“Aradia o il Vangelo delle Streghe” è un testo autentico o no? Dipende

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Oggi parleremo dell’“Aradia o il Vangelo delle Streghe”, il famosissimo testo pubblicato dall’antropologo americano Charles Godfrey Leland nel 1899, ricevuto da una strega italiana (Maddalena o Margherita Talenti, Taleni, Zaleni o Taluti; il nome è ricavato dalle corrispondenze che ella intratteneva con quest’ultimo e purtroppo la scrittura in corsivo ci lascia incerti sul suo vero nome, ma ci conferma che fosse una persona reale) e rappresentativo delle tradizioni della Toscana e di parte della Romagna.

Qual è la nostra idea in merito? La nostra idea è che i personaggi dell’Aradia fossero effettivamente presenti nel folklore toscano: leggende relative alle figure di Diana ed Erodiade come spiriti a capo delle streghe sono attestate molto prima del Leland. Pensiamo infatti alla testimonianza, datata metà XV secolo, dell’arcivescovo di Firenze Sant’Antonino, che discorrendo delle credenze popolari del suo tempo così si esprimeva:

“De quibusdam aliis superstitionibus, et primo de mulieribus credentibus se cum Diana vel Herodiade nocturnis horis equitare, vel se in alias creaturas transformari, ut dicitur de his, quae vulgariter dicuntur Streghe vel Ianutiche”.

[Fonte: Giuseppe Bonomo. Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal sec. XIII al XIX con particolare riferimento all’Italia. Palumbo Editore, 1985, pag. 70.]

La professoressa di antropologia e religione Sabina Magliocco ha dimostrato che varianti simili ad Aradia (Arada, Araja, Sa Rejusta, Redodesa, ecc.) sono state impiegate in numerosi folklori regionali per riferirsi ad Erodiade. Quindi è molto probabile che Aradia sia effettivamente un nome locale, un’abbreviazione o una corruzione di Erodiade. Leggende su Erodiade che, assieme a Diana, viaggia nell’aria a capo del corteo delle streghe si hanno in tutta Europa dal medioevo in poi.

[Fonti: Sabina Magliocco. “Aradia in Sardinia: the Archeology of a Folk Character”, in D. Green and D. Evans, ed., Ten Years of Triumph of the Moon: Essays in Honor of Ronald Hutton, 40–60. Bristol, UK: Hidden Publishing, 2009.

Sabina Magliocco. Who Was Aradia? The History and Development of a Legend. The Pomegranate: The Journal of Pagan Studies, Issue 18, Feb. 2002.]

Inoltre, che il Vangelo delle Streghe fosse un’invenzione di Leland è da escludere, visto che il medievalista Robert Mathiesen ha dimostrato, analizzando le carte, che le parti in italiano del testo non erano state ritoccate, salvo piccoli aggiustamenti “esattamente del tipo che avrebbe fatto un correttore di bozze confrontando la propria copia con l’originale”.

[Fonte: Robert Mathiesen, Charles G. Leland and the Witches of Italy: The Origin of Aradia, in Mario Pazzaglini (a cura di), Aradia, or the Gospel of the Witches, A New Translation, Blaine, Washington, Phoenix Publishing, Inc., 1998.]

Quello che però Mathiesen ha dimostrato anche, è che il Vangelo originale fosse molto più piccolo di quello che ci è arrivato. Quest’ultimo infatti è stato “riempito” di materiale derivante da racconti popolari e leggende che Leland aveva già recuperato e trascritto in “Etruscan Roman Remains in Popular Tradition” (1892); “Legends of Florence Collected From the People” (1896) e “Unpublished Legends of Virgil” (1899).

Ciò che rimane togliendo queste aggiunte è, dunque, più che un vangelo, una leggendina, un racconto.

Probabilmente quindi Maddalena ha solo messo in forma scritta tale racconto popolare, che Leland ha poi riportato e inserito assieme a tante altre leggende raccolte in precedenza.

In sintesi, dunque, non esiste alcun Vangelo delle Streghe unitario, nessun testo antico, ma tante leggende che invece probabilmente sono antiche o almeno rielaborazioni derivanti da substrati antichi (dato che il tema di Diana ed Erodiade che guidano le streghe è di origine medievale).

Quindi erano solo leggende? Non esistevano veramente streghe che veneravano Diana ed Erodiade/Aradia in passato?

Al contrario! Proprio la presenza di leggende ci permette di ritenere che qualcuno le avesse messe in atto! La prof.ssa Magliocco infatti ci ha introdotti al concetto di ostensione, che in sintesi afferma come molte persone, proprio partendo da credenze e racconti popolari, tendano poi ad emularli. In un ambito come questo, che è religioso, ciò significa che sono probabilmente esistiti fedeli di un culto deputato a Diana, Aradia/Erodiade e Lucifero/Apollo. Semplicemente però, essendo non organizzati ma mere emulazioni spontanee, non si trattava di grandi gruppi religiosi alternativi a quello cristiano, o di sette che erano in comunicazione con le altre realtà che praticavano la stessa fede in diversi luoghi, ma di persone che talvolta si riunivano con amici o parenti a eseguire emulazioni di leggende. Per capire meglio questo concetto, leggiamo direttamente dalle parole della Magliocco:

