I Rapporti tra Stregoneria Tradizionale, Asatrú, Religio Romana, Hellenismo e Rodnovery

this is traditional witchcraft

Questo articolo forse è ambizioso, ma vuole costituire un punto d’incontro tra queste 5 fedi:
– Stregoneria Tradizionale (con questo termine intendiamo un culto che è situato tra il X e il XVIII secolo dell’Era Volgare, assieme a strascichi proseguiti nei successivi secoli);
– Religio Romana ed Hellenismo, rispettivamente la ripresa del culto Romano e del culto Greco;
– Etenismo (soprattutto la corrente Asatrú, ovvero il sottogruppo che è fedele agli Æsir), ossia la ripresa della religione dei Germani precristiani;
– Rodnovery, ovvero la ripresa della religione dei popoli Slavi.

Cosa collega la Stregoneria Tradizionale alle altre quattro fedi?
La sua origine.

In primis definiamo la Stregoneria Tradizionale.
Tradizionalmente definiamo come Stregoneria sia un culto che una pratica non-religiosa.
Alcuni accademici hanno introdotto a tal fine la distinzione tra Stregoneria Rituale, ossia il culto centrato sul Sabba, e Stregoneria Operativa, ossia la semplice pratica della magia.

In questa sede ci occuperemo di Stregoneria Rituale, ovvero di quel culto di origine pre-cristiana presente in Europa tra il X e il XVIII secolo su cui si sono concentrati processi, documenti storici e trattati inquisitori, e lo faremo con un approccio Ricostruzionista, ovvero cercando di essere il più possibile aderenti alla realtà storica di cui stiamo trattando.

La “base” di questo culto è costituita da una leggenda, quella del “Corteo delle Dominae Nocturnae“. Nel medioevo europeo si pensava che vi fosse una processione di Spiriti Femminili capitanata da una figura, anch’essa femminile, la Domina Nocturna, il cui nome cambiava di Paese in Paese e di regione in regione, che entrava nelle case, mangiava le offerte di cibo e di bevande lasciate da chi viveva nell’abitazione, controllava se tutto fosse pulito e in ordine, danzava e dispensava (mediante una bacchetta) benedizioni alla casa e ai suoi inquilini, per poi procedere verso un’altra abitazione.

Questa leggenda comportava necessariamente l’esecuzione di tre pratiche:
– l’offerta di cibo al Corteo da parte dei più;
– la partecipazione in spirito mediante tecniche di trance o di sogno lucido da parte di una ristretta fetta di aderenti a questi culti che ne erano in grado;
– l’esecuzione fisica di cortei da parte di alcuni fedeli, che così emulavano la processione spirituale. Secondo alcuni studiosi (leggasi ad esempio “Dal sacro al folklore” di Massimo Centini e “Charivari, associations juveniles, chasse sauvage” di Carlo Ginzburg in “Le charivari” di J. LeGoff e J.-C. Schmitt) il Carnevale e lo Charivari deriverebbero da questo.

Tale processione poi mutò via via fino a diventare una riunione in un unico luogo, stabile, cambiando nome così in Gioco della Buona Società (Ludus Bonae Societatis) o Sabba, e vi venne aggiunta la componente sessuale.
Questo significò che le tre pratiche sopra elencate mutarono in:
prosecuzione delle offerte di cibo;
– partecipazione in spirito al Sabba e non più al Corteo;
– emulazione del Sabba in forma fisica con:
* Un inchino iniziale alla Domina,
* Un banchetto in suo onore,
* Della danza e della musica in suo onore,
* Lo spegnimento delle candele,
* Sesso sacro in onore alla Domina.

Tutto ciò venne via via demonizzato a seguito dell’interferenza cristiana, che screditò tutto e sostituì la Domina con il Diavolo, l’inchino iniziale con l’Osculum Infame (il bacio sul deretano del Demonio), il sesso sacro con rapporti sessuali con Satana e così via.

Adesso che abbiamo ben chiaro di cosa stiamo parlando quando discutiamo del culto stregonesco pre-demonizzazione, quali sono le cose che lo collegano con i culti precristiani germanici, greco-romani e slavi, e quindi che lo pongono in relazione con le loro moderne riprese, ossia la Via Romana agli Dei, l’Hellenismo, l’Asatrú e il Rodnovery?Iniziamo con l’Asatrú.

 

  • Asatrú e Stregoneria Tradizionale: Caccia Selvaggia e Fylgja/Spirito Familiare

Diversamente da quanto si possa credere, la Stregoneria Tradizionale nasce in Germania, precisamente a Prüm, e da lì si diffonde in tutta Europa.
A Prüm vi è infatti la prima menzione del Corteo delle Dominae Nocturnae, inoltre sempre in ambito Franco-Germanico troviamo le prime attestazioni della Caccia Selvaggia in epoca medievale.
La Caccia Selvaggia è una Processione maschile, contrapposta a quella delle Dominae che è invece tipicamente femminile, ed è composta dalle anime dei morti anzitempo, dei bambini non battezzati e dei morti per morte violenta. Questo fenomeno è capitanato da una figura maschile, il Cacciatore Selvaggio, che spesso è Odino o Hellequin (da “Hölle König”, Re dell’Inferno, probabilmente collegato alla Dea Hel).

Secondo numerosi studiosi (in primis Ginzburg, che lo afferma sia in “Benandanti” che in “Storia Notturna”), il mito del Corteo delle Dominae Nocturnae sarebbe una versione femminile di quello della Caccia Selvaggia, e infatti molto spesso i capi dell’uno e dell’altro fenomeno si confondono (ad esempio troviamo Perchta come Cacciatrice Selvaggia o Hellequin a capo delle Fate e delle Streghe).

E’ evidentissimo come la Caccia Selvaggia altro non sia che il corteo degli Einherjar, gli spiriti dei guerrieri morti combattendo valorosamente in battaglia e destinati al Valhalla. Il fatto che a capo di tale fenomeno vi sia Odino è anch’esso scontato, egli infatti è chiamato anche “Herjan”, ossia Capo delle schiere.
La “versione femminile” della Caccia Selvaggia potrebbe indicare invece la guida dello stesso corteo da parte delle Valchirie, che in origine scortavano gli Einherjar alla loro meta.

Un altro punto di contatto tra S.T. ed Etenismo è la Fylgja, l’anima accompagnatrice, che può agire indipendentemente, spesso sotto forme di animali, dal corpo dell’individuo cui appartiene.
Questa creatura probabilmente è alla base di un’altra figura, anch’essa accompagnatrice, anch’essa coincidente con l’anima della persona (infatti la strega si trasforma in essa, cambiando forma) e anch’essa sotto sembianze animali. Stiamo parlando del Famiglio, il principale spirito alleato della strega.

La Stregoneria Tradizionale pone infatti molta enfasi (prevedendo offerte in loro onore), oltre che sulle figure della Domina Nocturna e del Cacciatore Selvaggio, anche su quelle di Alleati Spirituali come:
* il Famiglio Animale, appunto, di derivazione germanica;
* gli Spiriti degli Antenati (probabilmente derivanti dai Lari romani);
* lo Spirito della Casa,
* gli Spiriti dei Luoghi o Fate,
* gli Spiriti delle Piante (soprattutto la Mandragora).

Come vediamo, i punti di contatto esistono e sono molto, molto profondi.

 

  • Stregoneria Tradizionale, Via Romana agli Dei ed Hellenismo: la Stryx, l’Unguento, il culto di Hera, Diana ed Ecate

Cosa collega invece la Stregoneria con i culti greco-romani?
In primis, la figura stessa della strega, che sebbene possa ricordare anche la Völva/Seiðkona germanica, deriva – anche etimologicamente – dalla Stryx. La Stryx, nelle leggende dell’antica Roma, era un uccello notturno di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e carne umana.
Questa figura venne via via collegata con il culto di Hecate e con l’uso dell’unguento.
Pensiamo soprattutto alle Metamorfosi di Apuleio, dove la stryx non è più una creatura sovrannaturale, bensì una donna, Pànfile, che, grazie a un unguento, si muta in gufo.
Il tutto avviene in Tessaglia, tradizionalmente terra di magia e collegata ad Hecate.

Proprio il culto di Hecate influenzerà le principali Dominae Nocturnae che ritroveremo durante il Medioevo e l’Età Moderna.
Sappiamo infatti che il loro nome variava di regione in regione, così come il nome del Cacciatore Selvaggio, in base a quali Divinità precristiane erano rimaste maggiormente sul territorio mentre la leggenda (di origine germanica, come abbiamo detto) si diffondeva in tutta Europa – grazie soprattutto ai predicatori cristiani che cercavano di estirparla (nonostante de facto invece in questo modo l’abbiano diffusa).
Vi erano però alcuni nomi che ritornavano ciclicamente. Tra questi, i principali erano Diana ed Erodiade.

Leggiamo infatti dal Canon Episcopi (906 e.v.):

“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio. Ma volesse il cielo che soltanto costoro fossero perite nella loro falsa credenza e non avessero trascinato parecchi altri nella perdizione dell’anima. Moltissimi, infatti, si sono lasciati illudere da questi inganni e credono che tutto ciò sia vero, e in tal modo si allontanano dalla vera fede e cadono nell’errore dei pagani, credendo che vi siano altri dèi o divinità oltre all’unico Dio.”

Secondo lo storico Carlo Ginzburg (in “Storia Notturna”), il nome di Erodiade potrebbe essere una cristianizzazione di Erodiana, che sarebbe a sua volta un’unione dei nomi Hera-Diana.
Erodiade, quindi, sarebbe una “divinità composta”, che include in sé le figure sia della Dea greca Hera che della Dea romana Diana.
Secondo la professoressa Sabina Magliocco (in “Aradia in Sardinia” e “Who was Aradia?”), la figura cristiana di Erodiade si è unita a quella di Hera e Diana grazie al sincretismo tra Diana ed Ecate. Infatti la figlia di Erodiade, nel mito cristiano, dopo aver richiesto la testa di Giovanni Battista venne scaraventata dal soffio della testa in aria, dove si diceva fosse condannata a vagare. Questo la rese molto simile al corteo notturno di Ecate, che era a sua volta sincretizzata con Diana. Perciò Diana ed Erodiade vennero accomunate nello stesso mito.
Dietro questa maschera, quindi, il culto di Hera, Diana ed Ecate è sopravvissuto fino a pochi secoli fa.

