L’Arte di Elfhame #24: Cosa è l’Arte Tradizionale?

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero delle correnti Revivaliste all’interno del grande gruppo della Stregoneria Tradizionale. Mentre i precedenti articoli erano improntati sulla figura di Robin Artisson, in questo caso l’autore revivalista in questione è Andrew Chumbley. Nonostante le tradizioni che egli cita non siano in grado di riportare prove concrete sulla propria sopravvivenza ininterrotta dall’Epoca dei Roghi fino ad oggi, il loro contributo nell’ambito esoterico è immenso, e andrebbero approfondite anche dai Ricostruzionisti.
Ricordo ancora una volta che non sono io il traduttore degli articoli della serie “L’Arte di Elfhame”, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

 

Cosa è l’Arte Tradizionale?

– Un Breve Trattato sulla natura della Stregoneria Tradizionale
e forme di Pratica Magica somiglianti –

 

Andrew D. Chumbley

 

chumbley

 

“L’Arte Tradizionale è la Via Senza Nome dell’Arte Magica. E’ il Sentiero della Wytcha, la chiamata del cuore alla vocazione di Uomo Astuto e Donna Saggia; è il Cerchio Segreto degli Iniziati che costituisce il Corpo Vivente della Fede Antica. Il suo Rituale è il Sabba del Sogno fatto Carne. Il suo Mistero giace nella Terra, sotto i piedi di Coloro che percorrono il sentiero tortuoso di Elphame. Il suo Libro Sacro è la Via della Conoscenza delle Erbe e della Fascinazione delle Bestie, il tesoro delle tradizioni ricordate da Coloro che riveriscono gli Spiriti; è la Grammatica del Sapere sussurrato all’orecchio, amata da Coloro che mantengono sacri i segreti dei morti e affidata a Coloro che guardano sempre oltre… A chi domanda sull’Arte Tradizionale, le sue risposte si trovano nella sua terra nativa: il Cerchio dell’Arte delle Arti!”

 

I

Tali sono i miei propri pensieri a questa domanda e come tali essi sono unicamente miei, ma non di meno sono i pensieri di un uomo che ha camminato nel Cerchio della Gente Saggia per molte volte.
Alla domanda: “Cosa è l’Arte Tradizionale?” vi sono molte risposte pratiche, tante quanti sono i praticanti di questa misteriosa fede. Non vi è risposta diretta a tale quesito, ed è la meravigliosa diversità di possibili risposte che i genuini praticanti possono offrire che è, per me, la cosa più affascinante. Lo scopo delle pratiche e delle credenze che possono essere considerate come facenti parte dell’ “Arte Tradizionale” è sconosciuto e rimarrà sempre tale; e, inoltre, se per mezzo di questo trattato sarà possibile percepire il senso – avere un’intuizione – di questa diversità, si potrà forse comprendere l’occulta natura che unifica il tutto.
Quando sopra mi sono riferito a delle “risposte pratiche”, intendo nello specifico quelle risposte che possono essere di uso diretto e di valore ai compagni praticanti. Lo spirito di questo trattato è quello di essere utile ad ognuno di noi ai quali la domanda è indirizzata. Benché vi sia un certo numero di persone che possono presentare un resoconto genuino circa la natura dell’Arte Tradizionale, tali aderenti sono, in verità, pochi e discreti. In tempi recenti vi è stato un evidente affioramento dell’Antica Arte nella letteratura pubblicata, libri e articoli, di pubblico dominio.
Questa attività pubblica è eco di una rinascita interna della conoscenza. La fonte della Fede Antica rilascia la sua essenza vitale diffondendola nelle correnti sotterranee della pratica magica, concedendo il suo potere alle vene che viscerano nella terra, alimentando e nutrendo nuovamente la verdeggiante terra di Albion. Noi che apparteniamo al Mistero della Fede Antica siamo i guardiani della terra, la nostra conoscenza è l’arcano del suo cuore e del nostro. A questa fede dobbiamo essere devoti!
La manifestazione pubblica della Fede Antica non è apparsa in modo uniforme, bensì ne ha esibito una stimolante varietà. A queste varie forme o flussi della Tradizione ci si può riferire chiamandole “osservanze” o usanze del Vecchio Rito; esse si differenziano secondo il Maestro o la Maestra responsabile della diffusione del loro Sapere. Si potrebbe pensare che l’ingente esistenza della letteratura pubblica disponibile indichi una tendenza all’indebolimento – ad una diluizione – dell’essenza spirituale della Tradizione, ma non è questo il caso. Di fatto, la verità è l’esatto opposto: essa si muove verso un ampliamento e un approfondimento della ricchezza spirituale della Fede Antica. La Vecchia Arte emerge come un Sentiero che possiede un diverso schieramento di aspetti, che si estendono dalla pratica dell’incantesimo operato a livello di magia popolare – le arti della conoscenza delle erbe e dell’incantamento di animali, per mezzo di un appreso spettro di arti magiche, raggiungendo in apoteosi le altezze del misticismo genuino.
Per chiarire questa diversità è utile citare e riassumere brevemente alcuni esemplari specifici di osservanze che sono all’avanguardia della nostra attuale rinascita.

The Way of the Eight Winds: questa è la tradizione dell’Arte senza nome proposta da Nigel Pennick, praticata in Inghilterra orientale. Essenzialmente essa rappresenta una scuola di pratica magica derivata da, e continuante, la tradizione della Gente Saggia indigena diffusa nei luoghi del Cambridgeshire e nelle regioni Fenland. Deriva dalla linea iniziatica di “Sigaldry”, una tradizione di conoscenza runica che incorpora elementi pagani e cristiani in una sintesi magica coerente. Il metodo di successione della tradizione è, secondo Pennick, trasmesso da Maestro a discepolo e perpetuata dalla trasmissione della conoscenza tanto orale quanto scritta. E’ importante notare che nel suo libro “Secret of East Anglian Magic” viene fatto riferimento all’Antico Ordine degli Uomini Ossa (Antient Order of Bonesmen), alla fratellanza magica di Coloro che Sussurrano ai Cavalli (Horse-whisperers) e ai misteri solitari degli Uomini e Donne Rospo (Toadsmen and women). Vi sono altre forme di magia pratica ancora operative nelle medesime regioni e a cui vi si potrebbe riferire, in termini ampi, come “Arte Tradizionale”.

Via Nocturna: la conventicola de “la Caccia degli Spiriti”. Questo è il sentiero iniziatico dell’insegnamento della saggezza proposto da Nigel Aldcroft-Jackson, il Magister Janus ben Azazel. I suoi insegnamenti derivano sia da trasmissione orale quanto scritta e, nella loro interezza, costituiscono una sintesi di molti diversi aspetti delle tradizioni delle streghe. Detto in breve, il nucleo centrale della Conventicola viene tutelato nello stato di gnosi magica in cui il cercatore intraprende il pellegrinaggio notturno verso il Sabba. La Via Nocturna è perciò l’invisibile conclave degli iniziati uniti insieme in una parità di esperienza nello stato di trance-estasi. La sua saggezza è accessibile a coloro che sono passati attraverso i portali che fanno da soglia a questo mondo e che hanno intrapreso il viaggio iniziatico notturno nei regni del sogno di ciò che possiamo chiamare “Misticismo Witanico”, l’insieme di tradizioni derivate direttamente dall’esperienza gnostica della formula Sabbatica. La Conventicola è stata rimarchevole nel suo contributo in questo campo, specialmente nell’estrapolazione dell’essenza mistica interna degli insegnamenti di varie altre osservanze dell’Arte; il suo contributo è stato forse più importante di quello datoci dal Clan of Tubal-Cain.

The Clan of Tubal-Cain: questa è la Tradizione dell’Osservanza dell’Arte perpetuata dal defunto Robert Cochrane. Secondo Cochrane il Clan fu un corpo di iniziati i cui miti e metodi di pratica occulta derivano dalle vecchie Streghe nordiche. Si nota che in esso le componenti della sua costruzione mitica hanno subìto influenza da fonti demonologiche del tardo medioevo, specialmente per quanto riguarda gli insegnamenti sulla discesa dei Guardiani, il ruolo di Tubal Cain e l’importanza datagli come precettore della genealogia iniziatica del Sangue di Strega. L’importanza del contributo del Clan al continuo sviluppo dell’Arte Tradizionale è ben visibile nell’influenza creativa portata da coloro che furono direttamente coinvolti in questo lavoro. L’esempio principale è Evan John Jones, che fece un gran lavoro nell’esporre vari aspetti degli Insegnamenti del Clan, specialmente quelli che ruotano attorno alle forme mitiche del Castello, del Teschio e della Rosa, e del Roebuck in the Thicket.

Cultus Sabbati: questo è il nome adottato per scopi di comunicazione ed identità da un altrimenti corpo di iniziati senza nome dell’Arte Tradizionale. Nella sua attuale forma la Cultus è officiata dall’autore di questo trattato nel ruolo del suo presiedente Magister. Come tale cercherò di descriverne natura e funzione con opportuna obiettività.
La Cultus opera come veicolo per la trasmissione della Corrente Magica Quintessenziale ed è attiva nella tradizione in via di sviluppo della pratica magica a cui ci si riferisce come “The Sorcery of the Crooked Path” (La Fattucchiera della Via Tortuosa), mediante trasmissione orale, rituale e scritta. All’interno della Cultus sono in cooperante azione diverse osservanze dell’Arte e questo si riflette nella struttura dei gruppi di cui è costituita. Questi ultimi incorporano contesti di lavoro sia di congreghe, sia di più piccole cellule operanti; l’enfasi viene totalmente posta sull’autonomia di ogni iniziato. Una importante funzione della Cultus è quella di servire come punto d’incontro per vari sentieri iniziatici della Fede Antica e dunque di agire da intermediaria nell’incontro delle loro forze magiche del passaggio di potere. Benché il suo campo di esecuzione sia presente al centro delle campagne dell’Essex, la Cultus è animata da un numero di lignaggi iniziatici di successione multiculturali, da tutto il paese e da luoghi ben più distanti. Il nucleo degli insegnamenti del Sapere della Cultus Sabbati viene trasmesso sia oralmente che ritualmente, mediante la Fattucchieria Trascendentale e della Gnosi dei Misteri Sabbatici.