“Ostensione è il termine usato da Degh e Vazonyi per la messa in atto delle leggende. Per esempio, una casa infestata ad Halloween può essere il ritratto di leggende su fantasmi, vampiri e lupi mannari; un rituale pagano può drammatizzare la leggenda di Robin Hood. L’ostensione deriva sempre da una leggenda pre-esistente: la leggenda precede l’esistenza della sua messa in atto. Così, per esempio, le leggende sulle caramelle di Halloween adulterate precedettero di almeno dieci anni la scoperta di effettive adulterazioni nei dolcetti (Degh and Vazsonyi, 1986/1995). I tipi che misero aghi, lamette e altri oggetti pericolosi nei dolcetti per scherzo, misero in atto un’ostensione. La teoria delle ostensioni spiega come certi elementi possono passare facilmente dalla leggenda all’azione ritualizzata. Ipoteticamente, le leggende sui viaggi spirituali per andare a danzare con le fate e ricevere guarigione possono facilmente essere state trasformate da individui creativi in rituali di guarigione, con offerte di cibo alle fate e danze estatiche al suono di una musica speciale. E se qualche donna, ispirata dalle leggende utopiche sulla Società di Diana/Erodiade, avesse deciso di provare a riprodurre questa società nell’Europa medievale? Per quanto non abbiamo prove che questa società sia veramente esistita, non è inconcepibile che una persona ispirata possa aver deciso di drammatizzare, una volta o ripetutamente, i raduni descritti nelle leggende. L’uso del termine “giuoco” da parte di Sibillia e Pierina suggerisce il carattere giocoso, scherzoso delle ostensioni. Un “gioco” basato sulle leggende di Erodiade/Diana e quelle delle fate sarebbe stato probabilmente segreto e riservato alle amiche e alle associate delle fantasiose promotrici, che potevano ben essere guaritrici popolari. Una o più donne potevano prendere il ruolo di Diana o Erodiade nel presiedere e dare consigli. Poteva aver luogo un banchetto con danze, in cui le donne si scambiavano consigli in materia di guarigione e divinazione. Il “gioco” poteva anche avere uno scopo di guarigione, come nel caso di molti rituali simili dell’area mediterranea, e comprendere danze in stato di trance. Questa potrebbe essere una spiegazione della notevole coerenza tra le deposizioni di Sibillia e Pierina, processate a qualche anno di distanza l’una dall’altra. L’esistenza di ostensioni in concomitanza con queste leggende potrebbe anche significare che quanto afferma […] su Aradia come persona reale non sia, in effetti, totalmente fuori discussione. Una guaritrice che faceva parte di tale Società avrebbe potuto scegliere di interpretare il ruolo o perfino assumere il nome di Erodiade.

In ogni caso, è importante ricordare che anche se un gruppo decideva di mettere in atto aspetti della leggenda di Diana/Erodiade, questo non avrebbe costituito un revival di paganesimo precristiano, ma un tentativo d’imitazione di aspetti rituali descritti nelle leggende. Inoltre, gli aspetti più magici dei resoconti dei processi – viaggi notturni in groppa ad animali, banchetti inesauribili, resurrezione di animali morti – non potevano essere ottenuti con le ostensioni. Dobbiamo considerare questi aspetti motivi leggendari fantastici, racconti di esperienze di trance o sogni, o entrambi.”

Abbiamo chiarito quindi che probabilmente il Vangelo delle Streghe non è altro che la trascrizione di leggende che circolavano in Toscana, che queste ultime probabilmente sono state d’ispirazione a qualcuno che le ha emulate, e che quindi la loro forma scritta come fossero un Vangelo è moderna. Non si trattava dunque di un testo sacro.

Ovviamente il suo non essere un testo sacro non vuol dire che non sia un testo interessante e soprattutto utile per il lettore pagano. E’ sicuramente d’ispirazione per chiunque segua la Stregoneria Tradizionale, soprattutto per chi si rifà al folklore toscano (e in parte romagnolo).

Grazie a tutti per avermi seguito in questa disamina, e che Diana, Lucifero e Aradia vi siano propizi, vi portino a esplorare gli arcani segreti dei loro racconti e vi conducano ai tesori interiori derivanti dalla loro comprensione.

Etica pro-sociale nella Stregoneria Tradizionale e nelle rimanenze pagane in epoca cristiana

etica prosociale

Spesso, pensando alla Stregoneria Tradizionale – cioè alla religione di epoca medievale e della prima età moderna incentrata sul Corteo delle Dominae Nocturnae, sul Sabba e sulle rimanenze pagane in epoca cristiana – si crede che non avesse etica o, ancora peggio, fosse dominata da un’etica di egoismo e cattiveria gratuita.

In realtà, tutto questo ha poco senso se ci caliamo nel contesto storico: in che epoca infatti si sviluppa la Stregoneria Tradizionale? Nel medioevo, il periodo più cristiano di tutti.
E se al giorno d’oggi troviamo pagani influenzati ancora dall’etica cristiana, come possiamo pensare che in pieno medioevo vi fosse una differenza di etica così netta tra cristiani e pagani?

Pensiamo davvero che una fede che si sviluppa internamente a una società cristiana non sia minimamente influenzata dall’etica imperante al tempo?

Quando parliamo di Stregoneria Tradizionale, infatti, dobbiamo fare attenzione a non scambiare quest’ultima per il gentilismo (paganesimo pre-cristiano).
Non stiamo parlando di paganesimo pre-cristiano intoccato dal cristianesimo, ma di rimanenze di paganesimo in un periodo completamente cristianizzato.

L’etica cristiana è stata quindi sicuramente un minimo assorbita, anche perché il paganesimo pre-cristiano (soprattutto quello romano) spesso era più ortoprassi che ortodossia.

Se guardiamo alle fiabe tradizionali (ad esempio Dama Holle, che ha come focus proprio una Domina Nocturna venerata dalle streghe, Holda) si nota infatti che la protagonista viene premiata quando aiuta sconosciuti o è ospitale. È evidente quindi che questo stesso spirito di solidarietà abbia caratterizzato l’etica anche di quei pagani in epoca cristiana.