Un’altra figura associata a Diana è Lucifero, che però viene descritto come “suo fratello” e “Dio del Sole” e “Dio della Luce (Splendor)”. Come vediamo, questo Lucifero non è altri che Apollo, Dio del Sole e della Luce fratello di Diana.

Tutto questo, assieme alla rimanenza del culto agli antenati (pensiamo ai Lari) e allo spirito della casa (pensiamo ai Penati), è indice di un legame con la Religione Romana e quella Greca, e quindi può fungere da punto d’incontro tra Stregoneria Tradizionale e Via Romana agli Dei e tra Stregoneria Tradizionale ed Hellenismo.

 

  • Rodnovery e Stregoneria Tradizionale: Perun e Veles, Benandanti e Táltos

Le streghe, oltre ad andare in Processione con la Caccia Selvaggia, con il Corteo delle Dominae o al Sabba, e oltre a fare offerte alle figure a capo di questi fenomeni e ai loro Alleati Spirituali, si diceva lottassero tra loro in sogno o stato di trance. Burcardo di Worms scrive in proposito nell’XI secolo:

“Hai creduto, come alcune donne sono avvezze a credere, cioè che in virtù di altri arti fornititi dal diavolo di aver attraversato nel silenzio della notte quieta attraverso porte chiuse per volare tra le nubi, dove hai intrapreso battaglia su altri, sia infliggendo sia ricevendo ferite?”

Simili azioni venivano compiute anche da particolari praticanti magici, come i Benandanti friulani, che combattevano in spirito contro streghe o spiriti maligni per la fertilità dei campi, dai Mazzeri in Corsica contro altri Mazzeri per ottenere un numero minore di morti per il proprio villaggio, dai Táltos ungheresi in circostanze simili e da molte altre figure simili.

Queste battaglie in spirito, secondo la prof.ssa Éva Pócs, deriverebbero dagli scontri tra il Dio celeste Perun e il Dio dell’oltretomba Veles della Religione Slava.
Allo stesso modo, le Lotte in Spirito sono connesse alla figura di Perun, mentre il complesso germanico della Caccia Selvaggia si sarebbe innestato su quello slavo della figura di Veles.
Questo avrebbe determinato una divisione nella Stregoneria del X secolo in:
– Una Stregoneria “Bianca”, legata alle Lotte in Spirito;
– Una Stregoneria “Nera”, legata alla Caccia Selvaggia.

Quest’ultima a sua volta avrebbe portato alla creazione di diversi complessi:
– La Caccia Selvaggia medievale, derivante direttamente dal corteo germanico degli Einherjar;
– La sua versione femminile, ovvero il Corteo delle Dominae Nocturnae;
– La sua evoluzione, ovvero il Sabba o Gioco della Buona Società.

 

Come abbiamo visto in questa analisi, pertanto, la Stregoneria Tradizionale pone le sue basi in una rielaborazione, avvenuta attorno al X secolo in Germania, dei complessi leggendari e religiosi delle principali Vie Politeiste Precristiane Europee.

Partendo da ciò, non possiamo far altro che auspicarci un contatto tra questa Via e le altre forme di Ricostruzionismo presenti nel panorama politeista contemporaneo, in modo da procedere a una reciproca alleanza e ad un altrettanto reciproco riconoscimento.

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Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (IX): Come applicare i dati folklorici e storici alla pratica

stregoneriatradizionale riassunto

“In che modo i dati storici possono esserci utili per ricostruire le tradizioni antiche?”

Faccio un esempio: una persona che volesse riprendere la Stregoneria Tradizionale di Milano, farebbe:
– un “Gioco” ogni giovedì in onore a Madonna Horiente;
– altri giorni lascerebbe da mangiare e da bere per il corteo di Madonna Horiente;
– probabilmente avrebbe anche un altare per gli antenati (a cui offrire fiori e ceri);
– lascerebbe offerte di cibo sul davanzale della finestra per lo spirito della casa;
– farebbe viaggi in sogno al Gioco o al Corteo di Madonna Horiente;
– in uno di questi viaggi in sogno si farebbe rivelare qual è il suo Famiglio Animale, qualora desiderasse lavorarvici;
– una volta scoperto lascerebbe ogni giorno delle offerte di latte (o cibo e/o altre bevande) mischiate con gocce del proprio sangue al Famiglio.

Una persona che venisse dal Friuli, al posto del Gioco (sia fisico che in sogno) cercherebbe di creare una Compagnia di praticanti per partecipare a Processioni in Spirito o a Lotte in Spirito contro entità avverse e con essi attuerebbe dal vivo rappresentazioni della Processione (ad esempio la Compagnia salvo un praticante potrebbe rappresentare la Processione, che passerebbe nell’abitazione di quest’ultimo. Nell’esecuzione fisica dell’atto, il gruppo – rappresentante la schiera – busserebbe alla porta del praticante che aprirebbe loro, si inchinerebbe, indicherebbe loro un banchetto da egli preparato che essi consumerebbero, poi questi ultimi danzerebbero e infine un membro della Compagnia scelto a sorte, rappresentante il leader della Processione, darebbe la sua benedizione con un gesto rituale, ad esempio illuminando tutta la casa con una torcia o toccando con un bastone o una bacchetta. A questo punto la Compagnia si avvierebbe verso l’uscita e il praticante si inchinerebbe davanti ad essa prima di salutarla vedendola uscire via).
Questo perchè in Friuli non vi era il Sabba o il Gioco, ma si assisteva alla Processione dei Morti e si partecipava alle Battaglie per la Fertilità.
Al posto di Madonna Horiente, leader del Gioco, venererebbe la Badessa, leader dei Benandanti.
Al posto degli incontri settimanali ogni giovedì, la Processione si svolgerebbe i giovedì delle quattro tempora, quindi 4 volte all’anno.

Una persona invece che abitasse in Umbria, Marche o Abruzzo, perlomeno nelle aree di queste regioni situate nei dintorni dei Monti Sibillini, al posto della Processione o delle Battaglie in Spirito, avrebbe come tema fondante il viaggio nell’Altro Mondo (in questo caso il “Paradiso della Sibilla”) e i Balli delle Fate (la variante locale del Gioco).
Perciò eseguirebbe un Gioco durante le giornate in cui le leggende raccontano si radunino le Fate per ballare (i pleniluni); e farebbe Viaggi in Sogno a tali balli e/o al Paradiso della Sibilla.
Le offerte giornaliere, stavolta, non sarebbero dirette a Madonna Horiente o alla Badessa, bensì alla “Sibilla Appenninica e alle sue Fate”.

Ecco come si applicano i dati storici nella pratica.

“Hai elencato la situazione delle zone limitrofe ai Monti Sibillini, a Milano e nel Friuli. Ma nelle altre regioni? Tipo in Campania?”

Allora, per trovare quale Divinità/Famiglio Deifico/Spirito Patrono sia rimasto in ogni regione, o nel folklore, o nei processi dell’area, o nei documenti storici che ne parlano, abbiamo creato un album che racchiude regione per regione. Non ci sono tutte tutte tutte le regioni, ed è ancora in fase di completamento, ma permette di far comprendere il meccanismo. Eccolo:
https://m.facebook.com/StregoneriaItaliana/photos/?tab=album&album_id=1907466092600631

Infatti il meccanismo è sempre lo stesso: come trovare il Pantheon della propria regione?
Semplicemente basta cercare nelle leggende e nel folklore (oltre che in eventuali processi o documenti storici locali):
– Quali figure sono a capo delle streghe?
– Quali figure sono a capo delle fate?
– Quali figure guidano la Caccia Selvaggia/Processione dei Morti?

Questo perché Caccia Selvaggia, Orda delle Fate e Corteo delle Streghe coincidono come fenomeni, secondo Ginzburg. Ergo i leader di uno sono i leader dell’altro.

A queste vanno aggiunte le figure pagane rimaste nel folklore, tipo:
– quali madonne e santi sostituiscono Dei precedenti?
– quali spiritelli, folletti o fate fanno riferimento, nei nomi o nella descrizione, a Dei precristiani?

In base a questo creiamo il Pantheon.

C’è un’immagine del Pantheon della Campania nell’album, che è possibile visionare tranquillamente.
Ovviamente questo album contiene solo accenni, sto preparando ricerche più ampie perciò per ora solo accenni posso fare.

Diciamo quindi che in Campania abbiamo:
– Diana/Jana (secondo Eliade tutti i nomi di fate e streghe in Europa che fanno riferimento a nomi simili, vedasi le janas sarde, le zine albanesi, le xanas spagnole, le janare campane, ecc., derivano da Diana)
– La Zucculara (figura che può essere una rimanenza di Ecate)
– Erodiade
– Cupindo
– Godàn
– Sepilla la Bella
– Cibele/Mamma Schiavona

* Ora che sappiamo il Pantheon qual è, dobbiamo scegliere il nostro Famiglio Deifico tra gli Dei presenti nel Pantheon.

* A questo punto faremo un’offerta di cibo (la Tavola a cui ho già accennato in questa serie di articoli) una volta al giorno o una volta a settimana.

* Andiamo a vedere adesso le date dei Sabba e se nella nostra regione è presente il Sabba, il Corteo, la Processione dei Morti, il Viaggio nell’altro mondo, le Battaglie in Spirito o tutto questo assieme.
Semplicemente apriamo un libro di folklore della nostra regione (tipo i libri delle leggende della Sicilia, della Sardegna, della Lombardia, ecc. di Newton & Compton sono perfetti), vediamo la sezione che parla delle streghe. Leggiamo quindi e facciamo attenzione:

1) a cosa fanno le streghe:
# Sfilano con i morti?
Allora avremo la Processione dei Morti o Caccia Selvaggia.
# Si combattono tra loro o contro altre creature?
Allora avremo le Battaglie in Spirito.
# Vanno in un regno magico, incantato come il Paese delle Fate o il Paradiso della Sibilla?
Allora avremo il Viaggio nell’Altro Mondo.
# Vanno di casa in casa e mangiano e bevono?
Allora avremo il Corteo delle Buone Donne.
# Vanno a raduni o al Sabba?
Allora avremo il Sabba o Gioco della Buona Società (caso più comune).