Queste sono solo quattro espressioni della Fede Antica, ma la loro diversità è il testamento alla ricca struttura della Spiritualità Magica Britannica. Non è di mia competenza affermare o mettere in dubbio la validità storica di questi quattro esempi di “Arte Tradizionale”, tuttavia il semplice impulso creativo che essi generano è, per me, la più meritevole forma di autenticità, senza tenere conto di niente altro.
V’è un notevole effetto di intuizione creativa e di sincretismo impartiti dai lavori pubblicati di questi esemplari, e ciò serve alla ulteriore “risposta” alla mia domanda iniziale. E’ tipico della genuina Gente Saggia utilizzare qualunque cosa sia a portata di mano e trasformare il corso di ogni influsso, indipendentemente dalla provenienza religiosa, per gli scopi segreti dell’Arte. E’ per questo quindi che l’Antica Arte adotta per sé stessa una grande opzione di attitudini e metodi, dal semplice incantesimo alle più alte forme cerimoniali di scongiurazione. In ogni contesto è possibile trovare tratti di tradizioni e credenze magiche provenienti dai più disparati tempi e luoghi, ma sono tutti portati a funzionare all’interno dello storico teatro della dimensione sacra, che sia il magico cerchio della Stregoneria o la nonupla trama di Sigaldry. Da fuori delle sue radici nella magia popolare, in ognuno dei suoi molti aspetti, la forma dell’Arte Tradizionale è in continua evoluzione ed è a questo rispetto che per un praticante diviene possibile percepire le traiettorie delle sue proprie possibilità. Il panorama spirituale dell’ Arte viene plasmato, mediante il potere della sua propria corrente, da una potente estetica di eclettismo mito-poetico; alla sua ricca varietà di tradizione ancestrale ne consegue una nuova definizione di forma, culminando nella raffinatezza di una profonda metafisica di estasi: il vero insegnamento del Sapere della gnosi magica. Ciò può essere visto come una naturale evoluzione da uno stadio di pratica religiosa a un altro livello più sofisticato, o ancora – da una posizione iniziatica – è possibile percepire l’emersione del Misticismo Witanico come il tempestivo svelamento del Sapere che è sempre stato nel cuore della Tradizione. Così come il fuoco ha sempre arso vivacemente al centro del cerchio, allo stesso modo noi e il cerchio dobbiamo eternamente girare attorno al suo asse attraverso le molte stagioni del Tempo e del Fato; e attraverso la sacra dimensione dell’Arte, noi siamo portati sempre più vicino all’eterno centro fra il mutevole turbinio dell’eone e del momento.
Probabilmente qualcuno potrebbe percepire uno sviluppo delle altezze apparentemente astratte del pensiero mistico ed un rifiuto del patrimonio del “buona gente di Elphame” che è vissuta prima di noi, ma non è così. Per me stesso, e come esempio, l’intreccio essenziale della stregoneria – la fune nodosa – può essere usato sia per guarire che per colpire, e ancora per il mistico compito di contemplare i luoghi di sosta dell’anima. L’orizzonte del cerchio è illimitato e l’estensione della nostra vera iniziazione viene misurata solamente dalla nostra stessa auto-delimitazione all’interno del suo infinito perimetro.

II

 

Per tornare alla questione iniziale di questo trattato e per seguire un’altra traccia attraverso il labirinto, andiamo a considerare l’Arte Tradizionale, i suoi nomi e i loro significati in discussioni generali riguardo la magia, e anche i mezzi mediante il quale il suo sentiero viene perpetuato.
In termini generali, e per tutto il trattato, il termine “Arte Tradizionale” indica pratiche religiose e di magia pagana che sono state tramandate da almeno prima dell’inizio del ventesimo secolo. Geograficamente il termine qui si applica alla passata e alla contemporanea magia popolare Britannica, ma ciò può essere esteso fino ad abbracciare credenze e pratiche di provenienza Europea, soprattutto Nordica. Malgrado la delimitazione spaziale assunta per i fini di questo trattato, l’Antica Fede possiede innumerevoli forme e può essere vista in molte e distanti regioni della Terra. Inoltre, le influenze culturali generate in passato e le forme moderne dell’Arte Tradizionale in Bretagna sono molte e diverse, e portano con sé tracce di Sapere che testimoniano una evidente miscela di flussi di iniziazione provenienti da tutto il mondo.
Nella letteratura esoterica, storica ed antropologica della seconda metà di questo secolo, il termine “Arte Tradizionale” viene generalmente usato per riferirsi a forme di pratica di magia popolare che depredano, o entrano in concorrente distinzione con le moderne o “riformate” correnti della pratica dell’Arte. La forma moderna di Stregoneria è solitamente conosciuta come “Wicca”, sebbene dovrebbe essere osservato che esistono molte variazioni di questo movimento moderno e che queste vengono chiamate in molti altri modi. Distintamente dalla “Wicca”, l’Antica Arte viene talvolta chiamata dai suoi seguaci “Weikka”; nel linguaggio dell’Arte essa viene spesso detta “Wytcha”. L’origine comune di queste varianti si ritiene sia l’ indoeuropeo WEIK – che si dice significhi “La religione delle fattucchiere”. Altre utili connessioni e derivazioni sono quelle che seguono:

Anglosassone: wicce/wicca, “strega”; wiccian, “lanciare un incantesimo”; witte “saggio”, wittan “essere saggio”;
Antico germanico: Wikkerie, “Stregoneria”;
Islandese: vita, “Sapere”; vitki, “uno stregone”;
Svedese: wika, “piegare, trasformare”;
Norvegese: vikja, “rivolgersi a, evocare, esorcizzare”;
Anglosassone: wikken, “fare (del) male”; wicked, “essere cattivo” ed essere yfel (cattivo, malvagio, sfortunato, inferiore – NdT) – oltre il limite del mortale consenso di percezione.

Si è discusso molto di tali parole e nomi; ciò può risultare utile al praticante poiché favorisce nuove prospettive sul sentiero, ma quando ciò non può essere fatto tali discussioni non sono che irrilevanti per coloro impegnati nella pratica dell’Arte. Si dovrebbe fare attenzione a ciò che è in uso nel cerchio e ciò che non lo è.
Certi studiosi di accademie convenzionali hanno affermato che la parola wicca veniva originariamente usata solamente in senso peggiorativo, ovvero come un termine di insulto o calunnia contro chiunque fosse disprezzato o sospettato di aver commesso maleficio o magia nera, e infatti questo termine non venne utilizzato in alcuna forma se non fino al moderno movimento della stregoneria. E’ tuttavia possibile citare l’uso non peggiorativo di correlate derivazioni, come witan – “conoscere”- in vari esempi storici. Comunque, senza tener conto di tali affermazioni, si può affermare che la parola derivante Wytcha era in uso durante il ventesimo secolo tra certi discendenti contemporanei delle Tradizioni della Gente Saggia in Essex. Che il termine sia stato tramandato mediante secoli di pratica segreta o riesumato in qualità di nome atto ad identificare l’Arte solamente ieri, è bene esporre alcune delle ragioni dell’attuale uso di tale termine. Dalla prospettiva di un praticante, l’adozione di tale termine è un modo auto-cosciente di dichiarare la propria identità come uno della Gente Saggia, come “Un Sapiente”, un portatore del saggio sangue e quindi un iniziato della vera tradizione della stregoneria. Inoltre, il termine wytch inteso come “piegare o trasformare”, è appropriato in relazione alla “tortuosa” natura del sentiero della fattucchieria. Se viene accettato l’uso peggiorativo del termine wicca allora l’attuale uso del termine Wytcha abbraccia tutto ciò. L’uomo dell’Arte si muove ai margini della società; egli cammina dentro il mondo dell’Umanità ma in realtà è “fuori” di esso. Verrà intrapreso un sentiero di calunnia e infamia quando ci si muoverà oltre i normali parametri della società. Inoltre, si potrebbe dire che “Wytcha” sia semplicemente la corretta pronuncia della parola Anglosassone wicca e che essa venga usata coscientemente dalla contemporanea Gente Saggia come deliberata rimostranza di unica e distinta identità nello scopo della moderna religione magica. Detto ciò, è a preferenza abituale di tali praticanti utilizzare il termine “fattucchiera” e “fattucchieria” per loro stessi e per la loro Arte, e molto più spesso non fare uso di nome alcuno.
Altri epiteti in uso per le Fedi Antiche dell’Arte sono, come menzionato sopra, “L’Arte Senza Nome”, “La Via Nocturna”, “L’Arte Sabbatica”, ed altre ancora. Tutti questi epiteti possono essere usati quando si parla di magia e per dare un nome a “qualcosa” che per natura non possiede nome: i nomi sono funzionali ai fini di comunicazione e auto-identificazione.
Mentre è utile definire e quindi distinguere le varie metodologie dell’Arte Antica le une dalle altre e dalle loro moderne controparti, si dovrebbe tenere a mente che in alcuni casi l’Arte Antica si è unita o ha adottato credenze e pratiche di tali correnti riformate. Data l’inclinazione naturale del praticante magico verso il sincretismo, v’è la costante fertilizzazione incrociata tra coloro che interagiscono dentro e fuori dal cerchio; di consequenza, tutti noi ci siamo prestati a vicenda le nostre idee. Comunque le varie forme della moderna Wicca non sono materia in questione, e benché esse abbiano un ruolo importante nella storia e nello sviluppo della pratica magica del ventesimo secolo, è proposito di questo trattato l’investigare sulla natura di quelle correnti dell’Arte la cui origine è di grande antichità. All’interno di queste correnti si incontrerà un sincretismo che è semplicemente stato operativo per un lungo periodo di tempo e quindi che probabilmente ha assorbito più influenze e che le abbia integrate in un corpo di grande maturità spirituale. L’integrazione di moderne influenze wiccan nelle correnti magiche antiche è solo un aspetto in confluente sviluppo; sono presenti molte altre influenze nelle pratiche dell’Arte Tradizionale che potrebbero essere citate. Nel parlare di tale integrazione, devo, per motivi di cortesia, esprimere tutto il mio rispetto verso quei praticanti dell’Arte Antica che vedono le loro proprie pratiche come pure e distinte. Il fatto che siano presenti influenze da altre fonti non é sinonimo di nessuna macchia e nemmeno necessariamente un atto di compromesso; può essere parte cosciente di una spiritualità creativa e in andamento. Nel contesto del mio proprio sentiero ho avuto contatto diretto con iniziati di altre notevoli tradizioni magiche ed ho appreso moltissimo da tali interazioni. Tale contatto mi ha condotto a un coinvolgimento attivo all’interno delle Vie della Uttara Kaula Tantrikas e, a un sottile livello, della Tradizione Sufi di Ovaysiyya. Questo coinvolgimento è servito unicamente ad arricchire il mio lavoro nelle Conclavi dei Misteri Sabbatici. Tanto attraverso la Cultus Sabbati quanto in qualità di praticanti indipendenti, io e altri iniziati alla Tradizione della Gente Saggia dell’Essex, abbiamo cercato delle connessioni iniziatiche interculturali e mediante tali tentativi molte importanti influenze sono servite a generare le correnti contemporanee della nostra pratica. Lascerò ad un’altra occasione una più profonda considerazione di tali influenze. Fondamentalmente sono le ragioni che evidenziano i propositi di tale interazione che, per me, distinguono le varie correnti dell’Arte. Nella Fede, tutti noi siamo spinti da motivazioni apparentemente simili, ma tra Coloro che appartengono alla Prole di Caino v’è una metodologia differente di Credere, che è sorta distante dalla naturale disposizione, verso una mentalità da fattucchiera. Non a caso essi vengono chiamati “Gente Saggia”!