Similmente, gli egoisti, coloro che non sono ospitali e non aiutano gli altri, assieme ai pigri e ai lavativi, vengono puniti. Leggiamo direttamente da Madama Holle dei Fratelli Grimm:

“Quando la madre udì come si fosse guadagnata quella gran ricchezza, volle procurare la stessa fortuna all’altra figlia brutta e pigra. Anch’essa dovette sedersi accanto alla fonte e filare; e, per insanguinare la conocchia, si punse le dita cacciando la mano fra i rovi. Poi buttò la conocchia nella fonte e ci saltò dentro anche lei. Si trovò, come la sorella, sul bel prato, e seguì il medesimo sentiero. Quando giunse al forno, il pane gridò di nuovo: “Ah, tirami fuori, tirami fuori, se no brucio! Sono cotto da un pezzo!” Ma la pigrona rispose: “Come se avessi voglia di insudiciarmi!” e proseguì. Poi giunse al melo che gridò: “Ah, scuotimi, scuotimi! Noi mele siamo tutte mature!” Ma ella rispose: “Per l’appunto: potrebbe cadermene una in testa!” e proseguì per la sua strada. Quando giunse davanti alla casa di Madama Holle, non ebbe paura perché‚ già sapeva dei suoi dentoni, ed entrò subito a servizio da lei. Il primo giorno si sforzò di essere diligente, e obbedì a Madama Holle se questa le diceva qualcosa, perché‚ pensava a tutto l’oro che le avrebbe regalato; ma il secondo giorno incominciò già a poltrire e il terzo ancora di più: non voleva più alzarsi la mattina, faceva male il letto di Madama Holle e non lo scuoteva bene da far volare le piume. Madama Holle se ne stancò presto e la licenziò. La ragazza era ben contenta perché‚ si aspettava la pioggia d’oro. Madama Holle condusse anche lei al portone ma, quando la ragazza fu là sotto, invece dell’oro le rovesciò addosso un gran paiolo di pece. “Questo è il ringraziamento per i tuoi servigi,” disse Madama Holle, e chiuse il portone. Allora la pigrona arrivò a casa tutta coperta di pece e non riuscì più a liberarsene per tutta la vita. E il gallo sul pozzo, al vederla, gridò:
“Chicchirichì!
La nostra bimba sporca è ancora qui!”
E la pece le resto attaccata addosso e non volle andarsene finche visse.”

Considerando che Dama Holle è Holda, una delle Dee che passavano con il loro corteo di casa in casa durante le Dodici Notti, questo monito sembra essere molto significativo.
Questa è infatti l’etica che i racconti in suo onore ci riportano.

“E il Cacciatore Furioso? E la Processione dei Morti?”, obietterà qualcuno.

La Caccia Selvaggia è ovviamente furente e brutale, ma il principio di base è un altro: non è che se sei meno gentile con gli altri ti investe di meno o di più.

Semplicemente vederla è presagio di dover morire, tutto qui. Ma andando a vedere ad esempio la prima attestazione medievale della Caccia Selvaggia, quella che Orderico Vitale descrive nella sua Historia Ecclesiastica, addirittura i membri della Processione dei Morti lo invitano a non peccare.

Tutto ciò si spiega molto facilmente.
A livello storico abbiamo due spinte contrastanti, una quella cristianizzante, che spingeva a cristianizzare le rimanenze pagane, e una demonizzante che spingeva a vedere le rimanenze pagane come demoniache e malvagie.
Questo ha portato i cortei ad essere ambigui, potevano portare benedizioni e fortuna come nel corteo di Abundia o la Perchta se ti trovava sulla sua strada ti poteva togliere una costola e sostituirtela con una di legno.

All’interno di questa ambiguità però esistono le persone.
E le persone, per sopravvivere, devono fidarsi l’una dell’altra.
Il corteo e le sue usanze sono sopravvissuti proprio per la loro funzione pro-sociale: se si diffonde l’uso di pulire e ordinare casa, beh ciò migliora la condizione di vita di chi lo fa.
Stessa cosa l’aiuto reciproco evidenziato nel racconto di Dama Holle.
Al tempo stesso la riverenza verso i defunti che ispirano i terribili racconti della Processione dei Morti permettono di evitare rancori e faide di sangue tra famiglie, il che significa non fare fuori mezzo villaggio perché uno del clan A ha parlato male del padre morto di un membro del clan B.

Un culto puramente anti-sociale non avrebbe avuto alcuna possibilità di esistere, perché avrebbe minato la coesistenza tra le persone e avrebbe peggiorato la loro qualità di vita.

È dunque evidente che l’etica anche interna alle rimanenze pagane non potesse essere completamente anti-sociale.
Evolutivamente non avrebbe avuto alcun senso, avrebbe minato la sopravvivenza della specie e sarebbe stata soppiantata nel giro di due giorni, dato che rimpiazzarla avrebbe migliorato la qualità di vita della gente.

L’idea quindi di una completa differenziazione con il cristianesimo e la sua etica è storicamente impossibile.
Molto semplicemente perché non esisteva un’etica pagana nel mondo romano (salvo forse il mos maiorum che però venne soppiantato dall’etica cristiana fin dai primi imperatori cristiani).
La religio romana è ortoprassi: puoi credere quello che vuoi, basta che fai il rito così e cosà. Questa è la religio. Poi ci sono etica, stile di vita, ecc. che il gentile (pagano pre-cristiano) prendeva dalla filosofia. E vi erano numerose scuole filosofiche: pitagorica o neopitagorica, platonica o neoplatonica, stoica, cinica, epicurea, e così via. Anche il mos maiorum si inserisce in questo discorso, visto che si va a legare, nel mondo romano, alla filosofia stoica, considerata l’enorme somiglianza tra i due sistemi.