2) a quando lo fanno:
Le date saranno quelle che riprenderemo per agire anche noi.
Le date cambiano da regione a regione e spesso da paese a paese quindi non ha senso che le elenchi, perché possono essere ogni settimana o una volta l’anno, a seconda del luogo.
Semplicemente prendete un paio di libri di leggende della vostra zona e guardate. Anche in questo caso la Newton & Compton è l’amica più fidata 😀

 

:: Per riassumere ::
Adesso che sappiamo tutto questo:

1) Faremo il Tavolo delle Offerte (già descritto in questa serie di articoli) ogni giorno o almeno una volta a settimana al nostro Famiglio Deifico;

2) Eseguiremo o il Sabba/Gioco fisico o l’attuazione fisica della Processione o del Corteo (che coincide visto si tratta sempre di schiere che sfilano quindi le azioni che compiono sono le stesse) – a seconda di quale dei tre fenomeni abbiamo riscontato essere presente nella nostra regione – nelle date che avremo trovato;

3) Utilizzeremo i sogni o lo scrying/idromanzia (tecniche già descritte nella serie di articoli) per andare al Corteo/al Sabba o Gioco/alla Processione/all’Altro Mondo/nelle Battaglie in Spirito (a seconda di cosa è presente nella nostra regione) in stato alterato di coscienza o in fase onirica/astrale. In questi viaggi è opportuno incontrare il proprio Famiglio Deifico, chiedendogli di incontrarlo in sogno o in trance e di presenziare in qualità di leader del Corteo/del Sabba/della Processione/dell’Altro Mondo;

4) Se vogliamo lavorare anche con il Famiglio Animale, una volta raggiunto il Sabba/il Corteo/la Processione/l’Altro Mondo, chiederemo al nostro Famiglio Deifico di rivelarci e simbolicamente consegnarci il nostro Famiglio Animale.
Una volta consegnatoci, immagineremo di unirci ad esso, per rappresentare che da ora in poi egli abiterà in noi, e ci assisterà nel viaggio onirico al Sabba/ecc. e ci potremo trasformare in lui in stato alterato di coscienza (la cosiddetta metamorfosi della strega);

5) Se avremo scoperto il Famiglio Animale, dovremo fargli offerte giornaliere (da affiancare a quelle al Famiglio Deifico), consistenti di cibo (solitamente latte) con aggiunta di una o due gocce di sangue (da estrarre con un ago sterilizzato);

6) Se non vogliamo lavorare con il Famiglio Animale possiamo anche non scoprirlo e lavorare solo con il Famiglio Deifico. Se oltre al Deifico vogliamo lavorare con altri Famigli che non siano quello Animale, potremo scegliere tra:
– Famiglio Defunto: si tratta degli Antenati, che omaggeremo con offerte di ceri, foto, cibi e bevande che apprezzavano da vivi (da cambiare dopo un giorno e una notte) e fiori (da cambiare anch’essi). Il loro mezzo di comunicazione preferito sono i sogni;
– Famiglio Domestico: è lo Spirito della Casa. L’offerta è di cibo, da posizionare la sera sul davanzale della finestra;
– Famiglio Fatato e/o Famiglio Vegetale: si tratta rispettivamente dello Spirito di un Luogo con cui vogliamo intessere una relazione e dello Spirito di una Pianta. Le offerte per quest’ultimo sono le classiche cure che si porgono a una pianta, più solitamente ogni tanto una goccia di sangue da farle assorbire, in modo da rafforzare il legame magico.
Per gli Spiriti dei Luoghi in primis dobbiamo assicurarci che gradiscano la nostra presenza, e una volta assicuratici di ciò, faremo offerte regolari (ogni volta che andremo sul luogo) di latte e pane (o tortine fatte in casa dal praticante).

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (VIII): Il Sabba o Ludus Bonae Societatis

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:: Cos’è e come si svolge il Sabba o Gioco della Buona Società (Ludus Bonae Societatis)? ::

Secondo Luisa Muraro [1] il termine più antico per indicare il raduno delle streghe, vale a dire il Sabba, è “Gioco” (“Ludus” in latino), al punto che esistono anche figure a capo delle streghe che ne mantengono il nome, come la “Signora del Buon Gioco” o “Domina Ludi”.
Nel suo libro leggiamo che l’insieme delle streghe veniva indicato come la “Società” o la “Buona Società”, e che quelle che attualmente vengono denominate Coven (riprendendo un termine della Stregoneria Tradizionale Scozzese, riportato nel processo del 1662 contro Isobel Gowdie) o Congreghe dalla Wicca, in Italia (la Muraro lo testimonia per il Nord mentre Henningsen lo riporta per la Sicilia) erano chiamate “Compagnie”.

Quando avvenivano i Giochi? Non si trattava – a differenza di quanto si pensi – di date uniche per tutta Europa o tutta Italia, ma cambiavano a seconda del luogo. Le giornate non sono le stesse dei riti stagionali campagnoli o feste di paese (sebbene queste potessero avere origini precristiane), che avvenivano invece da parte della comunità cittadina in pieno giorno e avevano una funzione più propriamente sociale, mentre i Sabba erano riunioni maggiormente private. Di norma le date sono ricordate nella memoria popolare, si trovano nelle testimonianze degli accusati, e nelle leggende sulle “notti delle streghe” (o “della Caccia Selvaggia” o ancora “della Processione dei Morti”), talvolta accompagnate da riti o scongiuri di allontanamento delle malefiche effettuati dalla popolazione. In Italia le date che ritornano più spesso sono: i Giovedì delle Quattro Tempora, la notte di s. Giovanni, la notte dei morti, le 12 notti da Natale all’Epifania e le Lune Piene. In alcune regioni, come la Sicilia, invece gli incontri (in questo caso delle Donne di Fuori, le streghe/fate siciliane) avvenivano su base settimanale.

Chi vi veniva venerato? Anche se la strega aveva vari alleati spirituali (in gergo, vari “Famigli” o “Spiriti Familiari”), solo la Domina Nocturna (lo spirito femminile che guidava il Corteo delle Streghe, la Caccia Selvaggia o la Processione dei Morti) e/o il suo corrispettivo maschile venivano adorati nel Sabba.
In sintesi dunque vi era una sorta di enoteismo/esclusivismo verso lo Spirito Maggiore a cui era legata la strega: il Gioco non era rivolto a un pantheon ma all’Entità a cui la Compagnia si legava (che di norma cambiava su base regionale e ancor più nazionale, ad esempio le streghe francesi andavano con Abonde/Abundia/Satia, quelle tedesche con Holda o Perchta, nell’Italia del Nord ritroviamo la Signora del Buon Gioco, in Scozia la Regina e il Re di Elphame, in Sicilia la Regina e il Re delle Fate, a Rieti – riporta Bellezza Orsini nel suo processo – Befania, sui Monti Sibillini la Sibilla Appenninica, la Redodesa nel Veneto, Erodiade a Roma, Araja o Arada in Sardegna, ecc.).

La Compagnia poteva incontrarsi al Ludus in maniera fisica (“corporaliter”) oppure in uno stato alterato di coscienza (“in somniis”).

 

:: Ludus corporaliter ::

Analizziamo adesso la formazione del concetto di Sabba fisico. Uno dei primi accenni al corteo delle streghe è sicuramente il Canon Episcopi (trattato inquisitorio datato 906 e.v.), che recita:

“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio.”

Ma qui ancora si parla di un incontro non corporeo, si tratta di un Sabba in Spirito. Andiamo dunque avanti e vediamo come si va a “stabilizzare” e a “corporizzare” via via.
Nel Roman de la Rose troviamo i seguenti versi a testimoniare la credenza che il corteo delle streghe si fermasse di casa in casa:

“Ne credon molti, ed è follia,
d’essere a notte streghe in via
erranti insieme a dama Habonde,
e dicono che in tutto il mond 18428
chiunque terzo nato è
è in questa condizione che
tre volte a settimana va
come il destino andar lo fa; 18432
ed entrano nelle dimore,
né di chiavi e sbarre han timore,
ma se n’entrano per fessure,
per gattaiole e fenditure; 18436
ed escon dai corpi le anime,
e vanno con le buone dame
per luoghi aperti e abitazioni,
e ne danno queste ragioni: 18440
che le varie cose vedute
non gli sono al letto venute,
ma son le loro anime che hanno
pena e che per il mondo vanno. 18444
E mentre sono in tale errare,
come credere voglion fare,
se il corpo gli rivolteranno
le anime entrarci non sapranno. 18448
Ma questa è follia troppo orribile,
e è cosa che non è possibile,
che il corpo umano è cosa morta
se l’anima dentro non porta; 18452
dunque è cosa certa e non vana
che chi tre volte a settimana
questo tipo d’errare fa
muore tre volte e tre vita ha 18456
in una settimana; e se
è così come detto è,
dunque ha spesso risurrezione
chi è di questa congregazione. 18460”

Nello stesso periodo Guglielmo di Alvernia riferisce la credenza per cui le Dominae Nocturnae, in questo caso Abundia/Satia e le sue streghe, visiterebbero le case per danzare e mangiare cibi e bevande presenti sul posto. In assenza di questi, abbandonerebbero le abitazioni sdegnate. In base a tale credenza la gente si affrettava a scoperchiare le botti e ad aprire le cantine, se non proprio a fornire cibo pronto nella propria casa [2].
Il Malleus Maleficarum (trattato inquisitorio successivo al Canon Episcopi e datato 1487), demonizzerà poi queste figure (tendenza che si avrà sempre di più fino al XVIII secolo, con la scomparsa delle rimanenze pagane e la completa equiparazione tra satanismo e stregoneria):

“Vi era un’erronea credenza che quando i diavoli venivano nella notte (o la Buona Gente come le vecchie donne li chiamavano, anche se erano streghe, o diavoli nella loro forma) dovevano divorare tutto, in modo che dopo potessero portare maggiore abbondanza di fornimenti. Alcune persone davano colore alla storia, e li chiamavano Strigi; ma ciò è contro l’opinione dei Dottori, i quali dicono che non ci sono creature razionali ad eccezione degli uomini e degli Angel; pertanto possono solo essere diavoli.”