Quando si parla di Arte Tradizionale di frequente la si menziona come un “lascito” o come qualcosa che viene “trasmesso”. Ma cosa si intende con queste due frasi?
Secondo la mia propria esperienza come iniziato e iniziatore dentro la Cultus Sabbati, posso esporre i molti modi in cui la Tradizione viene trasmessa da una persona all’ altra, di generazione in generazione. Il metodo più ovvio è quello della trasmissione orale: la parola parlata. Questa è la “conoscenza sussurrata all’orecchio” che è passata da un praticante a un altro, sia da Maestro ad un apprendista, sia come conoscenza condivisa in una discussione tra contemporanei di un cerchio o clan. Di frequente è in questo contesto che i più preziosi frammenti di tradizioni vengono preservati ed è intorno a questa saggezza non scritta che vi è un’atmosfera di tabù. Poiché sono intraducibili alla parola scritta, gli insegnamenti orali dell’Arte dimorano nel regno tra il Pensiero e il Testo; essi abitano con gli spiriti nei regni mobili della memoria e del ricordo. Quando tali tradizioni dovrebbero essere scritte? Questa è una domanda che ho sovente posto a me stesso. In risposta, concludo che si dovrebbero scrivere tali cose quando v’è il pericolo che esse possano essere andate perdute o dimenticate. Tuttavia, credo che niente venga realmente dimenticato sull’Arte, poiché dentro il suo proprio dominio – il Cerchio – gli spiriti parleranno a coloro che hanno orecchi per sentire. E’ dalla parola detta che il vero e invisibile grimorio dell’Uomo Astuto viene trasmesso attraverso le ere; è un libro le cui pagine sono state disperse tra varie mani e che tuttavia sono ricucite sotto la stessa copertina di pelle e sangue.
In alcuni casi la trasmissione orale della Tradizione viene esercitata nel contesto formale dell’istruzione. E’ in questo caso che il metodo della trasmissione orale diviene operativo nel contesto specializzato dell’iniziazione cerimoniale. Questo ci porta al più importante modo con il quale la Tradizione viene trasmessa come lascito: la genealogia del potere spirituale trasmessa ritualmente. Questo è un trattato complesso, dovuto alla varietà dei procedimenti coinvolti, ma, di base, il processo al quale mi sto riferendo è la realizzazione dell’induzione iniziatica di un aspirante mediante il momento rituale conosciuto come “la trasmissione del potere”. Questo è l’atto magico in cui l’intero potere della Tradizione viene trasmesso direttamente dall’Iniziatore al suo/sua pupillo/a, da Maestro ad apprendista. Nelle varie correnti dell’Arte e anche all’interno delle Corporazioni fratellanze affiliate/derivate dagli Ordini massonici, l’ atto della “trasmissione” viene realizzato in questo modo: l’aspirante si inginocchia, sostenendosi con un ginocchio, davanti all’iniziatore, con il ginocchio sinistro che tocca direttamente la terra e la gamba destra che va a formare un quadrato con la terra. Il candidato tiene in entrambe le mani il grimorio o Libro Sacro dell’Ordine/Congrega. L’ iniziatore a turno poggia la sua mano destra sulla testa del candidato e la mano sinistra sul suo piede destro, formando un grande quadrato. L’iniziatore quindi “immette” tutto il potere della Tradizione dentro al corpo ricettivo del candidato. Questo atto, esercitato in molte variazioni del modo citato, viene effettuato per “sigillare” il processo di insegnamento per il quale il candidato è passato. Il processo di insegnamento dura differenti periodi di tempo e varia a seconda di colui o colei che viene istruito/a. All’interno della Tradizione Sabbatica il processo di insegnamento si divide in due parti. Primo, viene intrapreso un periodo di prova di nove mesi durante il quale l’aspirante viene semplicemente giudicato secondo vari requisiti di carattere. Passato questo periodo, l’aspirante viene invitato ad eseguire un rituale di dedicazione; questo rito lo ammette al Sentiero della Tradizione e ha quindi inizio la formale fase di istruzione che dura un anno e un giorno. Durante l’anno iniziatico il candidato viene letteralmente guidato intorno al cerchio in un completo giro di mente, corpo e spirito. Dopo aver portato a termine questo percorso prende luogo il formale rito di iniziazione, l’aspetto centrale, che è l’atto della sopra menzionata “trasmissione”. L’atto di “sigillare” il processo d’istruzione effettivamente crea la vera posizione autonoma del nuovo iniziato; nell’atto della trasmissione, l’intero Sapere della Tradizione fluisce nel candidato in uno stato di trasmissione gnostica. Successivamente sarà responsabilità dell’iniziato/a ricordarsi della Tradizione secondo sua propria predilezione. Coloro che conoscono questo tipo di trasmissione noteranno che esistono molte variazione della sua esecuzione; esse sono tutte ugualmente valide, poiché è il significato iniziatico codificato nel gesto rituale che è di importanza unica.
Un terzo tipo di “trasmissione” è la propagazione scritta delle tradizioni; questo è un metodo affine al modo di perpetuazione degli shastras o versi di scrittura sacra nel Tantrismo. Nell’Arte vi sono alcuni manoscritti o grimori dell’Arte che vengono passati da iniziato a iniziato. Tali libri sono i depositari delle tradizioni che appartengono a correnti o osservanze specifiche. Questi tomi sono conosciuti con diversi nomi; The Secret Granary (Il Granaio Segreto); The Bonesman’s Bible (La Bibbia dell’’Uomo Ossa); The Devil’s Plantation (La Piantagione del Diavolo); The Dragon-Book (Il Libro del Drago), e altri ancora. Al pari di questi grimori vi è il “Libro delle Ombre”, il nome generico per un libro scritto a mano di osservanza Wiccan. Questo nome, in alcuni casi, è stato adottato da alcuni membri dell’Arte Antica; la sua risonanza poetica è spesso la principale ragione di tale adozione. In alcune forme dell’Arte ogni candidato deve fare la sua propria copia scritta a mano del libro del suo Maestro, poiché il libro dell’Arte di ogni membro viene bruciato in seguito alla morte del suo proprietario. La natura essenziale di tutti questi testi è che essi sono le collezioni personali e di trasmissione del Sapere magico accumulato mediante diretta esperienza e comprensione dell’Arte. Perciò il loro contenuto è l’unica salvaguardia dei loro stessi proprietari; questo è il loro naturale tabù come è giusto che sia. Il Cerchio dell’Arte è lanciato su molti livelli e, sopratutto, deve essere lanciato senza errori.
Simile al metodo di trasmissione scritta è il passaggio dei manufatti magici. Per esempio, la donazione della bacchetta o del bastone da Maestro ad apprendista è una forma di questa usanza attiva nell’Arte dell’ Essex. Ciò stabilisce un legame tra gli iniziati sulle generazioni successive e dona a tali oggetti uno spirito distinto o un’aura spirituale quasi propria. Tali oggetti spesso portano nomi che confermano la credenza che essi siano diventati il luogo di abitazione di uno spirito. Merita menzione il fatto che la trasmissione della conoscenza magica può avvenire solo mediante tali oggetti; ciò a causa forse della loro natura talismanica e anche perché il loro aspetto può codificare certi misteri mediante i segni di Sigaldry. Dalla prospettiva di un iniziato, io credo che un oggetto magico possa trasmettere la conoscenza mediante l’attività dello spirito che in esso dimora. Questa forma di trasmissione può operare indipendentemente da qualsiasi altro mezzo e può fare da ponte sulla divisione di tempo e spazio. Si può, ad esempio, ottenere un vecchio cristallo in un negozio di antichità o un’immagine incisa su legno di una fonte tribale straniera, come ad esempio dell’Africa Occidentale. Lavorare prudentemente con tale oggetto permette all’iniziato di avere a che fare con lo spirito che in essa risiede ed ottenere da esso, mediante trance o attività onirica, un Sapere non ancora rivelato, senza contatto fisico con i suoi precedenti custodi. Tale metodo di lavoro può portare nuove influenze alle pratiche dell’iniziato nell’Arte Tradizionale andando ad attivare un profondo strato di saggezza ancestrale rimasto addormentato in entrambi il cerchio e il corpo. Sebbene un oggetto caricato magicamente appartenga ovviamente al piano materiale, esso può servire da conduttore ad una trasmissione di tipo più sottile ed intangibile.
La donazione dei manufatti magici è essa stessa un potente mezzo di continuazione ed accumulazione della conoscenza magica e del potere. Può accadere mediante l’acquisizione apparentemente casuale di tale manufatto, o anche nel contesto formale della iniziazione rituale, o ancora può essere oggetto di un’eredità familiare. Quest’ultima forma può avvenire mediante parentela iniziatica di discendenza spirituale e/o per mezzo del lignaggio di sangue di una tradizione ereditaria.
Questo ci porta alla prossima forma di “trasmissione”: l’Arte Ereditaria e le Tradizioni Magiche Familiari. Questo tipo di trasmissione di lignaggio avviene nel contesto della discendenza familiare: la conoscenza, le usanze e/o le possessioni magiche di una credenza pagana magico-religiosa preservata entro i confini di un gruppo di parentela strettamente chiuso e limitato. Tali forme di credenza possono variare grandemente da una famiglia a un’altra. Esempi ai quali sono familiare si estendono dalle Tradizioni della Stregoneria Americana alla fede Cristiano-pagana Britannica (ai quali vi si riferisce a volte come doppia osservanza) al potere dei santi come spiriti guida. Tali credenze possono essere citate come appartenenti, sebbene non esclusivamente, alle Tradizioni Ereditarie, poiché esse possono anche essere trovate, e divenite operative, all’interno di altre correnti. Ho libertà, da parte di un mio personale contatto, di riferire, un esempio in cui una famiglia preservò un interesse in faccende magiche e occulte al punto di collezionare materiale di fonti classiche, che potrebbe essere utile in scongiurazioni agli antichi dei. Quando una figlia di questa famiglia fu coinvolta nella stregoneria moderna, iniziò a fare uso del materiale tramandatole. La magia popolare, o come volete chiamarla, di interesse della sua famiglia divenne direttamente operativa fuori dai suoi parametri originali. Attraverso le successive generazioni iniziatiche tale materiale magico “ereditario” si integrò con altre osservanze e si sviluppò in una sua propria corrente di successione. Tale esempio contiene elementi tanto di discendenza familiare quanto di successione iniziatica rituale; come tale, deve essere considerato a pieno diritto come una parte distinta dell’Arte Tradizionale.
Il modo in cui le Tradizioni Ereditarie vengono perpetuate varia di famiglia in famiglia, e possono essere tramandate in alcuni dei modi citati prima. Le Tradizioni Familiari sono una rarità e possono essere altamente segrete. In alcuni casi esse non desiderano essere considerate come parte di altre forme di paganesimo e pratiche magiche, o di avere una qualche connessione con esse. Ciò deve essere rispettato come una faccia intrinseca del loro sentiero, ma ciò nonostante queste sopravvivenze di fede pagana sono tutte parte dell’essenza spirituale che resuscita la Fede Antica. In casi in cui la Tradizione Familiare interagisce con Praticanti dell’Arte al di fuori della famiglia, allora vi è un mutuo arricchimento di conoscenza pratica e una garanzia che le tradizioni antiche sopravvivano con integrità. Tale interazione è, quindi, raccomandata.
A parte i precedentemente descritti modi in cui la Tradizione viene passata, esistono altre maniere di trasmissione, come quelle appartenenti ai regni sottili. Il mezzo principale è quello dell’induzione onirica.
E’ a questo punto che cesserò di scrivere sulla magia e comincerò a scrivere attraverso e nella magia. E’ sciocco persistere in discussioni di contesti senza contenuto: il Mistico non ha bisogno di esprimere la rivelazione del suo cuore in altri termini che non siano quelli della lingua nativa del suo cuore e neppure l’ artista deve sprecare il suo tempo costruendo le cornici dei suoi propri quadri e trascurare così i suoi dipinti. E’ ai traduttori e ai fabbricatori di cornici che spetterà sempre tale compito!