Con la chiusura dell’Accademia da parte dei cristiani, però, la filosofia non esistette più se non quella che diceva mamma Chiesa.

E allora le persone per caso smisero di aver bisogno dell’etica? No. E il paganesimo che etica dava loro? Nessuna, visto che era ortoprassi.

È evidente quindi che essendoci solo l’etica cristiana le rimanenze pagane abbiano assorbito quella, o abbiano assorbito l’etica anti-cristiana dello spauracchio satanista che la chiesa usava come baubau.
Queste erano le uniche due alternative.

È però altresì evidente che una società non possa reggersi su principi anti-sociali, perché altrimenti crolla. È quindi internamente a questa ambiguità che il paganesimo in età cristiana si colloca.
Perché altro non c’era.
Sono rimasti i riti, le leggende, non è mica rimasto il filosofo neoplatonico che ci parla delle enneadi o dell’Uno!

L’idea di una completa anti-socialità è quindi inattuabile perché distrugge la società, e l’idea di un’etica pagana precedente è antistorica visto che non ci sono stati i presupposti perché sopravvivesse.
Possiamo notare dunque come il paganesimo medievale si reggesse sull’ambiguità tra etica cristiana (spinta cristianizzante) ed etica anti-cristiana (spinta demonizzante).

La spinta demonizzante non poteva essere totale: se il tuo vicino ti ammazza il cane e tu ammazzi il vicino e suo padre ammazza te e tuo padre ammazza suo padre e suo zio ammazza tuo padre, dopo quanti giorni il villaggio cessa di esistere?

Per concludere, dunque, è falso che la Stregoneria Tradizionale non avesse un’etica: i racconti tradizionali stessi ce la tramandano.
E’ però vero che, considerata la spinta demonizzante, quest’etica poteva talvolta essere più tollerante nei confronti di azioni altrimenti definite malvagie. D’altra parte, quanto questa spinta demonizzante si fosse realmente applicata e quanto la sua applicazione fosse soltanto una diffamazione ad opera dei nostri avversari non ci è dato sapere.

Nel dubbio, meglio essere persone civili per evitare che anche al nostro passaggio il gallo gridi: “Chicchirichì, la nostra bimba sporca è ancora qui”!

Articoli di Introduzione alla Stregoneria Tradizionale

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Approfondimento #1: Esiste LA DeA o esistono LE DeE?

Approfondimento #2: Etica pro-sociale nella Stregoneria Tradizionale e nelle rimanenze pagane in epoca cristiana

Approfondimento #3: “Aradia o il Vangelo delle Streghe” è un testo autentico o no? Dipende

Approfondimento #4: I Rapporti tra Stregoneria Tradizionale, Asatrú, Religio Romana, Hellenismo e Rodnovery

Approfondimento #5: Recuperare la Stregoneria Tradizionale, parte 1/2

Approfondimento #6: Recuperare la Stregoneria Tradizionale, parte 2/2

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (XI): E dopo? Dopo vola!

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“Ok, faccio offerte regolari alla mia Divinità patrono, il cui nome è rimasto nel folklore o nei processi della zona a cui faccio riferimento, lasciandole ogni notte o almeno una notte a settimana una tavola imbandita con cibo e bevande che in suo onore poi al mattino mangio.

Ok, faccio offerte simili a un famiglio ( = spirito alleato) come quello animale, che ho ricevuto in trance da lei, allo spirito della casa o ai miei antenati.

Ok, faccio anche un sabba durante le quattro tempora, inchinandomi davanti alla rappresentazione della Divinità, mangiando e bevendo in suo onore, danzando per lei, facendo s*sso o autoer*tismo se la divinazione mi rivela che è un’offerta a lei gradita (mentre non la faccio se viene fuori che è sgradita), e faccio nuovamente un inchino prima di andare.

E adesso?

E adesso caro/a mio/a, vola.
Che intendo con volare?
Intendo dire usa una tecnica per produrre uno stato di trance che ti metta in contatto con la Divinità o con un famiglio (famiglio animale, alleato vegetale, spirito della casa, spirito di un antenato o spirito della natura/essere fatato), e chiedi di accompagnarti in un viaggio fuori dal corpo.
All’inizio spostati dove ti porta il tuo famiglio o la Divinità, e poi chiedi di poter incontrare la Caccia Selvaggia, di poter visitare il Regno delle Fate, di poter eseguire un sabba con l’anima assieme agli spiriti delle altre streghe e degli altri stregoni, o di poter andare di casa in casa a visitare le abitazioni di chi ancora segue le Vecchie Usanze.
Una volta visto questo, spingiti ancora più in là. Chiedi alle tue guide, al Famiglio o alla Divinità, di portarti oltre, in spazi sconosciuti sotto la loro protezione. A quel punto, vola. Vola con lo spirito dove ti condurranno. Vola oltre questo mondo e l’altro. Vola dove gli Dei ti sapranno portare.

Ok, bellissimo, ma come volare?

Dipende, sei un tipo che si concentra con la ripetizione di un suono? Recita una formula (ad esempio la classica “portami al noce di Benevento sopra acqua e sopra tempo e sopra ogni maltempo”) a ripetizione, come facevano gli stregoni dell’est Europa.