Eppure neanche il Malleus fornisce una descrizione del Sabba come lo conosciamo oggi. Per essa dovremo aspettare il 1580 con Jean Bodin e il suo “Demonomania de li stregoni”.
Secondo la descrizione di Bodin, quando la strega si preparava ad andare al Gioco si spalmava il suo unguento, cavalcava una verga, recitava un incantesimo, volava e atterrava sul posto dell’incontro. All’arrivo si presentavano i nuovi arrivati al diavolo, che veniva salutato con un bacio sul posteriore, quindi si prendeva nota dei malefici compiuti dal precedente incontro fino ad allora e si veniva rimproverati o elogiati a seconda del proprio merito. A questo punto i praticanti donavano offerte al diavolo (a volte una pecora, altre volte un uccellino, altre ancora una ciocca di capelli della strega oppure qualche altro oggettino), quindi calpestavano la croce e bestemmiavano i santi. Il demonio dunque faceva sesso con la nuova strega, le poneva il suo marchio sulla pelle e le donava un Famiglio al suo comando. Seguiva dunque un ampio banchetto e una danza sfrenata che sfociava poi in un’orgia. L’incontro terminava in tempo per permettere alle streghe di raggiungere casa prima che il gallo cantasse [3].
Secondo Henningsen, gli aspetti satanici del Sabba mostrati da Bodin sono in realtà demonizzazioni di un complesso più antico ed autentico:

“In Sicilia […], non è mai esistita la credenza nelle ‘streghe malvagie e malefiche’; ed è mancata pertanto una netta linea di demarcazione tra fate e streghe: ambedue ‘potevano esercitare sia il bene che il male’. Dalla parte delle fate stanno, comunque, le donni di fora, e con le fate partecipano a forme di sabba contrassegnate dall’eleganza, dalla bella musica, dalla danza gioiosa, da lieti banchetti: un ‘sabba bianco delle fate’, di contro al ‘sabba nero stregonesco’. Il sabba delle fate […] rappresenta infatti un ‘modello puro’, rispetto al sabba delle streghe: quest’ultimo dovendo considerarsi piuttosto una sua forma secondaria in quanto risultato di un successivo processo di demonizzazione ad opera della Chiesa […] una variante di un esteso e quindi presumibilmente antico e profondamente radicato complesso di credenze sciamaniche mediterranee ed europee.”

Secondo la sua visione dunque, il calpestare la croce e le bestemmie sarebbero state aggiunte postume, mentre l’osculum infame (il bacio sul deretano del demonio) sarebbe in realtà la corruzione dell’inchino iniziale (testimoniato anche dal processo di Milano del 1390 contro Sibilla Zanni e Pierina de’ Bugatis, adoratrici di Madonna Horiente) che veniva effettuato nei confronti della Regina delle Streghe.
Quest’ultima, sempre secondo le testimonianze riportate da Henningsen delle ultime Donne di Fuori e di chi aveva avuto esperienza di esse, era scelta a caso di volta in volta tra le convenute. Si può dunque pensare che rappresentasse la Domina Nocturna in Terra per la durata del Gioco [4].

Come si può vedere, la procedura del Ludus Corporaliter ricostruito:

– Inchino
– Discussione e consigli sugli incantesimi compiuti
– Offerta alla Domina Nocturna
– Banchetto
– Danza e musica
– Orgia sacra

È molto diversa da quella del Sabbat più conosciuto di chiara ispirazione wiccan (oltre che differenti sono anche le date del calendario), che solitamente è organizzato così:

– Purificazione
– Apertura del cerchio
– Chiamata degli elementi
– Invocazione (o Drawing Down) alla Dea e al Dio (non riconosciuti nella Stregoneria Tradizionale, non essendo essa duoteista come la Wicca)
– Danza e Runa delle Streghe
– Rito stagionale
– Grande Rito/Cakes and Wine
– Ringraziamento degli Dei
– Congedo degli elementi
– Chiusura del cerchio

 

:: Ludus in somniis ::

Parliamo adesso del Gioco in stato alterato di coscienza. Certamente la tecnica maggiormente utilizzata per promuovere un simile stato è quella che sfrutta il sogno.
La struttura è la stessa di quello corporaliter, ma si attua in una dimensione che permette l’assenza di un Re o di una Regina delle Streghe temporanei (vale a dire di un rappresentante umano della Domina), in cui colei che presenzia è l’Entità direttamente e non intermediari.
Molte streghe del passato usarono questa via di accesso al Ludus, ad esempio Isobel Gowdie, donna scozzese condannata nel 1662, che aveva una vera e propria Compagnia con cui si incontrava per via onirica [5].
Sebbene possa dirsi un procedimento molto complesso che non approfondirò in questa sede, esso – come è logico aspettarsi – consta di due fasi:

1) riuscire a incontrarsi in sogno con gli altri membri della Compagnia,

2) riuscire a modificare il sogno in modo che si riesca a compiere un Gioco in tale stato alterato di coscienza (stato avanzato di sogno cosciente/sogno lucido).

Per arrivare a questo punto serviranno vari tentativi e un periodo di allenamento molto esteso, ma se lo sforzo verrà coronato da successo l’esperienza non sarà descrivibile con parole umane.

 

Note:

[1] Luisa Muraro. La Signora del Gioco. La caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime. La Tartaruga Edizioni, 2006.

[2] Claudia Manciocco, Luigi Manciocco. L’incanto e l’arcano: per una antropologia della Befana. Armando Editore, 2006.

[3] Thomas Wright. The Worship of the Generative Powers during the Middle Ages of Western Europe. London, J. C. Hotten, 1865, pp. 159-162.

[4] G. Henningsen, “Le donne di fuori. Un modello arcaico del sabba”, in «Archivio Antropologico Mediterraneo», a. I, n.0, 1998.

[5] Emma Wilby. The Visions of Isobel Gowdie: Magic, Witchcraft and Dark Shamanism in Seventeenth-Century Scotland. Sussex Academic Press, 2010.

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (VII): Il Lavoro con i Sogni e il Sabba in Somniis

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.: Il Lavoro con i Sogni e il Sabba in Somniis :.

Nel 906, Reginone di Prum scrive nelle sue istruzioni ai vescovi, in quello che diventerà il Canon Episcopi, quanto segue:
“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio.”

Questo culto, come abbiamo detto più volte, dall’area franco-germanica si estenderà in tutto il continente, diventando un fenomeno pan-Europeo, caratterizzato da voli notturni, trasformazioni in animali, cortei di spiriti e convegni stregoneschi.
All’inizio della storia della Stregoneria Tradizionale, essa è stata quasi interamente un culto del sogno, e solo in seguito qualcuno l’ha emulata dal vivo.
L’essenza della Stregoneria non è fisica, è un’esperienza notturna, è onirica, non sono ancora presenti raduni fisici come accadrà successivamente.

Inizialmente le streghe volano o si mutano in animale per partecipare a un corteo spirituale, un corteo che procede di casa in casa mangiando e bevendo ai banchetti che le persone preparavano come offerta vicino al proprio focolare, distribuendo, in cambio, benedizioni agli abitanti dell’abitazione: si tratta del corteo delle “Buone Donne che vanno di notte” o Dominae Nocturnae.

A poco a poco questa orda di spiriti smette di passare di abitazione in abitazione, inizia a radunarsi in un solo luogo dove, anche qui, si mangia, si beve e si fa l’amore. Il corteo si muta nel sabba.
Il sabba infine verrà “ostentato”, ovvero emulato, imitato nel reame fisico.

Ma l’essenza del sabba, la sua origine, è e rimane onirica. Il sabba rappresenta il mondo degli spiriti, dei morti e del popolo fatato. Non a caso, la Regina delle Fate è molte volte anche la patrona delle streghe: numerosi sono i processi in Scozia dove le accusate affermano di aver visitato la Corte delle Fate, il loro regno, Elphame, e di avervi visto anche alcuni esseri umani risaputamente defunti.

I defunti, d’altronde, spesso procedono anch’essi come un corteo: stiamo parlando della Processione dei Morti o Caccia Selvaggia, capitanata dal Cacciatore Selvaggio o da figure femminili corrispondenti che sono a capo anche del Corteo delle Dominae.

I morti e le streghe sono connessi anche alle battaglie in spirito, lotte oniriche tra praticanti stregoneschi (come i Mazzeri della Corsica) in cui ognuno rappresentava il proprio villaggio e il perdente di questi scontri causava un numero maggiore di morti per il proprio paesino, mentre il vincitore un numero minore. Altre volte si lottava invece per la fertilità dei campi, e si pensava che chi poteva partecipare a queste battaglie riusciva anche a vedere i morti e le loro processioni (come nel caso dei Benandanti in Friuli).

Il Sabba Onirico, dunque, non è un monolite: include il Corteo; il Sabba; la Caccia Selvaggia e le Battaglie in Spirito.
Citando Peter Gray (uno scrittore non ricostruzionista, ma revivalista):
“L’iniziazione in sogno si rivela così il rito di nascita della stregoneria. La nostra origine è incorporata nella terra dei morti e delle fate, nascosta tra le melodiose colline cave.”