Esiste un tipo di incantesimo di cui parlerò e con esso cercherò di invitare il lettore, indipendentemente dalla sua posizione, ad uscire all’esterno e quindi entrare nei misteri sui quali egli o ella sta leggendo.
Per questo lavoro dell’Arte sono richiesti una corda di cuoio e una pietra della strega; quest’ultima è una pietra con un naturale foro nel mezzo: un portale scavato dalle mani della terra ed incantato per aprire i linguaggi dei fiumi. Una volta ottenuta la pietra della strega, si dovrebbe contemplare la sua apertura e chiedere che essa diventi un portale per te che ti avvii nei sogni. Dovresti poi prendere la corda di cuoio e, tenendola in una delle mani, immaginare le vie della processione magica notturna. Contempla gli spiriti, pensa a Colei che vola fuori dal corpo verso la libertà e l’oscura mezzanotte. Sali con gli spiriti mediante le aperture della carne; separati dalla tua abitazione mortale e vaga altrove con l’invisibile compagnia dell’aria. Cammina sul vento e riposa tra le braccia del cielo. Ascolta il sonoro battito delle ali di un uccellino e delle ali dello spirito; ascolta il ritmo del loro volo che riecheggia le parole dell’incantamento, plasmando le pianure notturne con sigilli di desideri dimenticati. Scorgi i portali verso l’Altro Mondo: si intravedono figure contro la volta delle stelle. Divieni uno con esse; divieni uno con la vagabonda schiera notturna del cielo. Quindi lascia che il freddo del fiume di stelle vivacizzi l’anima e che ti guidi fino alla scia della via intransitabile. Ascolta il battito delle ali dello spirito e senti il battito del tuo cuore; ascolta la pulsazione del cuore e conta i tuoi passi fino alla danza senza limite del dio, dell’uomo e della bestia. Contempla i partecipanti della danza circolare. Contempla!

In una atmosfera intensa di fantasia, fai un nodo nella corda e quindi crea un rosario di potenziali sogni. Quando la corda avrà sette nodi, falla passare attraverso il foro della pietra della strega e fai un nodo che formi un laccio nel quale tu possa farci passare la mano. La pietra e la corda dovrebbero essere legate con una preghiera finale che l’incantesimo funzioni. Quindi, alla fine del giorno, andrebbe tenuta in una mano (quella che si usa maggiormente) e la corda andrebbe legata al polso. La pietra andrebbe tenuta in mano, come riposerebbe un bimbo nel suo lettino. Quindi, ti direi di dimenticarti dell’incantesimo fino alla mattina seguente. Forse nei sogni il tuo spirito passerà attraverso l’apertura della pietra e vagherà fuori, nella processione dei viandanti della notte, che volano in libertà verso il luogo che alcuni hanno chiamato “Sabba”. Ovunque i tuoi sogni ti portino, la corda ti condurrà e poi ti riporterà a casa, ancora una volta per risvegliarti quando ricomincerà il giorno.
Se nessun sogno ti avrà preso la notte, allora rievoca gli atti dell’incantesimo – poiché è nella fantasia che risiede l’eco di ciò che non viene ricordato. Tale è l’incantesimo per entrare nel Sogno del Sabba.

Alcuni praticanti di questi misteri sostengono che il vero Rito Sabbatico o Banchetto nel Cerchio dell’Arte venga celebrato in uno stato di trance lucida. Il Sabba viene considerato un regno occulto che sta oltre tra i mondi della veglia, del sonno e della normale coscienza del sogno; è il dominio segreto in cui gli iniziati della Cultus Sabbati possono viaggiare, passando attraverso la fenditura dei mondi che si apre all’ alba, al tramonto e alla mezzanotte, per partecipare alla Convocazione dell’Arte. Alla via verso la trance Sabbatica si accede mediante una serie di procedure, che spesso incorporano diversivi complessi e ossessionanti pratiche di magia sessuale ed induzione narco-estetica. La Gnosi del Sabba del Sogno deriva specificatamente da quelle vie iniziatiche dell’Arte i cui lavori sono focalizzati nel Misticismo Wytchan o Wytanico (La Conventicola de La Caccia degli Spiriti e la Cultus Sabbati). In esse il Sabba viene percepito come la forma archetipo di ogni lavoro magico e come un cerchio di simbolismo vivo e vitale che unifica, integrando ogni aspetto delle tradizioni delle streghe e delle tecniche magiche. Questi aspetti vengono reinterpretati per mezzo della personale supposizione e quindi rivitalizzati mediante esperienza diretta del sogno del praticante iniziato. Dall’esperienza del sognatore vengono estratti elementi specifici ed utilizzati come basi per procedure rituali nello stato di veglia. Anche il contrario può rivelarsi utile: aspetti del rituale in stato di veglia possono essere convertiti nel sogno ed assumere pertanto un nuovo, profondo e significativo senso. E’ qui che il Sabba del Mistico Wytanico opera come crocicchio tra i mondi e come teatro per l’alienazione del potere magico primordiale dalla sua sorgente che si trova al di là.
L’iniziazione nel Sogno Sabbatico è differente dalle altre forme di trasmissione dell’Arte; essa avviene fuori dal contesto lineare e temporale e ne permette l’entrata a chiunque possieda sufficiente abilità magica. Sebbene la trasmissione onirica faccia spesso parte del processo di insegnamento nel metodo formale della trasmissione rituale del Sapere, essa è, tra l’altro, un modo mediante il quale il vero aspirante più avere accesso al mistero sacro dell’Arte. Qualcuno potrebbe quindi supporre che chiunque potrebbe rivendicare uno status iniziatico mediante Sogno Sabbatico. Ciò è possibile, ma il vero contatto con la corrente interna della gnosi magica è sempre apparente e non può essere semplicemente inventata. Si deve essere chiamati la notte, lasciare la propria abitazione carnale, il corpo, e volare fuori, con la Compagnia degli Spiriti. La chiamata alla Convocazione Sabbatica dell’altro mondo guida l’aspirante direttamente alla fonte del potere iniziatico. Alcuni possono interpretare questa come una espressione fantasiosa o una elaborata reinterpretazione di una visualizzazione controllata dei lavori del sentiero, ma io posso assicurare chiunque che il Sogno del Sabba – la Convocazione Spirituale delle Anime che vagano nella Notte – è una realtà al di là di ogni immaginazione! E’ il segreto stesso del Grande Ritorno, in cui possiamo realizzare un’adunanza con l’Arcano dell’Essere Primordiale e quindi con tutto ciò che possiamo definire Tradizione dell’Arte Saggia Magica.

Per tornare alla nostra domanda iniziale “Cosa è l’Arte Tradizionale?”, se ne abbiamo percepito il senso, se abbiamo avuto una intuizione tramite questo trattato, allora forse la “risposta” è stata data attraverso la nostalgica riunione della verità. Possiamo cercare in molti modi, ma è spesso mediante le atmosfere della magia che la sua essenza può essere compresa in una maniera più conduttiva alla realizzazione della sua sostanza. Ho perciò cercato di esporre una breve intimità dello spirito che pervade la Vecchia Arte e delle forme alleate di pratica magica. Con questo intento in mente ho fatto riferimento ad esemplari forme della Tradizione, insieme ad un complessivo schieramento di attività e un riassunto di cinque metodi con cui viene perpetuata la loro conoscenza. Tutti questi aspetti trascendono le limitazioni imposte dal nome e tutti sono spesso intrecciati in un profondo contesto di mitologia vivente – in un’aura di mistero che circonda la realtà della gente astuta. Qualcuno potrebbe dire che la domanda dovrebbe essere “l’Arte Tradizionale esiste?”. Di fatto, la domanda-titolo e la natura di questo trattato sono una asserzione. Le vere risposte sono relegate in libri di pelle e sangue.
Ora, chi è la “Gente Astuta”, e alla questione iniziale di questo articolo è stata realmente fornita una qualche risposta? Bene, lasciamo che ogni lettore decida per sé stesso. E su chi è la Gente Astuta, bene… Essi sono parte della processione di Coloro che camminano la Notte, siano essi chiamati Strega, Fattucchiera, Uomo Astuto, Donna Saggia, Fascinatore d’ Erbe o Old Mother Red cap – sono tutti loro parte dell’eredità magica e mistica dell’Arte del Saggio di Albion.

Copyright © Xoanon Publishing – Tutti i diritti riservati
Proibita la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza permesso scritto da parte dell’autore

Scritto gentilmente concessomi da The Cauldron Brasil

Articolo in lingua originale What is Traditional Craft?