Sei tipo da scrying? Riempi una brocca d’acqua e recita: “Angelo bianco et angelo santo, per la tua santità et per la mia purità mostrami il vero. Fammi andare/vedere/…”.
È il metodo con cui Giuliano Verdena contattava la Signora del Gioco.

Sei tipo da tambureggiare, o addirittura tamburo + danza? È la stessa cosa che facevano i taltos ungheresi, che però per non farsi scoprire sostituirono il tamburo con il setaccio.

Vuoi usare il sogno lucido o il viaggio astrale? Va benissimo, è il metodo impiegato dai benandanti, da Isobel Gowdie, dalle donne di fuori e dalle streghe francesi al seguito di Dame Abonde.

Vuoi usare l’unguento? Ecco, lì fai te perché morti sulla coscienza non ne voglio ^^”.
Ricorda che basta sbagliare di poco sulla preparazione per passare dal visitare l’altro mondo a diventarne residente.

Hai modo di scegliere il metodo che preferisci, prendine uno e portalo avanti. Prendine uno e vola.
Vola a cavallo della scopa, vola in groppa al tuo famiglio, vola nella notte guidato dalla tua Domina o dal Cacciatore Selvaggio.
Vola, la Buona Società delle streghe ti aspetta.

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (X): Le Pratiche Base

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Se uno ci pensa, la pratica stregonesca è molto semplice.

Si trova la propria Divinità patrono (o Spirito Maggiore se vogliamo essere storicamente accurati, visto che nel passato si parlava di Spiriti e non di Dei) partendo dai nomi delle Entità rimaste nel folklore della propria area e di origine precristiana o a capo delle Streghe, dei Morti, delle Fate e così via.

A questo punto si fanno:
offerte regolari (giornaliere o settimanali) alla Divinità;
– se si vuole, offerte regolari a qualche altro Spirito aiutante (lo spirito della casa, gli antenati, il famiglio animale, un alleato vegetale, spiriti della natura o fate);
– un sabba in onore alla Divinità patrono durante le festività;
– usare una tecnica di trance o il lavoro con i sogni per incontrare la Divinità o un altro spirito aiutante (il “volo” della strega).

In più, tutti i riti magici e divinatori che uno vuole, specialmente quelli di origine folklorica.

È semplice, no? Offerta, sabba, trance e/o sogni.

Basta poco, alle volte, per rendere magica la propria vita. Spesso il parlare parlare parlare ci fa astrarre da una realtà materiale molto concreta.
Spesso analizzare i casi del passato, i loro processi, le loro visioni e racconti, ci fa scivolare verso la LORO esperienza.

E ok, loro hanno visto la processione dei morti, ok loro hanno fatto questo e quello. Ma noi? Noi cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare?
Guardare con aria malinconica il libro che ci riporta le loro storie non ci farà sperimentare quello che hanno sperimentato loro.
Fissarci sul passato non ci farà sperimentare quello che hanno sperimentato loro.

La pratica ci farà sperimentare quello che hanno sperimentato loro.
Ma con pratica non intendo solo incantesimi e divinazioni. Quelli ci stanno pure, ma una casa non si costruisce senza fondamenta.

Quali sono le fondamenta? Esatto.
Offerta, sabba, trance e/o sogni.

Qual è la pratica?
Offerta, sabba, trance e/o sogni.

Cosa ci permetterà di esperire direttamente la presenza di Dei e spiriti?
Offerta, sabba, trance e/o sogni.

Già, sempre loro. È semplice, ma bisogna cominciare.

Esiste LA DeA o esistono LE DeE?

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Purtroppo in ambito pagano si associa spesso il culto medievale e della prima età moderna di varie Divinità femminili (Diana, Perchta, Holda, la Signora del Gioco, la Regina delle Fate, ecc.) al culto “della Dea”, ignorando anche numerose Divinità maschili presenti nello stesso periodo (pensiamo a Odino, Hellequin, l’Uomo Selvatico, il Cacciatore Selvaggio, Oberon, il Re delle Fate, il Signore del Gioco, ecc.) e facendo credere che tutte queste entità femminili siano solo “aspetti” di un’unica Dea.

Questa visione, però, è molto limitante. In primis nega l’unicità di ogni singola Divinità femminile. Diana non è più vista come Diana, con una personalità sua, con caratteristiche sue, con un’individualità sua, viene ridotta a semplice espressione della Donna con la D maiuscola. Essenzialmente si annulla la sua personalità in funzione del genere.

È un’azione spersonalizzante, è come se considerassi ogni singola persona semplicemente in base al suo genere, e non guardassi le sue unicità, il suo carattere, le sue particolarità, la sua persona.

In secondo luogo, si bypassa il fatto che le Divinità presenti in epoca medievale e della prima età moderna siano nomi spesso nuovi derivanti dalla sincretizzazione o differenziazione di numerose Divinità precristiane di diversi popoli, e quindi ogni singolo popolo ha dato un suo contributo specifico e unico nel formare questo nuovo nome; dunque una Dea che appare in Italia con il contributo di specifiche popolazioni non sarà la stessa Entità che appare in Scozia con il contributo di altre popolazioni.

Si fa poi credere che tali culti fossero praticati esclusivamente da donne, quando in realtà troviamo anche molti uomini che li portavano avanti (pensiamo a Giuliano Verdena, Zuanne delle Piatte, Andro Man, ecc.) e il 25% dei condannati per stregoneria erano appunto uomini (con picchi del 90% in alcuni Paesi, vedasi un post precedente sulla pagina in cui sono state segnate con più esattezza le percentuali Paese per Paese).

