prima di tutto preparare personalmente del cibo per l’occasione, il testo ci dice di fare dei dolci a forma di mezzaluna con farina, sale, acqua, vino e miele (se siete vegani potete sostituire con il malto, a patto che modifichiate anche nel testo la parola “miele” con “malto”).
Prima di impastare bisogna prendere gli ingredienti, recitare la “Scongiurazione della Farina”:

“Scongiuro te, o farina!
Che sei il corpo nostro, senza di te
Non si potrebbe vivere, tu che
Prima di divenire farina,
Sei stata sotto terra, dove
Sono nascosti tutti in segreti,
Macinata che sei, a metterti al vento,
Tu spolveri per l’aria e te ne fuggi
Portando con te i tuoi segreti!
Ma quando grano sarai in spighe,
In spighe belle, che le lucciole
Vengano a farti lume perche tu
Possa crescere piú bella, altrimenti
Tu non potresti crescere a divenire bella,
Dunque anche tu appartieni
Alle Streghe o alle Fate, perchè
Le lucciole appartengono
Al sol…
Lucciola caporale,
Vieni corri e vieni a gara,
Metti la briglia alla cavalla!
Metti la briglia al figliuolo del re!
Vieni, corri e portala a me!
Il figliuol del re te lascerà andare
Però voglio te pigliare,
Giacche sei bella e lucente,
Ti voglio mettere sotto un bicchiere
E guardarti colla lente;
Sotto un bicchiere in starai
Finchè tutti i segreti,
Di questo mondo e di quell’altro non mi farai
Sapere e anche quelle del grano,
E della farina, appena
Questi segreti io saprò,
Lucciola mia libera ti lascerò
Quando i segreti della terra io saprò
Tu sia benedetta ti dirò!”

 

Poi quella del sale:

“Scongiuro il sale, suona mezza giorno
In punto, in mezzo a un fiume
Entro e qui miro l’acqua.
All’acqua e al sol, ad altro non penso,
Che a l’acqua e al sol, a loro
La mia menta tutta è rivolta,
Altro pensier non ho, desidero
Saper la verità, che tanto tempo é
Che soffro, vorrei saper il mio avvenir,
Se cattivo fosse, acqua e sol
Migliorate il destino mio!“

 

Quindi quella di Caino:

“Tu Caino, tu non possa aver
Nè pace e nè bene fino a che
Dal sole andato non sarai coi piedi
Correndo, le mani battendo,
E pregarlo per me, che mi faccia sapere
Il mio destino, se cattivo fosse,
Allora me lo faccia cambiare,
Se questa grazia mi farete,
L’acqua allo splendor del sol la guarderò:
E tu Caino colla tua bocca mi dirai
Il mio destino quale sarà:
Se questa grazia o Caino non mi farai,
Pace e bene non avrai!”

 

Dunque si può impastare e, infine, si recita la scongiurazione a Diana mentre si infornano i dolciumi:

 

“Non cuocio nè il pane nè il sale,
Non cuocio nè il vino nè il miele,
Cuocio il corpo, il sangue e l’anima,
L’anima di Diana, che non possa
Avere nè pace e nè bene,
Possa essere sempre in mezzo alle pene
Fino a che la grazia non mi farà,
Che gliel’ho chiesta e gliela chiedo di cuore!
Se questa grazia, o Diana, mi farai,
La cena in tua lode in molti faremo,
Mangeremo, berremo,
Balleremo, salteremo,
Se questa grazia che ti ho chiesto,
Se questa grazia tu mi farai,
Nel tempo che balliamo,
Il lume spegnerai,
Così al l’amore
Liberamente faremo!”

 

E adesso concentriamoci sul rituale vero e proprio:

Si prenda come base il rituale di devozione, quindi si mangi e si beva in onore alla Divinità e, finito il banchetto, si canti, si balli e si faccia musica sempre per il Nume. In aggiunta se lo si desidera e solo tra consenzienti, si spengano le candele e si offra al Nume il frutto del piacere sessuale, altrimenti è sufficiente chiudere il rituale ringraziando il Nume di averci dato la sua attenzione.

lucio apollonio1

back

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...