Va bene, adesso che abbiamo capito che il Sabba primordiale è onirico, che esistono tutte queste possibilità… come farne esperienza? Come ne facevano esperienza in passato?
Gli antichi vivevano in modo molto diverso da noi: dormivano insieme, mangiavano assieme, lavoravano nello stesso luogo e si radunavano attorno allo stesso focolare; ascoltavano gli stessi cantastorie, assistevano agli stessi eventi e si sorbivano gli stessi sermoni. La condivisione dei sogni era all’ordine del giorno, mentre oggi è quasi un miracolo se ci ricordiamo un sogno appena svegli.
Il mondo è cambiato, e i fattori situazionali che portavano a un numero maggiore di sogni “stregoneschi” non sono riproducibili, se non forse tra gli Amish (ma a quel punto sarebbero gli Amish a scacciarci accusandoci di stregoneria!).

Pertanto le tecniche più utili al giorno d’oggi sono quelle moderne, che funzionano per far sognare noi uomini d’oggi. Oggi non possiamo più radunarci tutti attorno al fuoco a raccontare i nostri sogni, e costringere la propria famiglia a farlo non avrà lo stesso effetto della condivisione spontanea che avveniva in passato. Ma non c’è nessun problema: useremo in sostituzione un quadernino o un registratore. Oggi non abbiamo più cantastorie che ci raccontano del sabba, possiamo partecipare ad eventi di storytelling ma gli storyteller di oggi non hanno lo stesso impatto sulla psiche di quelli dell’epoca pre-televisione e pre-social media. Però anche qui, nessun problema, ci immagineremo, in sostituzione ai cantastorie, la scena al momento d’addormentarci e durante la giornata.

Quindi, schematizzando, cosa dobbiamo fare?
1 – Pensiamo al sogno che vogliamo fare durante la giornata, e prendiamoci dei momenti in cui immaginare la scena che vogliamo sognare la notte.
2 – La sera, prima di addormentarci, ripetiamo l’esercizio ma immergiamoci totalmente nell’immaginazione finchè non scenderemo nel sonno senza nemmeno accorgercene.
3 – Al risveglio, riportiamo immediatamente i sogni in un quaderno che avremo lasciato (assieme ad una penna!) sul comodino o su un registratore.
Anche qualora non avessimo sognato niente, dovremo comunque scrivere (o parlare, nel caso del registratore), in modo da ingannare la nostra mente, che porrà attenzione all’attività onirica i giorni successivi e ci permetterà così di ricordare i nostri sogni le prossime volte.
Quindi quando non sogneremo nulla scriveremo: “Caro diario, oggi non ho sognato nulla”.

Bene, adesso che abbiamo compreso la tecnica, l’applicheremo ai vari temi del Sabba:
a) – Al Corteo delle Buone Donne;
b) – Al Sabba Onirico;
c) – Al Regno delle Fate;
d) – Alla Caccia Selvaggia;
e) – Evito di riportare le Battaglie in Spirito perché troppo pericolose, ma se siete incoscienti vi basterà comprendere il meccanismo e applicarlo anche qui (a vostro rischio e pericolo!);
f) – Discorsi a parte saranno:
* il sogno condiviso, ovvero incontrare la propria “Compagnia” (nome tradizionale della congrega di streghe) in stato onirico, e
* la scoperta del Famiglio Animale,
che saranno affrontati in altre occasioni.

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A – IL CORTEO DELLE DOMINAE NOCTURNAE

La scena che immagineremo sarà quella di un cielo notturno, dove si volerà assieme ad altre persone a cavallo di una scopa, in groppa al proprio Famiglio Animale (se lo si è già scoperto) o trasformandosi in lui in metamorfosi. A capo di questo corteo vi sarà il proprio Famiglio Deifico. Immaginiamo a questo punto che il corteo plani e atterri vicino ad un’abitazione. Qui si troverà tutto pulito, ordinato e perfettamente decorato. Si procederà tutti assieme verso la cucina. Qui ci troveremo davanti ad un immenso banchetto. Ognuno, quindi, partendo dal Famiglio Deifico, mangerà e berrà qualcosa, e tutti assieme si ballerà nell’abitazione. Una volta terminato ciò, il Famiglio Deifico tirerà fuori una bacchetta di legno e, toccando l’abitazione, gli abitanti addormentati nei loro letti e gli animali domestici, li benedirà con i suoi poteri, facendo risplendere in tutta la casa una luce dorata che uscirà fuori dalla bacchetta.
Una volta che tutto sarà illuminato da questa luce, il corteo procederà nuovamente in aria per arrivare ad un’altra dimora dove ripetere il tutto.

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B – IL SABBA O GIOCO DELLA BUONA SOCIETA’

La scena da immaginare questa volta sarà una foresta buia, la cima di una montagna o di una collina.
Mettendo il caso che si sia scelta la foresta come paesaggio, si immaginerà una moltitudine di persone, completamente nude, attorno ad un fuoco e circondate da fiaccole. Ognuna di queste persone, sé stessi inclusi, avrà una candela in mano. Davanti a sé ci sarà il proprio Famiglio Deifico, a cui ciascuno, a turno, si inchinerà con il cero in mano. Una volta fatto, tutti si siederanno, mangeranno e berranno su degli immensi tavoli di legno vicini al falò, su cui sarà sistemato ogni ben di Dei. Le candele che prima erano tenute in mano adesso saranno poggiate sul tavolo davanti a sé.
Una volta terminato, ognuno riprenderà il proprio cero, e si ballerà formando una danza di luci. Al termine della danza ciascuno proverà a spegnere la candela dell’altro cercando di evitare di far spegnere la propria, e quando tutte le candele si saranno spente si farà l’amore in onore al Famiglio Deifico.
Si sentirà dunque il gallo cantare, apparire all’orizzonte l’alba, e ciascuno si inchinerà nuovamente davanti al Famiglio Deifico prima di allontanarsi e sparire nella foresta.

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C – L’ALTRO MONDO O REGNO DELLE FATE

La scena in questo caso sarà quella di una collina, che immagineremo cava, con una piccola entrata in basso. Una volta penetrata, immaginiamo di scendere in una scala a chioccia e di continuare a scendere, scendere, scendere, o direttamente lasciarsi cadere e atterrare senza farsi nulla. Alla fine della discesa, troviamo un cancello. Varchiamolo. E’ possibile interrompere qui la visualizzazione o immaginare di arrivare, dopo il cancello, in una corte regale, capitanata da due figure fatate sedute su dei troni, il Re e la Regina delle Fate (possiamo anche immaginare un solo trono, con sopra seduto il nostro Famiglio Deifico), e un insieme di cortigiani e nobili fatati, tra cui anche defunti umani.

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D – CACCIA SELVAGGIA O PROCESSIONE DEI MORTI

Immaginiamo una processione composta da penitenti con il volto coperto e vestiti con il saio che portano una fiaccola, altri a cavallo ma con il volto chino, e infine una figura più alta, di complessione fisica più corpulenta e seduta su di un cocchio scintillante riempito di pietre preziose, a guida della processione: il Cacciatore Selvaggio, che porta con sé una clava o un bastone.
Tutte queste figure procedono di notte dalla foresta verso le strade della città, talvolta addirittura innalzandosi nell’aria.
Tra di esse, riconosciamo alcune persone che sappiamo essere già morte, e immaginiamoci di sfilare con loro, anche noi con il nostro saio, il cappuccio, il volto coperto e la fiaccola in mano.
Il volto del Cacciatore Selvaggio (o della Cacciatrice Selvaggia) coinciderà con quello del nostro Famiglio Deifico.

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (V): La Trance

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.:: Scrying e Fissità Oculare come Tecniche di Trance ::.

Molto spesso, parlando delle tecniche di trance, si afferma che l’unica utilizzata nell’antichità dalle streghe per effettuare un viaggio fuori dal corpo fosse l’unguento a base di erbe allucinogene. Sebbene l’ipotesi che le streghe abbiano davvero impiegato l’unguento non sia da scartare, una delle tecniche più diffuse in tutta Europa era soprattutto l’idromanzia.
:: L’idromanzia nel passato ::

Utilizzata in tutta Europa, come in Italia, in Gran Bretagna e addirittura in Ungheria, è proprio in questo Paese che Éva Pócs, professoressa nel Dipartimento di Etnografia e Antropologia Culturale, ci riporta nel suo libro sui táltos, gli sciamani-stregoni tradizionali dell’Ungheria, “Between the Living and the Dead”, un caso molto interessante: verso metà ‘Settecento, nel processo contro tre táltos, un testimone affermò di aver visto una di loro uscire all’alba, l’ultimo giorno di Pentecoste, prendere in mano un piatto, guardarvi e trasformarsi in pesce. Dopo di che, scomparve per tre giorni. La studiosa ritiene sia uno dei dettagli più interessanti, visto che descrive una vera e propria tecnica di viaggio fuori dal corpo.

Dettagli come questi non si ritrovano però solo all’estero, infatti Andrea Romanazzi nel suo “Guida alle streghe in Italia” riporta che il giorno dei morti era possibile vedere le ombre dei morti dentro a ciotole d’acqua, e lo storico italiano Carlo Ginzburg in “Storia Notturna” riporta che talvolta le Dominae Nocturnae legate alla stregoneria, come Fraw Holt, mostrassero ai mortali le immagini dei morti e del loro destino proprio in bacili d’acqua.

Lo stesso Ginzburg, in “Benandanti”, ci riporta un caso che mostra come dovesse essere strutturata la procedura per l’idromanzia quale tecnica di trance, in cui l’accusato cercava di mettersi in contatto con Entità legate alla stregoneria, quali la Signora del Gioco (“Domina Ludi”):

“L’imputato principale, Giuliano Verdena, è un tessitore, e sono tessitori i testimoni chiamati a deporre – il padrone e due compagni di lavoro di Giuliano. Da queste deposizioni risulta che questi è solito trarre le sorti riempiendo un vaso d’acqua (talvolta si tratta d’acqua benedetta), accostandolo a un lume e facendovi guardare dentro un bambino o una bambina, ai quali impone di pronunciare una nota formula magica («Angelo bianco angelo santo eccetera»). Il procedimento è consueto; ma lo scopo dell’incantesimo è insolito, giacché solo occasionalmente Giuliano si presta a far comparire riflesse nell’acqua del vaso le immagini degli autori di piccoli furti. Di solito Giuliano legge in un suo libro, raccomandando ai bambini di far bene attenzione a ciò che vedranno apparire sulla superficie dell’acqua: e i bambini dicono di vedere ora «tanti tanti che parono musulmi», ora «magnani multitudinem gentium inter quas aliqui erant pedester, aliqui equester, aliqui sine manibus», ora «quendam hominem magnum sedentem cum famulo ab utroque latere».