Traduzione e adattamento a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #23: I Rituali Segreti

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

I Rituali Segreti

hidden1

Robin dice:

Le più antiche Genti seguivano le vie del Cornuto, adorandolo come il vero dio.
In tempi precedenti a questo, il Magister era sempre la sua umana rappresentazione in terra e presiedeva al gruppo come un Dio.
Ora solitamente viene usato il Bastone Biforcuto come simbolo del Dio, fatta eccezione per pochi casi.
Ma nessuno da queste parti ricorda il tempo in cui un Uomo faceva da rappresentazione vivente del Maestro.
Io indosso le corna e gli parlo al Sonno del Crepuscolo, e mi trasformo in bestia cornuta, ma non ho mai presieduto come il Dio in persona.
Non dimenticare mai che siamo tutti dei, nel profondo.

L’antica usanza della creazione del Cerchio sacro al Cornuto era semplice…
Le genti creavano il confine camminando in processione tre volte, in una radura o un luogo sacro… meglio se intorno ad un albero o ad una Pietra del Dio eretta. Oggi è usanza collocare il Bastone Biforcuto al centro del cerchio.
Il Magister o, di solito, la Dama, si inchinava quattro volte in direzione ai quattro regni, e poi al Bastone Biforcuto, e poi gli girava intorno diverse volte pregando. A un certo punto si fermava dandogli le spalle, ma osservandolo da sopra le sue spalle, e allontanava da esso il suo piede sinitro.
Dopo di che tutti danzavano in cerchio intorno ad esso, cantando:

Hene! Hou!

Hene-an Bays Stane Hou
Dev Arcios, Dev Arcios,
Pare-rit Bil Kulos
Paterhim! Paterhel!
Hene! Hou!

Danzavano e cantavano molte volte.
Nessuno di noi conosce più il significato di quelle parole… Ma sono una potente invocazione al Maestro Cornuto.

Quando il Magister veniva ancora riverito come un Dio-uomo, a volte era egli stesso il centro dei riti, ed indossava le corna, ed una candela veniva collocata in mezzo ad esse.
In questo modo egli rappresentava la sorgente di ogni luce e tutti i devoti accendevano le loro candele con la fiamma posta tra le sue corna.
Oggi, a volte, usiamo collocare delle candele tra le corna dei nostri bastoni biforcuti.
Ricordo di antiche storie, di quando la gente veniva portando con sé i propri figli, e si inchinavano di fronte al Cornuto, implorando che “il Suo Sangue sia su di noi e sui nostri figli!”… e il Cornuto spargeva birra rossa su di essi, e la condividevano in un banchetto con pane di segale.
Lui era il Dio Cornuto, e tutti i partecipanti gli danzavano attorno.

hidden2

Ricordo una preghiera, conosciuta solo dalle Antiche Genti, che mi è stata insegnata.
Fa così:

“Cornuto
Mio Dio e Maestro
Ti cerco al mattino
Mio Dio e Maestro
Ti cerco la notte
Ti consegno la mia mente
Ti consegno il mio volere
Ti consegno il mio desiderio
Il mio eterno spirito e il mio corpo
e tutto ciò che sta in mezzo”

Ci è stato anche detto che, quando abbiamo bisogno di coraggio, per affrontare un avversario, possiamo cantare:

“Andrò, nel nome di Christsonday,
Andrò come un Cervo, come un Cavallo
Andrò come un saggio serpente,
Andrò con le corna come mia corona
Nessuno è più forte di me!”

Le streghe usavano anche ungersi nel nome del Cornuto, chiamandolo Dio e Maestro… esse dicevano:

“Eman Hetan! Sono tua e tu sei mio… Non ho nulla che non sia tuo!
Guardami mentre mi ungo diavolo e spirito… Che un giorno io possa essere grande come te”

Ungo ancora il mio corpo in questo modo… le vecchie abitudini sono dure a morire, suppongo.

In questi boschi, ancora oggi, giovani uomini vengono iniziati alla fede del Maestro Cornuto con i rituali “delle corna”.
In un luogo sacro al Cornuto, o di fronte ad una Pietra eretta, essi collocano il giovane uomo al centro, e gli mettono delle corna in testa.
Tutti gli uomini poi innalzano le loro coppe e corna colme di birra e pane, e poi il Magister invoca la presenza del Cornuto. Egli dice:

Rapida è la Lepre, Astuta la Volpe
Perché questo vitello non dovrebbe diventare bue?
E farsi da solo, vivendo in mezzo a spine e rovi
E morire come suo padre con un grosso paio di corna!

Poi tutti bevono e in seguito versano ciò che resta sulla testa del ragazzo.
Il leader del rito poi prende una coppa piena e la poggia in mezzo alle corna del ragazzo, e poi gliela offre da bere”.

Robin si ferma un attimo a pensare, poi ti guarda e dice:

Il Dio delle Streghe può controllare i movimenti di ogni animale e bestia, e può cambiare il tempo a suo volere.
Se avrai mai bisogno di sapere qualcosa, egli ti risponderà per mezzo della voce della natura.
Ciò viene chiamato augurio, e gli antichi conoscevano bene i suoi segreti.
Guarda… ascolta da vicino…

Se avrai mai bisogno di qualcosa, qualunque cosa, vai in una foresta o in un luogo in cui vi sono alberi e animali.
Rilassati o cadi in un leggero Sonno del Crepuscolo.
Poi concentrati sulla tua domanda per alcuni istanti, e invoca silenziosamente Robin stesso.

Poi, quando sei pronto, dì:

“Robin, Oscuro Maestro, Mostrami il tuo Volere!”

Volgi il tuo sguardo in un punto o direzione soltanto. Osserva attentamente, non voltarti. Attendi che un animale o un insetto si mostri incrociando il tuo sguardo. Se il suo movimento è verso sinistra, la risposta è “no”, se verso destra, “sì”.
Un animale che si muove verso di te è un segno positivo, mentre uno che si allontana, negativo.
Un vento che soffia all’improvviso ti risponderà a seconda della direzione in cui soffia.
Anche un improvviso canto di uccello o verso di animale ti risponderà, sempre a seconda della direzione da cui proviene.
La chiave è guardare ed attendere, e ascoltare e sentire!

Alcuni animali sono sacri a certi spiriti. Apprendi la tradizione, apprendi il significato di alcuni animali. Puoi capire il “significato” di un animale anche solo osservandone la natura.
La farfalla è un essere del cambiamento. La falena è una anima libera. Il cervo, il dio stesso. Il gufo è il Fato, e così via.
Apprendi l’augurio. Apprendi ad ascoltare la voce della natura… anche movimenti ed azioni che avvengono intorno a te sono connessi ad ogni altro, dalla tempesta al petalo che cade da un fiore, dal verso di una civetta alla goccia d’acqua che cade su una roccia.
Lasciati entrare in un profondo stato di consapevolezza della rete degli eventi uniti uno all’altro.
Potrai constatare che il movimento di un animale è davvero un messaggio…

Robin Artisson

Copyright © Robin Artisson, tutti i diritti riservati.
Nessuna parte del testo può essere riprodotta senza autorizzazione scritta da parte dell’ autore.

Articolo in lingua originale: The Rites and Rituals

Traduzione a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #22: Santificare gli strumenti

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

Santificare gli strumenti

strumenti

La santificazione degli strumenti dell’Arte viene detta “benedizione”.
Non è difficile, ma richiede più che la conoscenza passata del nostro linguaggio segreto.
Come ti ho detto in precedenza tutti gli atti del rituale richiedono sei cose:
Primo, la fisica e ovvia presenza dei Poteri Divini.
Poi, l’appropriata Emozione, il Simbolismo, la Direzione e l’Aspirazione.
Infine, la perfetta unità di tutte queste cose.
Osserva i sei bracci del Piede delle Streghe: scoprirai di più riguardo ad esso dopo.
Quando fai qualunque cosa dentro i limiti di un Cerchio stai facendo uno speciale tipo di magia.
Trovarsi all’interno dello spazio del Cerchio è come essere nel grembo della Creazione,
dove si trova la sorgente di tutti i poteri.
Nel creare un’azione al suo interno, una azione ne emerge anche nel mondo esterno.
Così come avviene dentro, allo stesso modo avviene fuori: non vi sono differenze, davvero.

Dunque, per benedire gli strumenti, dovresti entrare in un Cerchio correttamente lanciato.
Gratta sul suolo il segno del Piede delle Streghe: una stella con sei punte, fatta di tre linee che si incontrano al centro.

Invoca i poteri divini, e invocali bene. Devi essere in grado di sentirli come reali e presenti.
Solo il tuo cuore può farlo.

Quando lo hai fatto aspira a benedire lo strumento, tenendo a mente quale è il suo scopo primario.
Concentra la tua mente su questo obiettivo, pensandoci fortemente. Concentra il tuo cuore verso di esso.
Con il puro potere e la mente ed il cuore che lavorano insieme una persona può fare qualunque cosa.
Il simbolismo di cui hai bisogno per la benedizione è questo:

Fai passare lo strumento per tre volte nel fuoco.
Questo è il fuoco della purificazione che brucia via il Passato e il Presente. Dì così.

Spruzza sullo strumento dell’acqua presa da una sorgente naturale, meglio se di un fiume.
Questa è l’acqua del tempo e della dimenticanza che lava via le ceneri del Passato e del Presente. Dillo.

Poggia lo strumento sul Piede delle Streghe e coprilo in parte con della terra,
così lo strumento assorbirà vita dal grembo della madre, che sta nella terra e diverrà un nuovo nato. Dì così.

Infine, soffia su di esso per tre volte il tuo respiro vitale,
poiché questo è il respiro della vita che riempe tutte le cose di movimento e vita. Dillo.

Afferra lo strumento e marchialo per tre volte con sangue o sputo, in modo da legarlo al tuo potere.
Mentre lo tieni, muovi attraverso il tuo corpo il potere del Serpente, dal mondo intorno a te e rendilo “rosso” o animalo.
Allo strumento dai la benedizione e lo santifichi per mezzo della potenza del Serpente. Dillo.
Se stai benedicendo la corda allenta i suoi nodi e stringi ognuno di esso mentre dirigi in loro il potere del serpente,
nel nome della Madre delle Nove Pieghe.

Infine, avvolgi lo strumento per tre o nove volte, a seconda della sua grandezza, con la corda.
Se stai benedicendo la corda allora avvolgila su se stessa e fai un nodo di chiusura. Questo lega il potere.

Esprimi una dedica ispirata ai Veri Vecchi Poteri e alla Signora, sul compito dello strumento.
In questo modo hai realizzato la benedizione.

Mantieni gli strumenti appena benedetti lontano dall’uso mondano e da coloro che non sono della fede.