Inoltre, questo associare tutte le Dee con la Dea fa pensare che tale culto sia di origine neolitica, quando invece le varie Dee che ritroviamo in età medievale e moderna derivano dai pantheon precedenti al cristianesimo, non direttamente dal neolitico, non dal culto esclusivo di una Divinità femminile, ma da religioni che avevano tante Dee femminili e tanti Dei maschili.

Anche per quanto riguarda il culto “della Dea” nel neolitico, si è scoperto che molti studiosi che partivano con l’idea di riscontrare in età neolitica il culto di un’unica Dea cadevano in numerosi errori, tra cui ad esempio:

1- considerare rappresentazioni di Divinità quelle che potevano essere rappresentazioni di esseri umani o bambole;
2- considerare aprioristicamente e senza prove le statuette maschili o animali semplici “manifestazioni della Dea”;
3- considerare le varie rappresentazioni divine femminili in diversi luoghi come raffigurazioni della stessa Entità femminile, la Dea, e non raffigurazioni di diverse Entità femminili, ovvero diverse Dee.

Quindi anche culti che magari potevano aver dato maggiore risalto a Dee rispetto a Dei passano da essere riconosciuti come politeismi a essere visti come monoteismi. Gli Dei maschili e teriomorfi (in forma animale) vengono ridotti aprioristicamente a espressioni della Dea e le varie Dee sono solo espressione dellA Dea.

Come è possibile non notare che questa sia una proiezione monoteista moderna?
Come è possibile non notare che abbiamo trasformato un politeismo in un monoteismo al femminile?
Come è possibile non capire che questo lo abbiamo fatto perché spesso, anche se ci dichiariamo pagani, ancora abbiamo il germe del monoteismo che ci influenza nel giudicare i culti con cui veniamo in contatto?
E infine, come è possibile non capire che ridurre infinite personalità e individualità raggruppandole assieme in base al genere equivale a distruggere la particolarità di ogni singola Dea per proiettarci sopra semplicemente l’appagamento a vedere una rappresentazione di noi, del nostro genere?

Ma se ci siamo noi al posto di questi Spiriti, se c’è la nostra proiezione del femminile al posto dell’espressione delle particolarità di un Individuo Divino, chi stiamo venerando quando diciamo “Dea”? Uno Spirito o noi stess*?
Ridurre le Dee alla Dea vuol dire invisibilizzare le diverse personalità divine in funzione della venerazione di una nostra appartenenza “umana troppo umana” al genere o sesso biologico.

Non è diverso da un cristiano che venera Gesù non come individuo morto in croce ecc. ma come espressione del “Grande Maschio”. Sostituire il Grande Maschio con la Grande Femmina è davvero un’evoluzione?

O siamo ancora nel reame dell'”umano troppo umano”? Se percepiamo noi stess* non percepiamo gli Dei e le Dee. Se veneriamo le nostre proiezioni, come potremo far spazio per capire chi realmente siano le Dee, aldilà dei nostri preconcetti su maschile e femminile?
Se non smettiamo di investirle con le nostre idee su cosa è il femminile per noi, come potremo sentire cosa sono realmente queste figure femminili?
Se non vediamo l’individuo, chi stiamo venerando? Noi, solo noi stess*.

I Rapporti tra Stregoneria Tradizionale, Asatrú, Religio Romana, Hellenismo e Rodnovery

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Questo articolo forse è ambizioso, ma vuole costituire un punto d’incontro tra queste 5 fedi:
– Stregoneria Tradizionale (con questo termine intendiamo un culto che è situato tra il X e il XVIII secolo dell’Era Volgare, assieme a strascichi proseguiti nei successivi secoli);
– Religio Romana ed Hellenismo, rispettivamente la ripresa del culto Romano e del culto Greco;
– Etenismo (soprattutto la corrente Asatrú, ovvero il sottogruppo che è fedele agli Æsir), ossia la ripresa della religione dei Germani precristiani;
– Rodnovery, ovvero la ripresa della religione dei popoli Slavi.

Cosa collega la Stregoneria Tradizionale alle altre quattro fedi?
La sua origine.

In primis definiamo la Stregoneria Tradizionale.
Tradizionalmente definiamo come Stregoneria sia un culto che una pratica non-religiosa.
Alcuni accademici hanno introdotto a tal fine la distinzione tra Stregoneria Rituale, ossia il culto centrato sul Sabba, e Stregoneria Operativa, ossia la semplice pratica della magia.

In questa sede ci occuperemo di Stregoneria Rituale, ovvero di quel culto di origine pre-cristiana presente in Europa tra il X e il XVIII secolo su cui si sono concentrati processi, documenti storici e trattati inquisitori, e lo faremo con un approccio Ricostruzionista, ovvero cercando di essere il più possibile aderenti alla realtà storica di cui stiamo trattando.

La “base” di questo culto è costituita da una leggenda, quella del “Corteo delle Dominae Nocturnae“. Nel medioevo europeo si pensava che vi fosse una processione di Spiriti Femminili capitanata da una figura, anch’essa femminile, la Domina Nocturna, il cui nome cambiava di Paese in Paese e di regione in regione, che entrava nelle case, mangiava le offerte di cibo e di bevande lasciate da chi viveva nell’abitazione, controllava se tutto fosse pulito e in ordine, danzava e dispensava (mediante una bacchetta) benedizioni alla casa e ai suoi inquilini, per poi procedere verso un’altra abitazione.