Giuliano spiega ai bambini che i «musulmi» sono spiriti, e che l’ignoto personaggio è Lucifero, «magister artis». Questi tiene in mano un libro chiuso, in cui sono elencati molti tesori nascosti: e Giuliano dichiara che a ogni costo vuol trascrivere quel libro, «pro utilitate Cristianitatis et pro eundo contra Turchum et destruere eum». Altre volte i bambini scorgono nell’acqua del vaso una figura in cui Giuliano riconosce la «domina ludi» (epiteto attribuito ora a Diana, ora a Erodiade) che «inducta pannis nigris, cum mento ad stomacum», appare a Giuliano stesso dichiarandosi pronta a rivelargli «potentiam herbarum et naturam animalium».

Ma nelle figure che Giuliano ha interpretato come una moltitudine di spiriti è da vedere un residuo della tradizione della processione dei morti, quali a piedi, quali a cavallo, descritta da Orderico Vitale. Talvolta Giuliano chiede a una bambina di guardare nel consueto vaso colmo d’acqua per sapere «utrum debebat ire in inferno vel non»; e la bambina lo scorge «in caldera, Lucifero supra se eura tenente cum quodam rastello», e tace, «ne ipse Iulianus eam verberaret». A sua volta il Verdena le mostra il padre morto, e la bambina, affermando di averlo visto «stetisse in purgatorio et ascendere ad celum», scoppia in pianto.”

Una vicenda simile, ci informa Claudia Ansevini nella sua tesi “Un processo per superstizione a Pesaro nel 1579”, è quella di Lucrezia Peloso, il cui processo venne condotto a Pisa nel 1582. In esso la sua accusatrice affermò: “vi dico che Lucretia moglie di Hieronimo Peloso fa l’anguistara et mi ha detto che tiene per certo di potervi vedere dentro le cose passate et quelle che hanno da venire, et che più volte ne ha fatto l’esperienza, et dice che non è contro della chiesa, anzi che è cosa santa il fare detta anguistara”. Il rito dell’“anguistara” (ovvero della bacinella d’acqua) era un’unione di cerimonie cristiane e pagane: si prendeva l’acqua attinta da tre pozzi la notte di San Giovanni da una fanciulla vergine e la si metteva da parte. Quando occorreva, se ne riempiva una caraffa, una donna vergine o gravida si inginocchiava davanti a una candela accesa, recitava tre Pater, tre Ave e l’orazione di San Giovanni e poi guardava nella caraffa.

Nel caso di Giuliano Verdena abbiamo visto un particolare: una formula, qual era questa formula? Ancora una volta la tesi di Ansevini ci viene in aiuto: il carmen usato era molto diffuso, nelle sue varianti, e impiegato per vari scopi, tra cui il ritrovamento di denari o beni perduti o sottratti. Leggiamo infatti in un caso:

“Angelo bianco angelo nero mostrami chi ha tolto quelli denari”.

In un altro:

“Angelo bianco et Angelo santo, per la tua santità et per la mia virginità mostrami chi ha havuto questi danari.”

In un altro ancora la formula era invece:

“Angelo santo, Angelo bianco, per la tua santità, per la mia purità, etc.”

Altre ancora:

“Angelo Biancho, Angelo santo, per la tua santità et la mia virginità fammi vadere il vero e la verità, chi ha hauto quelle robbe trovate.”

Ma chi era quest’angelo? Probabilmente uno Spirito dell’acqua, oppure l’Angelo Custode della persona.

Un altro significato attribuito all’”angelo bianco” è fornito da Francesca Medri. La donna aveva sempre vissuto in un ambito paesano ed era cresciuta in una cultura magica che sembrava aver profondamente assimilato. In un suo racconto all’inquisitore diceva di avere attorno un folletto, che in una narrazione precedente aveva sovrapposto alla figura di un angelo, e che forse è lo stesso che la aiutava a trovare le cose perse tramite il sortilegio dell’inghistara.
:: La fissità oculare ::

Talvolta lo scrying avveniva anche senza una base materiale prestabilita, era pura e semplice fissità oculare su qualche punto.
Emma Wilby, ad esempio, in “Cunning Folk and Familiar Spirits”, riporta l’episodio di un uomo del 1600 che vide il Re e la Regina delle Fate fissando semplici semi di felce che cadevano.
Robert Kirk, nel suo “Regno Segreto”, ci rivela che i veggenti scozzesi riuscivano a vedere le Fate mantenendo gli occhi fissi durante le loro visioni, e che alcuni le forzavano, mantenendo proprio tale fissità in maniera prolungata.
La pietra bucata per vedere le fate di cui si parla spesso nel folklore probabilmente impiega lo stesso principio.

In sintesi, la principale tecnica non-onirica di contatto con l’Altro Mondo nella Stregoneria Tradizionale era legata allo scrying, o su una superficie adatta come nel caso dell’idromanzia, o anche in assenza di essa come nei casi britannici.
Ovviamente non è necessario avere l’aiuto di partorienti o di bambini per effettuare questi rituali, anche se la formula e il riferimento all’angelo bianco/nero possono essere a mio avviso riprendibili anche oggi (magari modificando le parti in cui fa riferimento alla verginità). Vediamo come fare.
:: Esercizio di Scrying ::

Iniziamo cercando di contattare il nostro Famiglio Deifico. Questo è un esempio, ma il procedimento può essere applicato per comunicare con ogni Famiglio e Spirito con cui vogliamo metterci in contatto.

Una volta riusciti, se vorremo essere trasportati nell’Altro Mondo, al Sabba o alla Caccia Selvaggia, chiederemo al nostro Famiglio di portarci lì e assisteremo così a visioni legate a questi temi. Nel caso del Famiglio Animale potremo anche chiedere di unirci ad esso durante il viaggio, in una metamorfosi: chi riesce in questo fenomeno viene chiamato nei paesi di lingua inglese “shapeshifter”, mutaforma. Anche da noi esistono casi di mutaforma, pensiamo alle gatte masciare, streghe pugliesi che simbolicamente si trasformavano in gatti, ossia donne che si univano e prendevano la forma del proprio Famiglio Animale.

Ovviamente per arrivare a lavorare con il Famiglio Animale dovremo averlo già scoperto, ma sulla procedura per scoprire il Famiglio Animale ne parleremo in un altro momento.
Per ora focalizziamoci sul Famiglio Deifico.
Mi rivolgo adesso a te che mi leggi, e che sei interessato a capire come procedere:

1) In primis dovrai avere tutti gli strumenti necessari per effettuare l’operazione.
Serviranno quindi:
– una bacinella o una caraffa di vetro riempita d’acqua
– una candela bianca la cui fiamma venga riflessa sull’acqua
– una stanza buia e silenziosa (tapperai quindi le finestre, chiuderai la porta, staccherai il telefono di casa, spegnerai il cellulare e dirai a chi condivide con te l’appartamento di non disturbarti per almeno mezz’ora)
– una sveglia (che imposterai della durata di mezz’ora, tempo che se vorrai potrai via via aumentare fino ad arrivare a un’ora nelle sedute successive).

2) Accendi la candela e posizionala vicino alla bacinella d’acqua.

3) Quindi sarà il momento di ripetere l’intento ad alta voce.
Impiegando la formula tradizionale per l’idromanzia, dirai:
“Angelo bianco, Angelo nero, per la tua santità e per la mia purità, mostrami il vero. Fammi incontrare [Nome del proprio Famiglio Deifico, ovvero della propria Divinità].”

4) Trova una posizione che ti faccia sentire confortevole ma rimanendo con la schiena ben dritta. Rilassa ogni tuo muscolo, partendo dalla fronte fino ad arrivare alla punta delle dita. Scegli bene la postura perché ci dovrai rimanere almeno per mezz’ora.

5) Respira profondamente e concentrati sul respiro. Cerca di arrivare ad uno stato piacevolmente rilassato, ad una trance lieve. Comincia quindi a guardare con questo particolare atteggiamento meditativo e rilassato il centro della bacinella o il riflesso della candela in essa. In particolare, durante questo periodo evita di concentrarti sulle domande che vuoi fare al Famiglio o anche solo sull’aspettativa di vederlo o incontrarlo.
Piuttosto, mantieni la concentrazione su ciò che stai facendo, su ciò che stai guardando.
Lascia che i pensieri arrivino, ma non farti prendere da essi: resta concentrato su ciò che vedi e sul respiro. Quando idee specifiche, relative alle domande, allo Spirito o a qualsiasi altra cosa arrivano, lasciale venire e allo stesso tempo lasciale andare tornando al momento presente, tornando alla bacinella che sei intento ad osservare.

6) Guarda al centro dell’acqua o al riflesso della candela nel liquido. All’inizio, cerca di evitare di battere le ciglia troppo spesso, ma senza che ciò ti agiti o che diventi una preoccupazione o un pensiero intrusivo. Mantieni il tuo stato rilassato e semplicemente fissa l’acqua.
Guardala senza sforzare gli occhi, non fissarla in modo teso ma osservala in modo rilassato. Mentre porti lo sguardo all’acqua, il corpo e la mente dovranno essere totalmente rilassati. Non devi fissare con forza, devi osservare senza sforzo. Quando fissi qualcosa, ti stai sforzando un po’: tendi i muscoli facciali, il corpo, gli occhi, aumenta leggermente la frequenza cardiaca e così via. Tutto ciò ti distrae.
Qui invece devi guardare in maniera rilassata, come se fosse quasi un oggetto “di sfondo”, come se non ti importasse. E’ simile al guardare una persona di cui sei innamorato. La fissi ma non in maniera tesa, la osservi in maniera rilassata senza distrarti. Lo fai senza sforzo.