Robin Artisson

Originale: Hallowing the implements

Copyright © 2000 by Robinart Inc. – Tutti i diritti riservati
Proibita la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza autorizzazione scritta dell’ autore.

Traduzione e adattamento a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #21: Cambiare il Tempo, Scatenare la pioggia

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

Cambiare il Tempo

tempo

Sei nel Cerchio insieme a Bruane, egli ti guarda e dice “Le pioggie tardano ad arrivare. Gli abitanti di questa contea hanno bisogno di pioggia per assicurarsi un ricco raccolto. Noi della Buona Gente abbiamo da sempre avuto il compito di proteggere la fertilità e la fecondità della terra.

Con il potere, e con l’arte, noi possiamo condizionare le piogge; in realtà noi siamo parte della natura tanto quanto lo sono gli alberi e i fiumi o i venti, siamo parte della natura come lo sono gli Dei. Possiamo perciò influenzare le piogge facendo dei cambiamenti in noi stessi, proprio come lo fanno gli Dei. Gli occhi e la mente sono gli strumenti adatti ad ottenere dei cambiamenti in sé stessi.

All’interno del Cerchio, se propriamente lanciato, ogni azione ha potere. Sotto gli auspici della Signora e in una combinazione di emozione, simbolismo, direzione ed aspirazione, possiamo influenzare il tempo. Naturalmente devi credere in te stesso… Nulla puoi ottenere senza credere in ciò che fai… Non saresti nemmeno in grado di camminare se tu non credessi di poterlo fare. Perciò credi sempre in te stesso, nella tua arte e nella Signora”.

Chiude i suoi occhi, allunga le braccia e respira profondamente per alcuni istanti. Poi, con uno strano tono di voce, dice:

“Io ti chiamo, Vecchio Tasso,
Eternamente feroce, Per sempre protettivo,

Io chiamo il dolce odore
dei capelli rossi della Signora

E per mezzo d’essi chiamo la Più Alta…

Chiamo voi, Freddi Spiriti,
Venite, Sette Sorelle
Per mezzo di voi venga Lei,
M’dam Mam Hen-ooen
M’dam Mam Hen-ooen
M’dam Mam Hen-ooen
Madre della luce e dell’oscurità
Filatrice del Fato
Che fila il sentiero delle stelle
Intorno alla Stella Polare
Tessitrice delle Foreste e delle Acque
Grande Annis, io ti invoco…”

Mentre Bruane canta queste parole, una inquietante sensazione inizia a calare sulla radura. L’hai sempre percepita ma adesso s’è fatta più forte, ed è come se il mondo intero attorno si stesse “svegliando” e prendesse coscienza di ciò che accade qui.

Ad un tratto Bruane ti guarda e lo sguardo nei suoi occhi è come quello di un ubriaco o di chi sta sognando. Egli dice… “Sono le pioggie a cui noi aspiriamo… ed è l’amore delle nostre genti e il loro benessere che io invocherò per ottenere il potere. Nessuna emozione è più potente dell’amore. Dirigo la mia mente verso questa intenzione e non la lascerò vagare… e in ultimo…”

Immerge uno straccio in un secchio d’acqua e inizia a batterlo contro una roccia, sprizzando una piccola pioggia di gocce d’acqua su tutto il cerchio. Mentre batte lo straccio, e lo batte ancora, e ancora e ancora, grida:

“Batto questo straccio sulla roccia
Nel nome del Cornuto io sollevo la pioggia
Esso la invocherà fino all’ultima goccia

Batto questo straccio sulla roccia
Nel nome della Dama Bianca io sollevo la pioggia
Esso la invocherà fino all’ultima goccia

Batto questo straccio sulla roccia
Nel nome del Cornuto io sollevo la pioggia
Esso la invocherà fino all’ultima goccia.”

Infine immerge lo straccio un’ultima volta e, con un grido, lo lancia in aria. Tutto intorno a te cadono spruzzi d’acqua, seguiti dallo straccio. Come lo straccio cade al suolo l’inquietante sensazione di tensione svanisce dal Cerchio, e anche la strana presenza nei boschi attorno sembra dissolversi.

Bruane è chino su un ginocchio, i suoi occhi sono chiusi. Poi si alza, ti guarda e dice: “Tutto è compiuto. Per mezzo del potere della Signora le piogge non tarderanno a cadere. Tu, amico mio, hai imparato tutto ciò che dovevi qui. Fa’ ora ritorno ai crocicchi e visita il Bosco delle Tre Sorelle. Altre Genti ti attendono. Che la benedizione della Signora sia con te”.

Come ti giri per andartene, odi un lontano rombo di tuoni.

***

Robin Artisson

Articolo in lingua originale: Meadows of Elfhame – La Concrega: evocare la pioggia

Copyright © by Robin Artisson. – Tutti i diritti riservati
Proibita la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza autorizzazione scritta dell’ autore

Traduzione e adattamento a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #20: Terra Santificata

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

Terra Santificata

mondi

Bruane dice:

Dire che si “santifica la terra” è una definizione errata. La terra è già santificata per sua stessa natura, ma dedicare uno spazio di terra agli antichi poteri e invitarli a badare a ciò che succede al suo interno, è un atto di culto.
Sarebbe meglio trovare un luogo già definito dalla natura… oppure si può tracciare un cerchio”.

Bruane si posiziona a nord, facendo apparentemente riposare i suoi occhi, ma quando li riapre essi sembrano avere una qualità simile al sogno. Sparge un po’ di sale preso da un piccolo sacchetto legato alla cintura sulla terra davanti a lui, mentre dice

“Vecchio Nascosto, Oscura Regina della Brughiera e del Bosco, per mezzo del sale che questo luogo sia pulito da tutti i misfatti avvenuti prima”.
Lo ripete ad ognuna delle quattro direzioni, finché si ritrova ancora a nord.

Qualche istante dopo, Bruane conficca un palo di legno nel suolo e in esso lega una estremità della sua corda. Lega il manico del Coltello all’altra estremità della corda, poi, tenendo la corda tesa, con la lama del Coltello traccia un cerchio. La lama gratta appena il suolo.

Mentre traccia il cerchio sussurra:

“Evoco te, cerchio…
Sii tu un mondo in verità;
Testimone alla parola del Capro
Come dentro, così fuori,
Le quattro vie si incontrano per il mio sangue
Il sangue di un figlio della vera famiglia
Della Vecchia Fede.

Tu, cerchio, un Castello
I cui quattro venti girano attorno;
Il prato degli Antichi:
Sii benedetto e santificato
Dalla terra che sta sotto,
Per il Santo Nome della Saggezza,
Per il Santo Nome di Tubal Cain”.

Non spingere mai uno stumento di metallo o ferro nel suolo. Ti dice Bruane. Tale atto interferirà con il potere. Fai soltanto un solco con la lama del coltello, come fa un aratro.”

Poi rimuove il palo e lega di nuovo la corda intorno alla sua vita.
Il cerchio così tracciato misura nove piedi. Un sacro numero, davvero! Egli esclama. In ogni caso non lasciarti mai condizionare dalle misure appropriate o cose simili.
Una misura confortevole a te sarà benedetta dai poteri tanto quanto una di nove piedi.

Bruane conficca due paletti sul bordo a nord del cerchio, a circa tre piedi di distanza, formando qualcosa che sembra un passaggio di fronte al Bastone biforcuto. Usa tale passaggio per uscire dal cerchio e fa poi ritorno con un mucchiodi legna e l’esca per il fuoco.

Inizia poi ad ammucchiare la legna al centro del cerchio. Noti che getta un piccolo osso di animale al centro di esso.
Dopo averlo fatto produce con la legna un piccolo arco e per mezzo di una frizione accende una fiamma, che produce un piccolo fuoco.
Mentre sistema l’arco di legna, sussurra:

“Io ti do vita nel nome del Serpente della Saggezza,
Nel nome dell’Arciere, nel nome del Fabbro,
Nel nome del Maestro Saggio,
Innalzati fiamma, testimonia la mia Arte…”

Bruane osserva il fuoco per alcuni istanti, poi, rimanendo in piedi incrocia le braccia al suo petto, guardando verso nord. Rimane in contemplazione per alcuni momenti per poi dirigersi verso est, inchinandosi una volta, e dice “Luminoso e Saggio Maestro, Potente nell’Arte, Sii con me. Custodisci l’altare dei Tre Figli, davanti al Bosco del Mattino”.

Si dirige a sud e si inchina e dice “Daino e spirito veloce della Terra, sii con me. Custodisci la tua Strada, Robin, la Via per la Collina”.

Si dirige ad ovest, si inchina e dice “Vecchio Traghettatore celato, vieni attraverso il Fiume, e sii con me. Custodisci la Strada Fantasma”.

Infine si dirige a nord e si inchina al Bastone biforcuto, e dice “Grande Oscuro, Annis dal Pallido Volto, sii con me.
Custodisci la Via che corre da sotto, sotto i freddi venti del tuo Arco”.

Ritorna al centro e si posiziona davanti al Bastone che sembra avere acquisito un misterioso splendore, e resta in silenzio per alcuni istanti… poi, portando le mani sulla sua testa, dichiara:

“Vecchio Tubalo, portatore del Marchio Luminoso,
Il Marchio dell’osso di Rospo;
Cavaliere, Uomo dal Nero mantello, Arciere, Fabbro:
Maestro, vieni e apri le Vie della strega
E Santifica questo cerchio.
Dimora qui nella cavità del teschio,
E ascolta attentamente le nostre parole e il nostro volere.
Nel Nome della Dama Saggezza,
E dalla Brillante Parola segreta,
Sigillo il cerchio e così sia,
Per tre volte Tre, KA!”

Dopo un lungo istante Bruane ti guarda e dice “Questo è il Cerchio santificato”.

Robin Artisson

Originale: Hallowing the Ground

Copyright © 2000 by Robinart Inc. – Tutti i diritti riservati
Proibita la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza autorizzazione scritta dell’ autore.

Traduzione e adattamento a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #19: Sulla Magia

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

Sulla Magia
Un estratto dal sito Meadows of Elfhame di Robin Artisson

La Signora è la chiave di tutte le cose… ed è il potere dietro a quello che noi facciamo.
Imparerai su di Lei più avanti…
Tu parli di “magia” e “poteri”: è vero che alcune persone cercano l’appagamento per mezzo dell’esperienza mistica – e ciò è corretto purché non ci si dimentichi dell’obbligo del “coinvolgimento”, il primo compito del saggio. Non è abbastanza vedere la Signora, è meglio servirla e servire il Suo volere nell’essere coinvolti nell’umanità e nel processo del Fato. Il solo nome di tutti gli Dei è “Fato”.