Questa leggenda comportava necessariamente l’esecuzione di tre pratiche:
– l’offerta di cibo al Corteo da parte dei più;
– la partecipazione in spirito mediante tecniche di trance o di sogno lucido da parte di una ristretta fetta di aderenti a questi culti che ne erano in grado;
– l’esecuzione fisica di cortei da parte di alcuni fedeli, che così emulavano la processione spirituale. Secondo alcuni studiosi (leggasi ad esempio “Dal sacro al folklore” di Massimo Centini e “Charivari, associations juveniles, chasse sauvage” di Carlo Ginzburg in “Le charivari” di J. LeGoff e J.-C. Schmitt) il Carnevale e lo Charivari deriverebbero da questo.

Tale processione poi mutò via via fino a diventare una riunione in un unico luogo, stabile, cambiando nome così in Gioco della Buona Società (Ludus Bonae Societatis) o Sabba, e vi venne aggiunta la componente sessuale.
Questo significò che le tre pratiche sopra elencate mutarono in:
prosecuzione delle offerte di cibo;
– partecipazione in spirito al Sabba e non più al Corteo;
– emulazione del Sabba in forma fisica con:
* Un inchino iniziale alla Domina,
* Un banchetto in suo onore,
* Della danza e della musica in suo onore,
* Lo spegnimento delle candele,
* Sesso sacro in onore alla Domina.

Tutto ciò venne via via demonizzato a seguito dell’interferenza cristiana, che screditò tutto e sostituì la Domina con il Diavolo, l’inchino iniziale con l’Osculum Infame (il bacio sul deretano del Demonio), il sesso sacro con rapporti sessuali con Satana e così via.

Adesso che abbiamo ben chiaro di cosa stiamo parlando quando discutiamo del culto stregonesco pre-demonizzazione, quali sono le cose che lo collegano con i culti precristiani germanici, greco-romani e slavi, e quindi che lo pongono in relazione con le loro moderne riprese, ossia la Via Romana agli Dei, l’Hellenismo, l’Asatrú e il Rodnovery?Iniziamo con l’Asatrú.

 

  • Asatrú e Stregoneria Tradizionale: Caccia Selvaggia e Fylgja/Spirito Familiare

Diversamente da quanto si possa credere, la Stregoneria Tradizionale nasce in Germania, precisamente a Prüm, e da lì si diffonde in tutta Europa.
A Prüm vi è infatti la prima menzione del Corteo delle Dominae Nocturnae, inoltre sempre in ambito Franco-Germanico troviamo le prime attestazioni della Caccia Selvaggia in epoca medievale.
La Caccia Selvaggia è una Processione maschile, contrapposta a quella delle Dominae che è invece tipicamente femminile, ed è composta dalle anime dei morti anzitempo, dei bambini non battezzati e dei morti per morte violenta. Questo fenomeno è capitanato da una figura maschile, il Cacciatore Selvaggio, che spesso è Odino o Hellequin (da “Hölle König”, Re dell’Inferno, probabilmente collegato alla Dea Hel).

Secondo numerosi studiosi (in primis Ginzburg, che lo afferma sia in “Benandanti” che in “Storia Notturna”), il mito del Corteo delle Dominae Nocturnae sarebbe una versione femminile di quello della Caccia Selvaggia, e infatti molto spesso i capi dell’uno e dell’altro fenomeno si confondono (ad esempio troviamo Perchta come Cacciatrice Selvaggia o Hellequin a capo delle Fate e delle Streghe).

E’ evidentissimo come la Caccia Selvaggia altro non sia che il corteo degli Einherjar, gli spiriti dei guerrieri morti combattendo valorosamente in battaglia e destinati al Valhalla. Il fatto che a capo di tale fenomeno vi sia Odino è anch’esso scontato, egli infatti è chiamato anche “Herjan”, ossia Capo delle schiere.
La “versione femminile” della Caccia Selvaggia potrebbe indicare invece la guida dello stesso corteo da parte delle Valchirie, che in origine scortavano gli Einherjar alla loro meta.

Un altro punto di contatto tra S.T. ed Etenismo è la Fylgja, l’anima accompagnatrice, che può agire indipendentemente, spesso sotto forme di animali, dal corpo dell’individuo cui appartiene.
Questa creatura probabilmente è alla base di un’altra figura, anch’essa accompagnatrice, anch’essa coincidente con l’anima della persona (infatti la strega si trasforma in essa, cambiando forma) e anch’essa sotto sembianze animali. Stiamo parlando del Famiglio, il principale spirito alleato della strega.

La Stregoneria Tradizionale pone infatti molta enfasi (prevedendo offerte in loro onore), oltre che sulle figure della Domina Nocturna e del Cacciatore Selvaggio, anche su quelle di Alleati Spirituali come:
* il Famiglio Animale, appunto, di derivazione germanica;
* gli Spiriti degli Antenati (probabilmente derivanti dai Lari romani);
* lo Spirito della Casa,
* gli Spiriti dei Luoghi o Fate,
* gli Spiriti delle Piante (soprattutto la Mandragora).

Come vediamo, i punti di contatto esistono e sono molto, molto profondi.

 

  • Stregoneria Tradizionale, Via Romana agli Dei ed Hellenismo: la Stryx, l’Unguento, il culto di Hera, Diana ed Ecate

Cosa collega invece la Stregoneria con i culti greco-romani?
In primis, la figura stessa della strega, che sebbene possa ricordare anche la Völva/Seiðkona germanica, deriva – anche etimologicamente – dalla Stryx. La Stryx, nelle leggende dell’antica Roma, era un uccello notturno di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e carne umana.
Questa figura venne via via collegata con il culto di Hecate e con l’uso dell’unguento.
Pensiamo soprattutto alle Metamorfosi di Apuleio, dove la stryx non è più una creatura sovrannaturale, bensì una donna, Pànfile, che, grazie a un unguento, si muta in gufo.
Il tutto avviene in Tessaglia, tradizionalmente terra di magia e collegata ad Hecate.