7) Dopo un po’ di tempo che continuerai a osservare, potrai accorgerti che la superficie dell’acqua diventerà lattiginosa per poi schiarirsi, creando delle sorte di “nubi” o “fumo” (a volte anche fumo colorato) prima di iniziare a presentare delle immagini.
A questo punto puoi continuare chiudendo gli occhi.

8) Chiudi gli occhi, guarda lo schermo nero dietro le palpebre e focalizzati su di un punto specifico del campo visivo, facendo attenzione a non creare tensione oculare (altrimenti si potrebbero creare problemi per la vista). Questo punto non è un punto deciso prima ma quello che i tuoi occhi quando chiudi le palpebre fissano in maniera naturale.

9) Ripeti l’intento a mente (ad esempio:
“Voglio incontrarti, [Nome del Famiglio Deifico],
voglio incontrarti, [Nome del Famiglio Deifico]…”).
Accorda questo pensiero con il respiro se ti trovi meglio, ad esempio:
“Voglio incontrarti” -> Inspirando
“[Nome della Divinità]” -> Espirando.
Mentre lo fai, può essere utile cercare di percepire la sensazione di scendere o di cadere, può aiutare a rendere la trance più profonda e aumentare le possibilità di ottenere una visione.

10) Estraniati dal resto, cerca di fare in modo che il mondo esterno non esista per te, che oltre a te rimanga solo l’intento che stai ripetendo e lo schermo nero dietro le tue palpebre.

11) Quando arriverà un’immagine, continua a mantenere il tuo stato rilassato e osservante, permettendo all’immagine di arrivare senza esercitare alcuno sforzo mentale per controllarla.
Una volta che l’immagine inizierà ad arrivare, attendi finché non si stabilizzerà da sola.
Quando capirai che ciò che vedi è vero, che è una visione e non un’illusione, chiedi all’immagine di mostrare ciò che ha da mostrare, o da dire ciò che ha da dire, qualora non lo faccia da sé.

12) Resta a recepire le visioni (o anche messaggi uditivi, verbali o percettivi) per quanto tempo desideri (o fino al suonare della sveglia).
Quando senti di aver finito ringrazia lo spirito, apri gli occhi, ringrazialo ad alta voce per esserti apparso e per le sue (eventuali) risposte ai tuoi quesiti.
Ringrazia anche l’”Angelo bianco et Angelo santo” o “Angelo bianco e Angelo nero” per averti messo in contatto con il tuo Famiglio Deifico.

13) Adesso saluta sia l’Angelo che il tuo Famiglio e spegni la candela. L’esercizio, a questo punto, è terminato.
Per tornare ad uno stato normale di coscienza può essere utile mangiare qualcosina.
:: Interpretare le visioni e distinguerle dalle illusioni ::

Come capiamo se un’immagine vista durante la sessione di scrying è veramente un messaggio da parte di uno spirito o se è un’illusione?
Di solito possiamo seguire queste regole base:
1- Nitidità
2- Arrivo improvviso
3- Sensazione di sorpresa
4- Assenza di aspettative
5- Mancanza di familiarità con i simboli della visione

1) Di solito le visioni vere sono più nitide delle immagini mentali. Le immagini mentali sembrano quasi “cartoni animati” rispetto alle visioni vere, le quali invece rispetto alle illusioni sembrano quasi “foto”: hanno colori più accesi, possiedono dettagli più marcati e così via.

2) Le immagini mentali illusorie seguono il flusso di coscienza, un’immagine che si modifica nell’altra e così via. Le visioni effettive invece sono improvvise.

3) In quanto improvvise spesso sono associate anche con sensazioni forti, soprattutto una sensazione di sorpresa.

4) Ovviamente se abbiamo in mente l’aspettativa di vedere X, vedremo X. Ma sarà un’illusione. Dovremo dunque evitare di pensare a ciò che vogliamo vedere, all’aspettativa “ah adesso vedrò X” o “ah adesso lo spirito mi dirà X, Y e Z”. Dobbiamo restare concentrati invece sul nostro focus visivo (lo schermo nero o l’acqua) e lasciar venire qualsiasi cosa.
Non dovremo dunque selezionare ciò che ci arriva, sforzandoci di cambiarlo. Lasciamo che tutto arrivi a suo tempo e a suo modo. Non interferiamo.

5) Alla fine di ogni seduta dovremo chiederci: questo simbolo l’ho già visto nella mia vita? Dove? Lo riesco a ripescare con facilità? Lo ricollego a un mio vissuto? Se è così, prendiamo con le pinze.

Ovviamente questa disamina va fatta a fine seduta, prima dobbiamo restare concentrati sull’esercizio, senza lasciarci prendere da valutazioni su ciò che vediamo.

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale (IV): Rinuncia alla Cristianità e Autoiniziazione

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.:: Rinuncia alla Cristianità e Autoiniziazione ::.

Premessa: molto di ciò che dirò vede protagonista “il Diavolo”. In realtà, come dimostrano diversi studiosi tra cui Emma Wilby, in ambito britannico il Diavolo era un altro nome della figura ben più mite del Re delle Fate (per capirci, “Oberon” nell’opera “Sogno di una notte di mezz’estate” di Shakespeare). In ambito continentale invece spesso era la copertura di un qualunque tipo di Famiglio Deifico, soprattutto femminile (ad esempio nei processi del Nord Italia la “Signora del Gioco” viene prima affiancata e poi sostituita dal Diavolo come leader dei raduni stregoneschi, e nei Paesi Baschi il Diavolo, Akerbeltz o Janicot, un caprone nero, altri non nascondeva che la Dea Mari, la Divinità che era a capo del pantheon basco pre-cristiano). Perciò interpretate in questo modo ogni accenno al Diavolo che faremo nel testo. Non siamo satanisti (non che ci sia nulla di male se lo fossimo, ma non lo siamo).
:: Alcuni esempi di iniziazioni stregonesche ::

Nell’aprile del 1662, Isobel Gowdie, una donna di Auldearn, in Scozia, racconta la sua iniziazione alla Stregoneria:
“la prima cosa che feci quella notte, fu di rinnegare il mio battesimo, e misi una delle mie mani sulla cima della mia testa e l’altra sotto la pianta del mio piede, e poi abbandonai tutto ciò che vi era in mezzo tra le mie due mani al Diavolo. Lui stava sul banco del lettore e aveva un libro nero in mano. Margaret Brodie, ad Auldearn, mi condusse su dal diavolo per essere battezzata da lui. E mi marchiò sulla spalla e succhiò via il mio sangue dal marchio e lo fece zampillare nella sua mano, e, spruzzandolo sulla mia testa, disse, “Io battezzo te, Janet, nel mio stesso nome!””.

Lo stesso rituale di mettere una mano sopra la testa e una sotto la pianta del piede rinunciando al battesimo e dedicando tutto ciò che vi è in mezzo al Diavolo è un’usanza riportata più volte nei processi, pensiamo a quello contro Marie Lamont (nel Renfrewshire, anch’ella nel 1662) e nel folklore (Robert Kirk riportò che i visionari scozzesi usavano questo rito per permettere a una persona curiosa di vedere temporaneamente le fate; doveva solo mettere il suo piede sul piede del visionario, mentre lui poneva la sua mano sulla testa del curioso e poteva vedere quanto normalmente vedeva il veggente guardando oltre la sua spalla destra).

Nel Continente, molto più diffuso come gesto di rinuncia al cristianesimo era la profanazione dell’ostia (che si doveva mettere sotto la lingua durante il momento della comunione al posto di mangiarla e conservare per il gesto lontano da occhi indiscreti) o il calpestare la croce, abiurando la propria fede a Dio.

Nel folklore del Nord America (quello degli invasori europei, ovviamente, e non dei nativi) l’autoiniziazione alla stregoneria è di solito eseguita mediante:
* Una rinuncia alla cristianità, spesso attraverso un rituale come il ripetere il Padre Nostro al contrario
* Il donarsi a un’entità dell’Altro Mondo, come il Diavolo o l’Uomo in Nero, in cambio di poteri magici
* Un atto di esposizione, come l’essere nudi o un’unione sessuale di qualche tipo, anche se in certi casi non è necessario
* Un segno dell’accettazione del candidato come strega
* La trasmissione della conoscenza magica in modo cerimoniale, e/o la presentazione di un famiglio.

Alcuni rituali nord americani includono l’andare su una montagna o collina e portare una ruota per la filatura, esprimere il proprio intento di darsi al Diavolo finchè la ruota non inizia a girare da sola. Un altro include lo sparare diverse volte al cielo o ai corpi celesti maledicendo il Dio cristiano ad ogni colpo (atto da evitare, sia per la pericolosità dei proiettili volanti, sia perché molte Divinità sono legate alla Luna o al Sole o ai pianeti). Uno ancora include il lavare in un corso d’acqua un oggetto (che ora è un pugnale mai usato, ora delle corna di animale, ora uno strano libro) per più giorni comparando la sua purezza con la libertà dal Dio cristiano che si è ottenuta mediante quest’atto. Infine, anche qui troviamo il rituale del mettere una mano sotto i piedi e l’altra sopra la testa.

Non sempre avveniva un rituale di iniziazione formale, ad esempio Alison Pearson (1588) disse semplicemente “sì” a un’offerta proposta di alleanza da uno Spirito apparsole e questo bastò, secondo diversi studiosi, anzi, la vera iniziazione sarebbe il proprio primo viaggio verso l’Altro Mondo che compie la strega.
Difatti la maggior parte delle streghe non “diventa” tale, ma anzi, riceve improvvisamente una visione del proprio Famiglio Animale o di quello Deifico, o inizia a viaggiare fuori dal corpo e volare verso il Sabba, il Corteo o a combattere Battaglie in Spirito (nel caso dei benandanti) ad una certa età.