Nel Fato ciò che prevale è il vero graal, il vero scopo… da ciò ne viene l’ispirazione e la morte è sconfitta. Non vi è fato tanto terribile che non possa essere superato – sia dalla vittoria letterale guadagnata per mezzo di azione e tempo, sia dalla vittoria più profonda dello spirito nel solitario combattimento del sé. Il Fato è la prova, il Pericoloso Castello in cui tutti ci incontriamo per vincere o morire… quindi, le genti dell’Antica Fede sono connesse col Destino – poiché l’umanità è più grande degli dei, sebbene non grande quanto la Dea, la Signora. Quando l’umanità trionfa, il Fato si ferma e gli dei vengono sconfitti – così adesso puoi comprendere il significato di “magia”.
Magia e religione sono degli aiuti per prevalere sul Fato, e il Fato è la culla che dondola lo spirito infantile.

Ora sai chi sono le “streghe”.

Effettuare minori forme di “magia” è una faccenda di rituale e simbolismo.. poiché la mente profonda parla in termini di simboli, non con le parole. Secondo la mia opinione non è ciò che si sa sul rituale e sul simbolismo che conta, bensì ciò che fondamentalmente si desidera dal rituale, senza badare alla forma che il rituale prende.
L’importante non è quale forma prende il rituale, ma quale forza invoca e condivide tra i partecipanti.

Quindi queste sono le cose essenziali che strutturano ogni rituale: Emozione, Simbolismo, Direzione ed Aspirazione.
I quattro poteri della causa e quello dell’Unità sono le basi per ogni rituale che andrà così a lavorare appropriatamente, ammesso che sia possibile fare uso di altri strumenti.
Gli altri ingredienti sono le persone coinvolte, e più importante, le forze Divine presenti, in forma fisica e compresa.

Articolo in lingua originale: Meadows of Elfhame – On Magic

Copyright © 2000 by Robinart Inc. – Tutti i diritti riservati
Proibita la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza autorizzazione scritta dell’ autore

Traduzione e adattamento a cura di Nera

L’Arte di Elfhame #18: Il Pasto Rosso

[“L’Arte di Elfhame” è una serie di articoli che esula dal Ricostruzionismo che solitamente caratterizza questo blog per concentrarsi sulla pratica e sul pensiero dell’autore Revivalista Robin Artisson. Non sono io il traduttore di questi articoli, ma Nera di Peste di Granfie. Per poterli riprodurre sul mio sito ho dovuto chiedere il permesso a lei, quindi se volete ripostare questi articoli su altre piattaforme blog o siti dovrete chiedere il permesso non a me ma direttamente a Nera.]

Il Pasto Rosso, o il “Sacramento del Pane e del Vino”
Il Rito dell’ Antica Comunione e del Sacrificio della Strega

coppa

Il Pasto Rosso, o Housle (“Eucaristia”), è il rito per eccellenza dell’Arte Tradizionale. Nella sua semplicità e potere rende l’essenza centrale dell’intera metafisica tradizionale: che il mondo visibile e il mondo invisibile sono Uno e per mezzo del Pasto stesso essi vengono mentalmente e fisicamente resi tali.

Il Pasto Rosso viene chiamato in questo modo in virtù del fatto che si credeva che i morti mangiassero “cibo rosso” – è da notare che presso i popoli del nord le Mele venivano considerate cibo per i morti, così come il melograno lo era per quelli del sud e il melograno, come alcune specie di mele, è un alimento di colore rosso – i semi commestibili all’interno del melograno sono color rosso sangue. Il rosso è il colore della forza vitale e la credenza che i morti mangiassero il melograno o “le mele della Dama Hel” nel Mondo di Sotto, porta a pensare che essi ricevessero così il nutrimento che li avrebbe rigenerati. Cibarsi del “Pasto Rosso” significa mettere te stesso, una persona viva sulla terra, nello stesso “spazio” in cui si trovano i morti sotto terra, e fonderti con la loro condizione di viventi nel Mondo di Sotto.

Il Pasto Rosso è, idealmente, rosso; ciò che intendo dire è che potresti provare ad usare del pane di segale e del vino rosso. Questo porta al simbolismo che ho menzionato prima, ma rappresenta anche il sacrificio di carne animale o umana sin da tempi antichi – il pane rosso rappresenta la carne fresca appena uccisa e il vino rosso rappresenta il sangue. Veri e propri sacrifici normalmente non avvengono più, per una serie di ragioni. Il potere del sacrificio viene pienamente diretto e invocato dal pane e dal vino simbolici, perciò uccidere è del tutto inutile; la realizzazione spirituale e il legame creati dal Pasto Rosso sono tanto forti quanto l’antico atto di sacrificare una vita.

Le forze del Mondo di Sotto o dell’Altro Mondo vengono invitate ad inviare i loro poteri nel corpo del Pane e dentro il liquido del Vino e quando essi vengono consumati, quel potere entra nelle persone che stanno partecipando a questo antico sacramento. Ciò è direttamente in linea con la logica dell’ antico sacrificio, per mezzo di cui il Dio o gli Dei venivano invitati a benedire gli animali che venivano offerti loro, macellati poi su un altare o in un luogo sacro e i cui corpi venivano successivamente arrostiti e condivisi al raduno, e il cui sangue veniva sparso sulla gente riunita e sull’altare. L’atto del sacrificio veniva chiamato “Blot” dagli heathens nordici e significa semplicemente “Sangue” – “benedizione” o “Bletsian” significava letteralmente “cospargere di sangue”. L’ Atto del Pasto Rosso, oggi, incorpora totalmente l’antico atto del sacrificio, e il corpo e il sangue, o il pane e il vino, vengono benedetti, divisi, condivisi e il vino viene usato per ungere il corpo e gli oggetti sacri o per consacrare un luogo. Poi, la porzione che non veniva mangiata o bevuta, veniva donata alla Terra – e questa porzione veniva assorbita nel Suolo, in direzione al Mondo di Sotto/Altro Mondo, e veniva consumata dai poteri a cui il Pasto Rosso era dedicato.

Quando questo avviene, i partecipanti vengono benedetti all’atto di assumere cibo e bevanda fisici nei loro corpi dal potere o dai poteri di esseri dell’ Altro Mondo, ma non solo: gli stessi esseri dell’ Altro Mondo “ne mangiano” una porzione, andando a creare un collegamento perfetto con i partecipanti umani – per la durata del Pasto Rosso, e persino in seguito, i partecipanti diventano letteralmente Uno con i poteri invisibili, per mezzo del pasto. Questo è il motivo per cui il Pasto Rosso è più che un atto a scopo di devozione – esso può esaltare e rendere più potente i lavori di stregoneria; dopo avere condiviso il Pasto con i poteri nel Mondo Invisibile, tu diventi Uno con essi, e i tuoi incantesimi o formule magiche diventano le loro parole e formule magiche.

Il pasto mostra una realtà spirituale, che avviene in tempo reale, benché espressa in tempo seriale – l’unione del visibile e dell’invisibile. Risveglia in modo cosciente i partecipanti alla realtà della loro unicità con l’invisibile, ed agisce come una canale diretto perché il potere entri in essi, ed il loro potere abbia quindi accesso all’invisibile. Il Pasto Rosso è un flusso reciproco; causa profonde trasformazioni spirituali e riafferma i legami e i vincoli con i Poteri spirituali che governano sulle Antiche Vie, e con i nostri antenati ed altri poteri che sono i nostri patroni nel mondo invisibile.

Ogni potere spirituale può essere invitato a benedire e condividere il Pasto Rosso con te – di solito lo si svolge per il Re Bianco o per la Strega Madre, o per entrambi, e in questo caso allora egli viene chiamato per benedire il pane ed ella per il vino. Se viene chiamato solo uno di loro, entrambi il pane e il vino vengono benedetti nel suo nome. Se invece vengono invitati i poteri ancestrali o la Pallida Gente, anch’essi possono benedire il pane e il vino – i nostri antenati della Germania chiamavano questa forma di sacrificio “Alfablot” o “Elf-blot” – Elf-blood, gli Elfi considerati alla stregua di Fate o Feeorin, o la gente del Sidhe nelle Sante colline. Gli Alfablot venivano persino effettuati su sepolcri, per nascondere il vero intento del sacrificio.

Qualunque potere può essere invitato: dalla Pallida Gente come una totalità, allo spirito in particolare di una persona morta, allo spirito dell’albero della Quercia in fronte a cui viene svolto il Pasto Rosso. Il tuo spirito familiare o Famiglio Animale, o il tuo Spirito Compagno possono essere invitati a benedire e condividere il Pasto Rosso, e l’unione creata con essi attraverso questo atto è davvero molto potente, e porta a un ulteriore incontro ed esperienza interna con essi. Il Pasto Rosso è prima di tutto un atto di culto e di sintonizzazione – ma come vedremo dopo, ha anche una sorta di utilizzo “pratico” nell’arte del lavorare il potere. I poteri locali della terra spesso vengono onorati per mezzo del Pasto Rosso, ed è un modo utile di guadagnare familiarità con essi, e guadagnare la loro fiducia, se essi sono amichevoli o desiderosi di dare fiducia.

Ricorda – per mezzo della tua mente e del tuo corpo, intento, parola e movimento, i poteri invisibili vengono invitati e indirizzati nel corpo del pane e del vino; il pane e il vino diventano perciò apparenza reale dei poteri, diventando veicolo della loro entrata nel mondo visibile e benedicendo le persone e la Terra; un perfetto cerchio che inizia e finisce nella Terra.

Sull’utilizzo della Campana

Come per molte chiamate o invocazioni ai poteri del mondo invisibile durante il Pasto Rosso viene usata una campana. Se non possiedi una campana puoi usare qualsiasi cosa che emetta un piacevole suono: un flauto, un corno, un tamburo o un forte battito di mani; ma l’uso della campana è parte della tradizione ed quello che mi è stato insegnato. Mentre espongo il segreto sull’utilizzo della campana per qualsiasi invocazione, tieni a mente che ciò si applica a qualunque espediente o azione che emette un piacevole, clamoroso o forte rumore.

Si dice che “La campana suona alle orecchie degli spiriti”. Questa affermazione potrebbe inizialmente sembrare un po’ strana, visto che gli spiriti non hanno orecchie come gli umani. Tuttavia, questa breve affermazione vuole comunicare qualcosa di diverso: il suono della campana che tintinna, e che lentamente scompare, raggiunge gli spiriti o gli esseri che si vuole invocare.