Proprio il culto di Hecate influenzerà le principali Dominae Nocturnae che ritroveremo durante il Medioevo e l’Età Moderna.
Sappiamo infatti che il loro nome variava di regione in regione, così come il nome del Cacciatore Selvaggio, in base a quali Divinità precristiane erano rimaste maggiormente sul territorio mentre la leggenda (di origine germanica, come abbiamo detto) si diffondeva in tutta Europa – grazie soprattutto ai predicatori cristiani che cercavano di estirparla (nonostante de facto invece in questo modo l’abbiano diffusa).
Vi erano però alcuni nomi che ritornavano ciclicamente. Tra questi, i principali erano Diana ed Erodiade.

Leggiamo infatti dal Canon Episcopi (906 e.v.):

“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio. Ma volesse il cielo che soltanto costoro fossero perite nella loro falsa credenza e non avessero trascinato parecchi altri nella perdizione dell’anima. Moltissimi, infatti, si sono lasciati illudere da questi inganni e credono che tutto ciò sia vero, e in tal modo si allontanano dalla vera fede e cadono nell’errore dei pagani, credendo che vi siano altri dèi o divinità oltre all’unico Dio.”

Secondo lo storico Carlo Ginzburg (in “Storia Notturna”), il nome di Erodiade potrebbe essere una cristianizzazione di Erodiana, che sarebbe a sua volta un’unione dei nomi Hera-Diana.
Erodiade, quindi, sarebbe una “divinità composta”, che include in sé le figure sia della Dea greca Hera che della Dea romana Diana.
Secondo la professoressa Sabina Magliocco (in “Aradia in Sardinia” e “Who was Aradia?”), la figura cristiana di Erodiade si è unita a quella di Hera e Diana grazie al sincretismo tra Diana ed Ecate. Infatti la figlia di Erodiade, nel mito cristiano, dopo aver richiesto la testa di Giovanni Battista venne scaraventata dal soffio della testa in aria, dove si diceva fosse condannata a vagare. Questo la rese molto simile al corteo notturno di Ecate, che era a sua volta sincretizzata con Diana. Perciò Diana ed Erodiade vennero accomunate nello stesso mito.
Dietro questa maschera, quindi, il culto di Hera, Diana ed Ecate è sopravvissuto fino a pochi secoli fa.

Un’altra figura associata a Diana è Lucifero, che però viene descritto come “suo fratello” e “Dio del Sole” e “Dio della Luce (Splendor)”. Come vediamo, questo Lucifero non è altri che Apollo, Dio del Sole e della Luce fratello di Diana.

Tutto questo, assieme alla rimanenza del culto agli antenati (pensiamo ai Lari) e allo spirito della casa (pensiamo ai Penati), è indice di un legame con la Religione Romana e quella Greca, e quindi può fungere da punto d’incontro tra Stregoneria Tradizionale e Via Romana agli Dei e tra Stregoneria Tradizionale ed Hellenismo.

 

  • Rodnovery e Stregoneria Tradizionale: Perun e Veles, Benandanti e Táltos

Le streghe, oltre ad andare in Processione con la Caccia Selvaggia, con il Corteo delle Dominae o al Sabba, e oltre a fare offerte alle figure a capo di questi fenomeni e ai loro Alleati Spirituali, si diceva lottassero tra loro in sogno o stato di trance. Burcardo di Worms scrive in proposito nell’XI secolo:

“Hai creduto, come alcune donne sono avvezze a credere, cioè che in virtù di altri arti fornititi dal diavolo di aver attraversato nel silenzio della notte quieta attraverso porte chiuse per volare tra le nubi, dove hai intrapreso battaglia su altri, sia infliggendo sia ricevendo ferite?”

Simili azioni venivano compiute anche da particolari praticanti magici, come i Benandanti friulani, che combattevano in spirito contro streghe o spiriti maligni per la fertilità dei campi, dai Mazzeri in Corsica contro altri Mazzeri per ottenere un numero minore di morti per il proprio villaggio, dai Táltos ungheresi in circostanze simili e da molte altre figure simili.

Queste battaglie in spirito, secondo la prof.ssa Éva Pócs, deriverebbero dagli scontri tra il Dio celeste Perun e il Dio dell’oltretomba Veles della Religione Slava.
Allo stesso modo, le Lotte in Spirito sono connesse alla figura di Perun, mentre il complesso germanico della Caccia Selvaggia si sarebbe innestato su quello slavo della figura di Veles.
Questo avrebbe determinato una divisione nella Stregoneria del X secolo in:
– Una Stregoneria “Bianca”, legata alle Lotte in Spirito;
– Una Stregoneria “Nera”, legata alla Caccia Selvaggia.

Quest’ultima a sua volta avrebbe portato alla creazione di diversi complessi:
– La Caccia Selvaggia medievale, derivante direttamente dal corteo germanico degli Einherjar;
– La sua versione femminile, ovvero il Corteo delle Dominae Nocturnae;
– La sua evoluzione, ovvero il Sabba o Gioco della Buona Società.

 

Come abbiamo visto in questa analisi, pertanto, la Stregoneria Tradizionale pone le sue basi in una rielaborazione, avvenuta attorno al X secolo in Germania, dei complessi leggendari e religiosi delle principali Vie Politeiste Precristiane Europee.

Partendo da ciò, non possiamo far altro che auspicarci un contatto tra questa Via e le altre forme di Ricostruzionismo presenti nel panorama politeista contemporaneo, in modo da procedere a una reciproca alleanza e ad un altrettanto reciproco riconoscimento.