E’ anche possibile che questi due tipi di iniziazione (formale e informale) si uniscano, e che quindi durante la prima esperienza di volo spirituale al Sabba, una persona riceva come prova di ammissione alla cerimonia onirica proprio il calpestare la croce, profanare l’ostia ed essere battezzata dal proprio Famiglio Deifico.
:: Perché iniziarsi formalmente ::

Io sinceramente consiglio di intraprendere un’autoiniziazione formale una volta scelto il proprio il Famiglio Deifico e aver intrapreso a fargli offerte in suo onore per diverso periodo.
L’autoiniziazione in questo caso serve a due fini:
a) Rimuovere le paure cristiane. Non siete più cristiani, fatevene una ragione. I vostri Dei sono stati quasi sempre associati al Diavolo, quindi avere paura appena la gente prova a pronunciare il Suo nome, è abbastanza assurdo. Diavolo, alle vostre orecchie, dovrebbe suonare come “ogni Divinità che non è il Dio cristiano”. Quindi sì, agli occhi di un cristiano praticante… voi venerate il Diavolo! Io venero il Diavolo! Agli occhi di un cristiano siamo tutti fritti nell’olio bollente dell’inferno. Da questo punto di vista, non ha minimamente senso tenere un “timore reverenziale” nel ripetere un Padre Nostro al contrario, nel dissacrare un’ostia o nel calpestare una croce.
Ovviamente questo è un atto di liberazione personale, non sto incitando a dissacrare chiese o a fare i vandali. Se volete calpestare una croce, non può essere la croce di chi ci ha speso soldi e messo il cuore, dovete da comprarvela voi. Se volete dissacrare un’ostia, non ditelo a un cristiano per stuzzicarlo, è infantile e irrispettoso verso la sua persona. Liberarsi da delle catene non vuol dire diventare dei ca..oni o dei vandali. L’idea di base non è covare un odio verso un’istituzione o i suoi seguaci, ma liberarsi dal peso della precedente fede in modo da poter apprendere al 100% ciò che porta avanti la nuova.
Per farlo, non possiamo credere che “buh se dici il Padre Nostro al contrario arriva il Diavolo allo specchio e ti tormenta nella notte”, non possiamo avere paura dell’inferno!
Quando, facendo questo rituale, riusciremo a percepire e sentire queste paure e a notare che no, non stiamo abbrustolendo come polli allo spiedo per averlo eseguito, potremo finalmente liberarci di esse.

b) E’ un impegno verso il proprio Famiglio Deifico. Oltre alla rinuncia alla fede cristiana, l’iniziazione include il dedicarsi al “Diavolo” cioè al Famiglio Deifico, alla propria Divinità. Siamo pronti a prendere seriamente un impegno verso una Divinità, al punto da farle offerte regolarmente, ogni anno della nostra vita, ogni mese, ogni settimana? Perché questo è ciò che significa dedicare tutto ciò che vi è tra la nostra testa e i nostri piedi. Vuol dire che siamo del nostro Diavolo, siamo del nostro Famiglio Deifico. E’ un impegno per l’intera esistenza. Siamo pronti a questo passo?

Se lo siamo, ecco come procedere per un’iniziazione che tenga conto di quelle che abbiamo riportato finora, considerando ovviamente l’enorme variabilità dei rituali (che vanno dal “vai in una montagna e fai x e y per tot giorni” al “ciao, vuoi lavorare con me?” “sì grazie!” ad una visione) che non ci permette di prenderne uno come esempio, ma ci induce a unificarli il più possibile per uno più completo:
:: Il Rituale ::

1) Entra in una chiesa durante una funzione, senza farti notare intingi le mani sull’acquasantiera e asciugale sui pantaloni all’altezza dell’ano senza farti notare (non è esibizionismo, è superare la paura!). Siediti e senza fare il segno della croce o altro aspetta che il prete dia le ostie. Prendi la tua ostia ed evita di mangiarla se te la mette in mano o se non è possibile perché te la fa ingoiare, mettila sotto la lingua e toglila subito, nascondila immediatamente e conservala in un panno o un fazzoletto, facendo attenzione a non romperla (ancora).

2) Compra un crocifisso dai negozi specializzati o costruiscine uno tu.

3) Scrivi il Padre Nostro al contrario. In italiano è:
“Nema! Elam lad icarebil am
Enoizatnet ni errudni ic non
Irotibed irtson ia omaittemir il ion emoc
tibed irtson i ion a ittemir.
Onaiditouq enap ortson li iggo iccad
Arret ni emoc oleic ni ìsoc
Atnolov aut al attaf ais
Onger out li agnev
Emon out li otacifitnas ais
Ileic ien ies ehc
Ortson erdap!”

Si può fare anche in latino, se uno lo preferisce.

4) Vai in un luogo isolato, preferibilmente nella natura, spogliati se possibile (magari tranne le scarpe per non farsi male nel calpestio), quindi esprimi ad alta voce il tuo intento:
“Voglio che la mia anima sia libera dal sangue di Gesù Cristo, rinuncio a Gesù il Figlio, rinuncio a Dio Padre Yahvè, rinuncio allo Spirito Santo, rinuncio alla Madonna Maria, rinuncio al mio battesimo cristiano!”

5) Recita adesso tre volte ad alta voce il Padre Nostro al contrario, con tutta l’enfasi e la forza che puoi.

6) Adesso posiziona a terra la croce e calpestala fino a romperla. Mentre lo fai, recita il Padre Nostro al rovescio.

7) Adesso appoggia a terra anche l’ostia e urinaci sopra, fallo anche sulla rimanenza della croce e quando hai finito, calpesta e strappa l’ostia con i piedi unendo le rimanenze al fango della terra.
Mentre lo fai, continua a recitare il Padre Nostro al contrario.

6) Adesso urla:
“La mia anima non ti appartiene più, Gesù Cristo! La mia anima non appartiene più a te, Yahvè, Dio padre dei cristiani e dei giudei! La mia anima non è più legata a te, Spirito Santo! La mia anima ti rigetta, Maria Vergine! La mia anima rigetta ognuno di voi! Adesso sono libero, libero per sempre da voi! La mia anima adesso appartiene a me, solo e unicamente a me! Voi non siete più nulla per me, sparite adesso e per sempre dalla mia vita!”.

7) Recita altre tre volte il Padre Nostro al contrario, quindi guardati intorno, resta in silenzio e stai ad ascoltare. Ci sono dei segnali? Il vento si muove o non si muove improvvisamente? Vedi un animale? Come si comporta?

8) Adesso, quando sei pronto, chiama il tuo Famiglio Deifico:
“Tre volte chiamo il tuo nome, [Nome del Famiglio], tre volte io ti chiamo! [Nome]! [Nome]! [Nome]!
Sii presente, te ne prego!
Sono venuto da te e a te mi inginocchio – *inginocchiati* – perché a te mi voglio dedicare, [Nome]!
La mia anima adesso appartiene a me, sono libero finalmente dalla schiavitù del Dio d’Abramo e qui, nella selva, mi vengo a concedere a te, [Nome].
– *Alzati in piedi* –
A te mi concedo e prendo un impegno solenne: in ogni attimo della mia vita sarò legato te, in ogni momento della mia esistenza sarò vicino a te, io oggi concedo ogni parte di me, dalla cima della mia testa – *metti una mano sulla tua testa* – alle piante dei miei piedi – *metti l’altra mano sotto uno o entrambi i piedi senza cadere* – al tuo servizio! Io mi celebro oggi come interamente tuo, [Nome], come un figlio è interamente del/la proprio/a padre/madre! Io sono interamente tuo, [Nome], affinchè tu sia interamente mio, perché da oggi, da oggi, [Nome], siamo eternamente legati. Il legame è creato e non si potrà mai più spezzare! Così sia!”
Adesso rimetti le mani in una posizione normale e inchinati, inginocchiandoti.

9) Fatti un piccolo taglio sul palmo della mano con una lametta sterilizzata o un ago, anch’esso sterilizzato.
Facendolo, dì:
“Questo è il marchio che imprimo su di me! La ferita potrà rimarginarsi, ma questo marchio rimarrà per sempre, perché è il tuo marchio, [Nome del Famiglio Deifico], è il segno del legame che mi unisce a te!”

10) Dalla ferita, dove scorrerà qualche goccia di sangue, fai in fretta e appoggiala sulla tua testa, facendo cadere un paio di gocce e dicendo:
“Io mi battezzo col sangue nel tuo sacro nome, [Nome del Famiglio]! Il battesimo di sangue lava via il battesimo d’acqua. Ecco, adesso io sono libero dal mio battesimo cristiano e sono battezzato nel tuo nome, [Nome]. Da te sono battezzato e a te sono legato per sempre, [Nome]. Così sia!”

11) A questo punto fai nuovamente silenzio, osservati intorno, concentrati sulle tue sensazioni e vedi se percepisci dei segni o se senti qualche strana emozione dentro di te.
Interpretala e ringrazia il Famiglio Deifico per il suo messaggio.

12) Ringrazia nuovamente il Famiglio, salutalo, rivestiti, prendi le rimanenze della croce e buttale (o mettile in un sacco e buttale appena puoi) e poi torna a casa.
:: L’Iniziazione in Spirito: il viaggio nell’Altro Mondo ::

Se non vogliamo eseguire alcun rito formale, allora la nostra iniziazione sarà da contarsi come il nostro primo viaggio in spirito nell’Altro Mondo, al Sabba, con il Corteo delle Signore della Notte, con la Processione dei Morti o per eventuali Battaglie in Spirito. Tutti questi argomenti verranno affrontati singolarmente nei prossimi approfondimenti.
:: Fonti ::

Brian P. Levack, The Witchcraft Sourcebook (pag. 283): https://books.google.it/books?id=Lj7LCQAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

Emma Wilby, Cunning Folk and Familiar Spirits.

Carlo Ginzburg, Storia Notturna.

Blog Post 50 – A Witch’s Initiation

Blog Post 45 – Witches