La campana “echeggia” sia in questo mondo che in quello invisivile. Quando suoni una campana durante il Pasto Rosso, prima delle invocazioni, o quando usi una campana in qualunque altro rito, devi essere consapevole del fatto che quando essa produce suono ed eco il suono lentamente svanisce e viaggia verso le “orecchie” degli spiriti che stai chiamando – sii consapevole di questo dentro di te: visualizza (senza vedere niente) il “potere” del suono che “svanisce”, e sappi anche che esso “viene assorbito” nel mondo invisibile, e suona anche là, viaggiando sul sentiero verso la consapevolezza del potere spirituale che stai chiamando. La campana suona, e il suono che svanisce è il “ponte” fisico che porta la tua invocazione e il tuo volere all’attenzione dello spirito.

Naturalmente anche solo le parole possono fare ciò, non hai necessariamente bisogno di qualcosa che produca un suono, ma è meglio, è più forte, se ne hai uno. Alcune persone battono (con un piede) sul terreno o sul pavimento per tre volte prima del Pasto Rosso (o qualunque rito) per “ottenere l’attenzione” degli spiriti. Quella è una variante della tecnica con la campana di cui ho discusso qui. Presto discuteremo a riguardo delle invocazioni verbali, ma bisognerebbe menzionare che la campana (o un corno, o un flauto o qualcos’altro) può essere usata come una potente forma di “invocazione senza l’utilizzo della parola” – se la tua mente e il tuo cuore sono fermamente focalizzati sui poteri che desideri contattare, il suono della campana svanisce e vola verso la loro consapevolezza e può realmente “invocarli” abbastanza bene. E’ semplicemente una tecnica più avanzata, e anche organicamente semplice. Alla fine, una invocazione è: risvegliare l’attenzione dei poteri onniscienti dell’altro mondo. Se il suono di una campana (o altro) può farti sentire di avere ottenuto la loro attenzione, allora l’invocazione ha avuto successo.

Il Pasto

Ora mostrerò i passaggi e la struttura di base del Pasto Rosso.

Il Pasto Rosso viene svolto preferibilmente all’aperto e nei pressi di un luogo di potere, meglio se in fronte a un enorme vecchio Albero di qualunque genere, magari uno con grandi radici. Se invece dovrai svolgerlo in un luogo chiuso va comunque bene, ma la fine del rito richiede la donazione del Pasto alla terra, perciò a quel punto dovrai uscire subito o più tardi, dopo che il rito è finito, per depositare le offerte sulla terra oppure in un corso d’acqua.

1. Cammina in senso antiorario formando un cerchio intorno al luogo dove eseguirai il Pasto Rosso. Ciò rappresenta l'”opposto” o l’atto di intraprendere il sentiero della via sinistra verso il mondo di sotto, nel NonMondo della connessione spirituale e potenziale.

2. Chiedi al grande Maestro Bicorne e al Padre delle Streghe di benedire un piccolo vaso oppure una ciotola di acqua, di renderla “piena di grazia e un sentiero verso i poteri invisibili” e poi inumidisciti con l’acqua e, sempre in senso antiorario, spruzzala intorno alla zona dove si effettua il rito. Poi accendi una torcia o una candela o un fuoco, chiedendo alla Presenza Segreta e Madre delle Streghe di renderla “una poderosa torcia e una luce verso ciò che è visibile e invisibile e una grande porta verso l’altro lato”.

Puoi risvegliare qualunque di questi poteri nella tua psiche focalizzandoti internamente su un bellissimo giovane uomo con corna e occhi da caprone, che cammina verso di te ed emette luce dai suoi occhi e che si trasforma in serpente (il Maestro Puck o Buccos, il Padre delle Streghe), o focalizzando una grande, bianca “forza Divina” all’interno della natura che è antica, offuscata, profonda e penetrante (per il Maestro Bicorne, Vindonus), oppure focalizzare l’attenzione sul fuoco stesso immaginandolo situato all’interno di un luogo sacro (in tutte le forme, alberi, animali, gente, elementi) o come uno spirito femminile avvenente e seduttivo, qualcosa di simile a un felino (per la segreta Presenza o Hyldor) o ancora focalizzare la tua attenzione su un grande vuoto oscuro nel cuore di ogni cosa, da cui tutto sorge e viene mantenuto in ogni momento, e sentendo questo vuoto oscuro che dimora nella terra, nel cielo e nelle acque e in tutte le cose – e sentendolo come una forza severa e materna – la Madre Strega o la Vecchia Fato. Entrambe le figure “maschili” possono benedire l’acqua, ed entrambe quelle “femminili” possono benedire il fuoco – o entrambe possono essere chiamate a fare entrambe le cose.

3. Suona la campana – falla suonare per le orecchie dei poteri con cui stai condividendo il Pasto Rosso. Se è questa l’unica invocazione di cui hai bisogno, allora puoi continuare. Altrimenti, invocali facendo uso delle tue parole, o con qualcuna delle tecniche di invocazione che ti proporrò in seguito.

4. Pronuncia la benedizione per il pane, con la tua mano sinistra sopra di esso:

“Qui vi è il pane, la vita della Terra,
Benedetto per darci vita e forza.
Lo consacro nel nome di _________
Con la mia mano sinistra lo benedico
Con la mia mano sinistra mi cibo di esso”.

5. Suona ancora la campana (non è necessario invocare nuovamente se lo hai già fatto) e mentre innalzi la coppa pronuncia, per il Vino:

“Qui vi è il vino, che riempie la coppa di abbondanza
Lo consacro nel nome di _________
Con la mia mano sinistra lo innalzo,
Con la mia mano sinistra lo berrò”.

Tieni la tazza ancora con la mano sinistra, portala vicino alle tue labbra e pronuncia:

“Bevo il contenuto di questa coppa nel nome della mia Signora: Ella mi riporterà a casa”.

Poi bevine un po’. Tutti quelli che condividono la coppa devono ripetere la frase e stringere la tazza con la mano sinistra, prima di bere.

Dopo che tu (o tutti i convenuti) hai bevuto dalla coppa, ognuno deve mangiare un pezzo del pane – spezzettato o tagliato in pezzi sufficienti per tutti. Mentre porti il pezzo di pane, tenendolo con la mano sinistra, alle tue labbra, dovresti dire:

“Mangio questo pane nel nome sconosciuto, per timore, cura e desiderio di Egli”.

Poi mangia.

Il resto del vino andrebbe versato nella stessa coppa o piatto che contiene i resti del pane; pane e vino vanno mischiati insieme, ed ogni persona che partecipa al raduno dovrebbe immergere il proprio dito mentre si mischia il tutto, e inumidirsi poi la bocca. Se l’area in cui viene svolto il Pasto Rosso ha bisogno di essere consacrata o benedetta, il vino all’interno della coppa può essere spruzzato intorno ad essa, ed altri oggetti possono essere altrettanto benedetti con lo stesso spruzzo.

Fatto questo la coppa con ciò che resta del pane e del vino dovrebbe essere tenuta in mano dalla persona che ha condotto il Pasto Rosso. Egli o ella pronuncia la Dichiarazione di Donazione:

Così come qualcosa è stato preso, così questo viene dato
Dai figli e dalle figlie della famiglia dell’Antica Fede
Lo dono alla Terra (1)
Lo dono alla Pallida Gente di sotto (2)
Così che il sopra e il sotto diventino una cosa sola (3)
Perché ciò che è stato preso è davvero stato dato
E ciò che è stato dato è davvero stato preso
Il giorno e la notte si sono sposati
Così come il vivo e il morto.
Qui si mostra un mistero”.

Note:

1. Se sei all’interno, dì “lo dono alla terra”, e dopo il rito lo porti fuori. Se sei all’esterno su un campo o un terreno, dì “lo dono alla terra” o “lo dono al suolo”. Se sei davanti a un vecchio albero di Quercia allora dì: “lo dono alle radici” o “lo dono all’albero”; se sei vicino a un corso d’ acqua dì “lo dono al flusso” o “lo dono al lago”, o qualcosa del genere. Se stai facendo un’offerta vicino a una pietra, come una antica pietra eretta, o una pietra da offerta, dì “lo dono alla pietra”… usa un po’ di intuito qui. Non importa come, ma i resti del Pasto Rosso DEVONO raggiungere la terra, il Suolo, o l’acqua, in qualche modo. Così è come essi “Passeranno sotto e dentro” per raggiungere i poteri e “completare il cerchio” del pasto. Questo è un ponte che porta al Mondo di Sotto.

2. La dichiarazione standard dice “Lo dono alla Pallida Gente di sotto” – ma se lo desideri, puoi affermare di stare donandolo a qualsiasi altro potere – se il Pasto Rosso è stato svolto per un parente defunto, puoi dire che lo doni a quella persona; se è stato svolto per devozione al Bianco Signore di Elfhame, puoi dire “Lo dono al Signore Vindonus” o “Lo dono all’Antico”; può essere donato a qualunque potere – “Lo dono al mio spirito famiglio” è un’altra opzione. Ma ricorda, anche se hai svolto il Pasto Rosso per un parente o per un certo potere o poteri, puoi ancora dire “Lo dono alla Pallida Gente di sotto” – si tratta solo di agire per un proprio sentire, o per come ti vuoi sentire.

3. La “richiesta” standard per il pasto è che i poteri dell’Invisibile ti rendano completo – che il “sopra e il sotto”, o, in altre parole, “Questo mondo e il mondo invisibile” diventino uno – il messaggio di base del Pasto Rosso. Comunque, questo Pasto può essere svolto anche per scopi specifici che vanno al di là di questo, e rendere questa offerta una forma di magia. Per fare un esempio, immagina di avere svolto il Pasto Rosso fuori, di fronte a un albero di Quercia, in dono al Re Bianco Bicorne specificatamente, perché ti invii un sogno come guida, per aiutarti in una difficile situazione. Puoi dire, nella dichiarazione: “Così come qualcosa viene preso, così ciò viene dato, da questo figlio della famiglia della Antica Fede… Lo dono alla Radici di questo albero, lo dono al Cornuto Maestro, che mi invii sogni che mi guidino, in tempo di bisogno… perché ciò che è stato preso è realmente stato dato”, etc. Ma la “forma standard” del Pasto Rosso richiede meramente che il sopra e il sotto vengano resi uno.

Dopo avere fatto la dichiarazione, la coppa o il piatto contenenti ciò che resta del pane e del vino mischiati viene sparso sulla terra o sulle radici, o su una roccia, o versato nell’acqua, ovunque. Questa è la fine del Rito.

Robin Artisson

Articolo Originale: The Red Meal

Copyright © Robin Artisson. Tutti i diritti riservati.
Vietata la riproduzione totale o parziale dell’ opera senza autorizzazione scritta da parte dell’ autore.

Traduzione e adattamento a cura di Nera